La paura. Un meccanismo innato e necessario alla sopravvivenza

C'è chi se ne vergogna e chi finge di non averne. Eppure la paura è un elemento fondamentale per la salvaguardia di se stessi e dell'intera specie

Importante è concepire la paura come un'emozione adattiva e non lasciarsi travolgere da essa
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In questo triste e singolare momento storico, ci troviamo ad affrontare sentimenti che credevamo estinti. Quel senso di impotenza che pervade il nostro intimo fa riaffiorare paure ancestrali che provocano in tutti noi sgradevoli stati d’angoscia. Il terrore del contagio, le ipocondrie che dilagano, l’isolamento forzato e anche il timore dell’estinzione, ci porta a dissimulare l’emozione ricorrendo a molteplici palliativi. C’è chi canta, chi dice: “ma non è nulla, tranquilli, ora passa ” e chi invece non proferisce parola, ma intanto dentro muore pian piano.
Eppure la paura è nostra alleata – soprattutto in casi come questo – è una risorsa, stimola la prudenza e la solidarietà

Questa emozione rappresenta un meccanismo di difesa nei confronti dei pericoli

Tale impulso è presente in noi fin dalla nascita – al pari di rabbia, tristezza, sorpresa o gioia – e ci permette di adattarci all’ambiente circostante favorendo la sopravvivenza sia individuale che sociale.
Si attiva quando i sensi percepiscono uno stimolo potenzialmente dannoso per l’organismo. Tuttavia la reazione varia da soggetto a soggetto: talora si fugge, altre si attacca, altre si evita e altre ancora ci si blocca. In quest’ultimo caso bisogna prestare bene attenzione, poiché la paura può sfociare in una forma che non ha più nulla di utile, come la fobia.

La differenza tra paura e fobia

La fobia ha uno stampo patologico e si riconosce proprio dalla reazione allo stimolo.
In questo caso tale reazione è inappropriata, eccessiva, a volte anche solo immaginata e priva di una reale minaccia. L’ossessione diventa il mezzo prediletto da questo meccanismo compulsivo ed è capace di sfociare in atteggiamenti dannosi per se stessi e per l’ambiente che ci circonda.

Le paure innate e le paure apprese

La psicologia differenzia due generi di paure non dannose: quelle innate e quelle apprese.
Nel primo caso queste sono scatenate da fenomeni, eventi o persone sconosciute. Tutto ciò che, a livello inconscio, consideriamo un pericolo poiché ignoto, non qualificabile nello spettro delle nostre cognizioni.

Nel secondo caso invece, per paure apprese intendiamo tutto ciò che esula dal soggetto e dalla propria sopravvivenza, la natura di queste perciò è variegata e indefinibile. Possiamo però asserire che, in linea di massima, derivano dalla reazione a stimoli esterni dolorosi. Sono esperienze che apprendiamo con il tempo e che poi utilizziamo al fine di evitare rischi che possano compromettere la nostra incolumità. Qualunque oggetto che abbia arrecato un danno reale o supposto, può diventare una fonte di paura.

Lo scopo sociale

La paura ha anche uno scopo sociale (oltre che individuale)  poiché in tutti noi è innato l’istinto di sopravvivenza della specie. La reazione emotiva che ne deriva funge da allarme verso tutti i propri simili potenzialmente in pericolo. Inoltre è un’occasione di crescita, stimola la memoria e l’apprendimento delle esperienze affinché un rischio non si ripeta.

Importante è concepire la paura come un’emozione adattiva e non lasciarsi travolgere da essa

La paura è un istinto positivo e utile alla sopravvivenza, ma bisogna saperla canalizzare nella giusta maniera.

Al contrario, il rischio è quello del comune paradosso della: paura di avere paura. In questo caso subentrano fobie, ossessioni e anche pericolose rimozioni che sfociano in stati d’ansia capaci di bloccare e inibire la persona alla partecipazione sociale.

Sappiamo bene tutti invece che, soprattutto in un periodo come questo, la solidarietà è un fattore essenziale. La paura deve spronarci all’aiuto di chi, in difficoltà, non è in grado di superare da solo il momento di “pestilenza” che stiamo vivendo. Perché non siamo mica Opossum! Non possiamo difenderci come fanno loro, bloccarci e immobili far finta di essere già morti. Siamo ancora vivi e facciamo parte di un’umanità che ha bisogno di sostegno e tenacia.

Dunque, con la dovuta prudenza e tutta l’empatia necessaria, lottiamo affinché la nostra paura sia lo stimolo più forte verso un ritrovato senso di unione… Forse in passato troppo spesso trascurato.

Sabrina Casani

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