La pedagogia cristiana dei santi Agostino e Tommaso tra educazione e redenzione

Sant’Agostino (354 – 430), ritenuto il massimo esponente della pedagogia del Cristianesimo antico. San Tommaso d’Aquino (1225 – 1274), uno dei più importanti rappresentanti della Scolastica, nonché punto di incontro tra filosofia classica e cristianità.

Agostino tra mondo classico e mondo cristiano

Sant’Agostino è considerato un mediatore fra cultura classica e cultura cristiana, in quanto si occupò di definire quale fosse il ruolo del bagaglio culturale pagano all’interno della formazione cristiana. In particolar modo, egli riconosceva la “bontà” dei modelli educativi e culturali del mondo classico: a patto che fossero osservati secondo la prospettiva del pensiero cristiano, essi potevano divenire fonti di preziose risorse.



La pedagogia agostiniana

Il modello pedagogico del santo poneva al centro la trasformazione dell’uomo vecchio in uomo nuovo. Tale trasformazione avviene mediante l’educazione cristiana, il cui obiettivo ultimo è la salvezza dell’anima. Cristo diventa il modello da emulare per raggiungere questo alto traguardo spirituale.

In linea con il modus operandi  della nuova pedagogia cristiana, vividamente interessata al mondo dell’infanzia e all’educazione dei più piccoli, Sant’Agostino era particolarmente attento ai fanciulli.

Egli riteneva che il bambino fosse vittima del peccato originale e che, di conseguenza, l’istruzione cristiana risultasse necessaria sin dai suoi primi anni di vita. Il filosofo considerava l’infanzia come una delle diverse fasi della crescita umana – macchiata dunque dal peccato e tendente ad allontanarsi dal bene – e non come una condizione di purezza. Da ciò consegue che l’educazione va pensata per il bambino come per giovani e adulti e deve puntare all’insegnamento del controllo delle passioni (che possono dare origine al male).



Secondo l’ideologia agostiniana, è Dio l’unico vero maestro

La funzione pedagogico-didattica degli insegnanti è quindi posta in secondo piano, in quanto l’insegnamento mira a far raggiungere la verità, la quale proviene da Dio. Perciò, un bravo maestro non deve imporre dall’esterno l’apprendimento di specifici concetti, ma deve aiutare l’allievo a trovare la verità che è dentro di sé. Infatti, secondo Agostino tale verità sta proprio all’interno dell’uomo: essa non può essere consegnata dagli insegnanti, ma viene cercata e scoperta dagli alunni sotto la guida dei loro formatori, i quali offrono stimoli e indicazioni. In tal modo l’educazione diventa autoeducazione; in questo processo è proprio Dio, vero maestro, a parlare e agire dall’interno dello studente.

Tommaso: un aristotelico cristiano

Avendo aderito all’aristotelismo, San Tommaso ha inserito il pensiero razionale di Aristotele all’interno della visione cristiana del mondo. Recuperando i famosi concetti aristotelici di potenza e atto, il filosofo ha elaborato le sue idee adattandole alla dottrina cristiana nel tentativo di superare il contrasto fra Rivelazione cristiana e ragione umana.

La pedagogia di San Tommaso

Il frate domenicano – per il quale l’educazione è un processo redentivo attuabile mediante una formazione cristiana – proponeva una teoria educativa opposta a quella di Sant’Agostino. Mentre quest’ultimo risolveva la problematicità della relazione pedagogica nella dottrina dell’illuminazione (la verità proviene da Dio ed è dentro di noi), San Tommaso concepiva il rapporto educativo come il passaggio da potenza ad atto, secondo una visione gerarchica e funzionale del rapporto tra maestro e allievo. In questo modo, l’educazione non è altro che il rapporto fra questi due soggetti.




Tale rapporto è mediato dagli elementi culturali che il maestro – detentore dell’auctoritas, ossia la scienza in atto – trasmette all’allievo che, dal canto suo, possiede una disposizione/facoltà di apprendimento di un sapere che è in potenza. Trattasi di una concezione trasmissiva e gerarchica dell’educazione (proprio quella negata da Agostino). L’allievo è in possesso di un sapere in potenza – quindi non è una tabula rasae il maestro può stimolarlo dall’esterno per aiutarlo a trasformare questa potenza in atto.

Annapaola Ursini

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