“La notte del giudizio”. Il film avrebbe ispirato gli omicidi di Jonathan Cruz

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In questi ultimi mesi si è parlato molto di “Emulazione” e di “Idoli sbagliati”. Mentre in Italia si discute sui problemi causati da serie Tv come “Gomorra” e “Romanzo Criminale”, dell’impatto sulla società, dei nuovi “Eroi” imitati dai giovanissimi, in America un nuovo caso di triplo omicidio ha sconvolto una piccola cittadina dell’Indiana.

Si tratta del caso “Jonathan Cruz”.  Nelle notti tra il 12 e il 15 Maggio 2016, Cruz avrebbe sequestrato e ucciso tre persone. La notte del 16 Maggio è stato arrestato con l’accusa di triplo omicidio e sequestro di persona. Cruz ha dichiarato, durante l’interrogatorio di essersi ispirato ai due film diretti da James De Monaco “La notte del giudizio” e il suo sequel “Anarchia – La notte del giudizio”.

Per farci un’idea dobbiamo concentrarci sulla trama dei due film e cercare di capire se, come dicono in molti, certe pellicole possono essere un pericolo, se messe a disposizione di individui mentalmente instabili, o se i film, sono in realtà l’ultimo problema di una società ormai in declino perenne, nonostante gli enormi progressi nel campo neuroscientifico e psichiatrico.

Ricordiamo che ne“La notte del giudizio“, il governo americano per mantenere i tassi di criminalità e disoccupazione bassi fissa 12 ore l’anno, in cui ogni attività criminale, incluso l’omicidio, diviene legale.

La “Universal” per rispetto delle vittime ha deciso di ritardare l’uscita del terzo capitolo dell saga, ” La notte del giudizio – Election year”, prevista in Italia per il 28 Luglio.

Come spesso accade in questi casi, il mondo si divide in due. Alcuni urlano “Basta!” alla proiezione di certe pellicole, responsabili (secondo alcuni) di avere creato già in passato, problematiche simili. In molti ricorderanno la strage di Denver o altri svariati episodi di stragi e omicidi, causati (a detta di molti) da una sbagliata interpretazione di un testo di una canzone o della errata percezione di un dialogo cinematografico.

Dall’altra parte, troviamo un pubblico di “difensori” che trovano ridicolo accanirsi contro un film, affermando che censurare un film diventerebbe utile solo se si censurassero anche telegiornali, videogames e altri tipi di programmi dove la violenza è all’ordine del giorno.

Per alcuni psicologi, dialoghi come quelli trovati ne “Il cavaliere oscuro” interpretati da un Joker fin troppo realistico, o testi di alcune band giudicate “estreme” (come accadde per Marylin Manson), potrebbero in qualche modo sconvolgere delle menti già predisposte a commettere determinati atti.

Ci troviamo, quindi, di fronte l’ennesimo caso di “Emulazione sbagliata”, dove l’interpretazione malsana di una pellicola, ha creato dei mostri. Ma questi mostri erano già in crescita? Ecco la domanda da porsi.

Lo sbaglio comune che vediamo ripetersi da tempo, è quello di concentrare l’attenzione sul tema trattato nelle pellicole, senza guardare il quadro generale.

L’omicidio è un crimine esistito da sempre; passando attraverso tutta l’evoluzione, l’uomo e la pazzìa, sono andati a braccetto. I motivi? Molteplici. L’unico tema concreto è quello della ripetizione.

“Bullismo”, “Cyberbullismo”, “Knockout game” e molti altri nomi sono stati dati a quelle tendenze malsane che nel tempo hanno afflitto tutte le società del mondo.

L’individualismo, il materialismo, un continuo inculcare princìpi sbagliati alle persone attraverso un martellamento costante di messaggi subliminali sbagliati, hanno portato ad una società “tesa e nervosa”. Non si può negare che l’utilizzo di psicofarmaci sia aumentato esponenzialmente negli ultimi trent’anni. Si parla di vita migliore e di progresso, ma il fatto che un bambino faccia uso di psicofarmaci all’età di sette anni è un dato allarmante. Sicuramente, molto più allarmante di un film violento.

Invece di concentrarsi sui “moralismi d’accatto“, amici, parenti e anche psicologi, dovrebbero esaminare la vita di questo tipo di persone, osservarne lo stile di vita, i disagi interiori e semplicemente parlare con loro. Troppo concentrati ognuno su se stesso, gli esseri umani sono diventati degli automi indifferenti. Quindi, perchè meravigliarsi se uno di questi automi impazzisce?

In fondo, in una società fatta di “umanoidi” e non di umani, si deve tener conto anche che una macchina possa fare cilecca.

Tornare ad essere umani è fondamentale per evitare episodi come quello di “Jonathan Cruz“. Quindi, si al cinema, no all’indifferenza. Tornare ad essere semplicemente umani ed evitare i moralismi, sarà la cura per tutti i mali.

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