La ‘ndrangheta esiste ma ha paura del bello

La ‘ndrangheta esiste. Ha un nome che è ben noto, ha una storia e si mostra sempre con il suo volto che è quello della violenza. Nella giornata di ieri, a Siderno (un comune situato sul lato jonico in provincia di Reggio Calabria) l’ennesimo vile attacco. Dopo quasi tre anni di gestione commissariale a causa di infiltrazioni della criminalità organizzata, lo scorso 18 ottobre la cittadina ha finalmente riavuto un nuovo sindaco democraticamente eletto, la dott.ssa Mariateresa Fragomeni. La nuova amministrazione comunale ha subito, nel poco tempo di esercizio, un’escalation di attentati di grave portata: il 5 novembre sono state incendiate due macchine al consigliere comunale di minoranza Domenico Catalano, l’11 novembre è stato trovato un proiettile inesploso sulla finestra dell’ufficio elettorale in municipio ed il 15 novembre sono stati bruciati due mezzi di proprietà del comune.

Attacchi del genere hanno uno scopo ben preciso e consolidato, la ricerca del consenso. Per la mafia il consenso è tutto ed utilizza diversi modi per accaparrarselo. Tra questi il denaro e la coercizione sono risultati sempre i più efficaci. Ha un immenso capitale da sfruttare e reinvestire grazie soprattutto al narcotraffico (il basso numero di collaboratori di giustizia ha permesso alla ‘ndrangheta di diventare un’ ”affidabile” cartello della droga internazionale). La coercizione fisica e psicologia che impone alla società è invece il sintomo della propria densità in un dato territorio. Incendi, estorsioni e favoreggiamenti sono il pane della manovalanza mafiosa. Quest’ultima è essenziale per garantire proselitismo e garantire i cambi generazionali. Molti sono i giovani che invaghiti dai falsi miti e dal potere non fanno che riempire le fila della malavita.

Bisogna però fare le giuste e dovute distinzioni. Non tutti si uniscono alla ‘ndrangheta per la sete di potere o per “diventare qualcuno”. In soldoni, non funziona come le fiction spesso ci raccontano. La mafia è vero che ha sete di consenso ma si nutre di sottocultura, di povertà e dei bisogni degli altri. Non è un caso che “la mafia è forte dove lo Stato è debole”. Il contrasto alla criminalità organizzata deve passare dalla cultura del bello. Sono importantissime le varie operazioni mosse dalle forze dell’ordine, ma da sole non sono in grado di estirpare questo profondo male che attanaglia l’Italia intera. Diventa perciò essenziale il lavoro di tutta la società civile che è la sola a poter promuovere l’emancipazione dell’intero Paese. Negare il consenso è possibile, ma solo attraverso la cultura, la cura del bene comune e la ricerca del bello. Perché la ‘ndrangheta esiste.

Francesco Villì

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