La campagna elettorale salviniana si porta dietro anche i suoi oppositori

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Matteo Salvini non smette di vagare per la penisola e di calcare palchi, ma anche chi lo contesta non manca ai suoi appuntamenti

Non ha smesso di farlo neanche da ministro degli interni, e lo sa bene la procura di Roma che ritiene che il capitano abbia commesso abusi di ufficio utilizzando i voli di Stato per finalità di partito, propagandistiche. Secondo un’indagine dell’Espresso il leader leghista avrebbe fatto spendere 560mila euro in più al Viminale per il suo staff, rispetto alla neo ministra Lamorgese. Strano avere uno staff costosissimo al Viminale per poi registrare un numero sconsiderato di assenze.

Si,  perché un ministro degli interni non è una rock star, Salvini non è Vasco Rossi che porta in giro la sua musica per farla ascoltare ad un pubblico che lo aspetta. Nelle piazze che attendono Salvini non ci sono solo suoi sostenitori a fare il coro, ma anche molti contestatori. Se pure il leader del carroccio abbia creato tanti slogan: “prima gli italiani”, “A casa loro”, “La cittadinanza si italiana va meritata”, ecc. altri slogan sono stati elaborati per contestarlo, in primis, ad esempio, c’è l’usanza di anteporre il nome della città o del paese in cui approda il capitano a “Non si Lega”, o il “restiamo umani”.

Ancor prima che le Sardine avessero una forma e un nome, c’era chi tappezzava palazzi e balconi di lenzuola con scritte anti-Lega.

Oltre gli slogan, abbiamo visto persone disposte a battersi col capitano sul suo stesso terreno di scontro, ovvero il mondo dei social. Parlo ad esempio di tutte quelle persone che si sono avvicinate a lui con la scusa di un selfie, per poi farsi riprendere mentre lo sbeffeggiavano con frasi del tipo “io sono del sud, non hai detto che eravamo delle merde?” oppure, più direttamente, “sei un grande pezzo di merda”.

Oltre alle “aggressioni verbali”, Salvini ha dovuto assistere al bacio di due ragazze siciliane che si erano avvicinate a lui con la scusa del selfie, un gesto a dir poco sfacciato agli occhi di un ministro che lavora politicamente fianco a fiano con Simone Pillon, ovvero, con uno degli organizzatori del Famiily Day, uno dei portavoce delle principali battaglie dell’integralismo cattolico e il promotore del gruppo parlamentare di  Vita famiglia e libertà, nonché senatore leghista propulsore del disegno di legge 735 conosciuto, appunto,  come DDLPillon. Una legge giudicata “vergognosa” da una buona parte del fronte avversario, come anche da tante associazioni che si battono per i diritti delle donne.

Il barista che chiude le porte a Salvini

Giorno 15 Gennaio 2020, a ridosso delle elezioni dell’Emilia Romagna e della Calabria, quindi in piena campagna elettorale salviniana – si noti che al 12 gennaio, Salvini aveva tenuto 42 comizi in Emilia Romagna, mentre la candidata a presidente, Borgonzoni, solo 23 – un barista ha chiuso le porte del suo bar, pur di non ospitare il raduno leghista in cui Salvini voleva incontrare i cittadini.

E’ successo a Casalecchio di Reno, il titolare del bar “Dolce Lucia” di via Marconi ha così commentato i motivi del suo rifiuto: “Avrei preferito che fosse andato in un altro bar, noi non facciamo cassa da risonanza per nessuno”, ha detto Gabriele Gandini, che è rimasto piantato sulla porta del bar, mentre i fan di Salvini sono stati costretti a rimanere all’esterno,  “Abbiamo parlato col suo staff e gli abbiamo chiesto di non fermarsi per motivi di ordine pubblico.

Mi hanno telefonato ieri sera ma non si fa così, io non mi presto durante la campagna elettorale. Lo dico da tre anni, l’ho detto anche al sindaco. Se vuole viene, prende un caffé e poi se ne va. Sul marciapiede fuori può fare quello che vuole. Io devo mantenere la sicurezza e l’ordine pubblico, non posso far entrare tutte queste persone in una volta. Possono andare ad aiutare altri a bar a prendere un caffè, non ho pregiudizi verso la concorrenza”.
All’appuntamento davanti al  bar non sono mancati gli oppositori, non sono mancate le bandiere del PD, delle Sardine, e non è mancata l’intonazione di “Bella ciao”.

Modi salviniani

Se questa estate a Soverato, quindi nell’altra regione che si avvia al voto del 26 di questo mese, è dovuta intervenire la polizia perché le proteste contro il comizio di Salvini erano diventate sempre più accese, nei giorni scorsi, il 6 gennaio, a Riace sono scesi in piazza le Sardine, Mimmo Lucano, attivisti storici di comitati, movimenti e sindacati, gente comune e paesani. Per quanto Salvini abbia commentato l’evento a suo modo “il 26 votano persone non pesci” e per quanto la candidata del centro destra, Joe santelli è data favorita nei sondaggi , c’è da dire che nella città che per molti anni è stata simbolo dell’accoglienza su scala mondiale, vi erano radunati circa ben 400 persone per manifestare contro i modi “salviniani” di fare politica. Non male per un piccolo paesino di una delle regioni più degradate, spopolate e meno istruite d’Italia.

Vi starete chiedendo quali sono questi “modi salviniani” di fare politica. Inutile che mi cimenti io a descriverli, quando Mattia Santori, leader delle Sardine (quindi del movimento che per eccellenza lotta contro questi modi) li ha segnalato da Floris, nella puntata  di Di Martedi del 14 gennaio, attraverso un aneddoto pescato proprio dalla campagna emiliana: “Nessuno ha detto che chi appartiene all’area di destra non aiuta le persone, semplicemente io sono al corrente, come tutti gli emiliani-romagnoli  che si informano, che, ad esempio, la candidata della Lega in Emilia Romagna ha speso nell’ ultima settimane 20.000 euro per promuovere e sponsorizzare post su Bibbiano dedicati ai minorenni. Questo è un modo di fare politica che a me non appartiene”.

Alfonso Gabino

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