La musica fugge sempre: Victor de Sabata

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Nativo di Trieste, Victor de Sabata (1892-1967) si staglia quale personalità tagliente e incisiva nell’alveo del panorama direttoriale. A partire della sua fisicità che esprime la tempra e il piglio di un uomo che ha piena consapevolezza del suo carisma. Occhi cerulei vigili, voce a tratti secca e a tratti dolce, l’arcata delle braccia che dispiega un abbraccio interpretativo, incarnato chiaro.

Fin dai primi studi si rivelò dotato di peculiari attitudini e poliedricità, sia nell’ambito compositivo che espressivo. Un animo appassionato, “fame di musica” fisica e spirituale. Sabata concepisce l’artista come un eroe, un creatore dell’assoluto, ma nell’accostarsi agli spartiti non rivela altezzosità, solo amore, tensione e desiderio intellettuale. Una continua ricerca e volontà di dare risposte che trascendano l’unica esecuzione, un relativismo nell’intendere il sacro lavoro del direttore d’orchestra.

Sabata

La musica fugge sempre
Tutto muta. Secondo Sabata non è dato sapere come verrà eseguito Mozart o Verdi l’indomani, perché l’immutabilità non esiste nell’azione direttoriale. Egli ricorda le parole di Toscanini al riguardo:
Non sono mai stato un giorno uguale al giorno precedente; me ne accorgevo io anche se gli altri non se ne accorgevano.

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Sabata rompe schemi consolidati poiché è consapevole che la complessità artistica e psicologica non possa essere eseguita attraverso itinerari reiterati. Affinché la poetica si rivelasse in tutte le sue sfumature, era necessario porsi in nuove angolazioni sottolineando virtuosismi, timbri, dando luogo al “sinfonismo operistico”. Sabata usa il potere dell’immaginazione, della fantasia senza limiti e dà forma all’effetto narrativo e storicizzante di un dramma musicale.

Il suo “Tristano e Isotta” (Wagner) serba l’ardore e incanto contemplando ogni aspetto della vicenda; anche nel “Pellèas et Mèlisande” si riflette una poetica dell’impalpabile che va oltre la mera esecuzione scolastica dell’opera, ma che intende affermare una ricerca strenua del possibile. Crisi nell’approcciarsi al repertorio verdiano, accolto nella complessità introspettiva del Macbeth e dell’Otello, rimasti unici nell’esecuzione di Sabata.

Sabata rimane un interprete senza eguali nella sua accezione che reputa il sinfonismo la nuova frontiera stilistica direttoriale, provocando ammirazione e discussione nell’opinione pubblica.

Costanza Marana

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