La parola “razza” sparirà dalla Costituzione tedesca

La parola “razza” sparirà dalla costituzione tedesca. Lo hanno concordato Angela Merkel, il vicecancelliere Olaf Scholz e il ministro dell’Interno Horst Seehofer, secondo la Sueddeutsche Zeitung, che lo scrive in prima pagina. L’iniziativa si deve a una proposta dei Verdi, inizialmente rigettata.

Germania: la parola razza sparirà dalla Costituzione tedesca

“Sì alla protezione contro il razzismo”, ma il genoma umano non può venire definito in “razze”. Afferma il governo di Angela Merkel, seguendo una proposta dei Verdi. Ora verrà scritto un disegno di legge ad hoc.

Nell’articolo 3, che sancisce l’uguaglianza davanti alla legge, si legge che

“Tutti gli uomini sono uguali di fronte alla legge. Gli uomini e le donne sono equiparati nei loro diritti. Lo Stato promuove la effettiva attuazione della equiparazione di donne e uomini e agisce per l’eliminazione delle situazioni esistenti di svantaggio. Nessuno può essere discriminato o favorito per il suo sesso, per la sua nascita, per la sua razza, per la sua lingua, per la sua nazionalità o provenienza, per la sua fede, per le sue opinioni religiose o politiche. Nessuno può essere discriminato a causa di un suo handicap.”

Tuttavia, il concetto di “razza” oggi appare “scientificamente inadeguato”. Il termine “razza” venne inserito nella Costituzione nel 1949 con funzione di protezione.

Ecco perché la parola razza sparirà dalla costituzione tedesca. Ad oggi non si sa ancora come lo sostituiranno.

Resterà, invece, la protezione dal razzismo.

Il governo Merkel starebbe preparando un disegno di legge per togliere il termine dalla Carta fondamentale. Secondo i Verdi si tratterebbe, infatti, di “un concetto avvelenato, che esprime ingiustizia ed esclusione”.

Un altro progetto importante per il ministro della Giustizia tedesco, Christine Lambrecht, dopo la decisione di scrivere la recente legge sul fallimento tutta declinata nel genere femminile.

Ne consegue il plauso di ebrei, musulmani, sinti e rom. Ma anche da parte della Conferenza Federale delle Organizzazioni dei Migranti.




Il termine razza non è scientifico

L’idea che la specie umana sia divisa in razze – intese come gruppi all’interno della nostra specie – ciascuno caratterizzato da tratti fisici e comportamentali ben definiti è nata per necessità politiche nel mondo postcoloniale. È da sempre discussa in ogni disciplina e costantemente sottoposta all’indagine della scienza, ma non è mai stata in alcun modo dimostrata con strumenti scientifici.

Il termine razza non è scientifico. Le civiltà, infatti, non sono strutture chiuse e isolate.

Richard Lewontin fu il primo genetista a smentire senza ombra di dubbio il mito dell’esistenza di differenti razze umane. Quando gli chiesero se lui credesse nella razza, si toccò la testa e la sua risposta fu:

“Certo, le razze esistono. Sono tutte quante qui”.

Oggi conosciamo bene il nostro Dna. Abbastanza da renderci conto che le nostre differenze, in termini genetici, non sono nient’altro che sfumature. A separarci dagli altri esseri umani c’è una percentuale minima del genoma: in media, ogni uomo è biochimicamente simile a ogni altro uomo sul pianeta per il 99,5%. Una percentuale variabile secondo la distanza.

Inoltre, come sottolinea il genetista Luca Cavalli-Sforza, “ogni popolazione mantiene al suo interno quasi il 90% della variabilità genetica (cioè tutte le varianti dei diversi geni) della nostra specie”.

Stabilire dei confini è un esercizio inutile. Come scriveva Albert Einstein

“Io appartengo all’unica razza che conosco, quella umana.”




Oltrepassare una linea molto sottile… e rischiosa

Quella tedesca è una riforma costituzionale molto interessante, dalle intenzioni certamente lodevoli.

Ma la linea che si vuole oltrepassare è davvero molto sottile.

Il problema è non ledere il diritto ad essere tutelati dalle discriminazioni.

Non indebolire, in nome di un certo garantismo linguistico, un elemento fondamentale per contenere il dilagare del razzismo nel Paese.

Del resto, è vero che la protezione dal razzismo resta, ma

“Non è facile garantire la stessa protezione che richiede l’Articolo 3 eliminando la parola razza”, come dichiara Michael Griesbeck, portavoce del ministero degli Interni incaricato di redigere il progetto di modifica della legge.

Definizioni come “origine etnica”, ad esempio, non sarebbero in alcun modo sufficienti.

Citando Che Guevara

“Fino a quando il colore della pelle non sarà considerato come il colore degli occhi, noi continueremo a lottare.”

Giulia Chiapperini 

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