La muffa sopravvive alle radiazioni ionizzanti sulla ISS

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Una ricerca proveniente dall’American Geophysical Union e presentata il 27 giugno all’Astrobiology Science Conference rivela che le comuni muffe presenti sulla stazione spaziale internazionale hanno dimostrato una straordinaria resilienza, infatti la muffa sopravvive alle radiazioni ultraviolette ma anche alle temperature estreme, agli agenti chimici e alla mancanza di acqua. In particolare le spore dei due più comuni tipi di muffa (aspergillus e penicillium) sono sopravvissute ad un’esposizione a una quantità di raggi X duecento volte superiore alla dose letale per un essere umano. Lo ha raccontato la microbiologa Marta Cortesao del German Aerospace Center di Colonia che ha presentato la nuova ricerca alla suddetta conferenza che si è tenuta a Bellevue una cittadina vicino Seattle. Questi due tipi di muffa non sono particolarmente pericolosi per la salute ma se inalate in grandi quantità possono causare problemi a persone con un sistema immunitario indebolito (una condizione non insolita per un fisico stressato da lunghe permanenze nello spazio) , quindi la lotta contro la muffa rappresenta una irrinunciabile necessità per gli astronauti in orbita che richiede loro ore di lavoro passate a pulire l’interno della ISS ogni settimana.



La muffa ha dimostrato di essere talmente resistente da sopravvivere persino sui muri esterni della stazione. Dunque ora sappiamo che quando ci prepariamo per un lungo viaggio spaziale dobbiamo aspettarci di avere le muffe con noi per tutto il viaggio, visto che la muffa sopravvive alle radiazioni dello spazio molto meglio di noi, e dobbiamo tenerne conto. I ricercatori fanno però notare che le muffe non sono sempre dannose e che questa scoperta apre interessanti prospettive per i lunghi viaggi spaziali. Le cellule delle muffe sono molto più simili a quelle umane di qualsiasi batterio e potrebbero essere usate come “fabbriche biologiche” per un’ampia varietà di molecole utili agli astronauti, dispongono infatti di strutture interne complesse, proprio come le nostre, con il necessario per costruire polimeri, cibo, vitamine ed altre molecole.

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Roberto Todini

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