La piccola Ginevra portata via dal Covid e il diritto alla salute dei bambini calabresi

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La Calabria e l’Italia intera piangono Ginevra, una bimba di appena due anni portata via dal Covid-19. E oltre al dolore profondo si fa strada il dubbio che, in condizioni di assistenza sanitaria diverse da quelle calabresi, la piccola avrebbe avuto qualche possibilità in più. Ci si appella ad una maggiore tutela del diritto alla salute per i bimbi della regione.

Mesoraca, piccolo centro dell’entroterra calabrese, in provincia di Crotone, piange da ieri, 30 gennaio 2022, la scomparsa della piccola Ginevra. La bimba, di appena due anni, è stata portata via dal Covid-19, nel dolore lancinante dei suoi genitori, delle rispettive famiglie e dell’intera comunità che si è stretta intorno a loro, in un silenzio attonito.

Alla drammaticità inspiegabile della morte improvvisa di una bambina così piccola, si aggiungono ora lo sgomento, la rabbia e gli interrogativi circa la possibilità che il tragico epilogo sarebbe potuto essere diverso, se la  situazione sanitaria calabrese non versasse nelle disastrose condizioni che tutti conoscono.

Ecco riapparire quell’ombra che incombe sulla Calabria da decenni. È il peso di un divario Nord-Sud che nel caso della sanità è, troppo spesso, drammatico e al quale, ancora, non si è riusciti a porre rimedio.

La piccola Ginevra comincia a star male qualche giorno fa

Inizia a stare male a causa del Covid. È venerdì sera e, nel comune in cui abita, non c’è un ospedale che le possa prestare le cure che servono. Il più vicino è a Crotone, a circa quaranta minuti d’auto, dove la piccola viene portata d’urgenza. Le diagnosticano una polmonite interstiziale bilaterale e decidono di trasferirla all’ospedale di Catanzaro per metterla in rianimazione. C’è circa un’altra ora di tragitto da fare, durante la quale le situazione peggiora. All’ospedale “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro ci si rende conto che  la piccola ha bisogno di cure che richiedono il supporto di una terapia intensiva pediatrica, dove sia presente e operativa la macchina per la circolazione extracorporea (Ecmo). In Calabria questo non c’è. Bisogna andare altrove. Le sue condizioni sono già fortemente compromesse. Si trova un velivolo militare, un C-130J dell’Aeronautica, con base a Pisa e via verso l’aeroporto di Lamezia Terme. A bordo dell’ambulanza, Ginevra percorre altri chilometri. E a bordo della stessa, viene imbarcata sul velivolo per raggiunge l’aeroporto di Ciampino da dove sarà trasferita all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Lì arriverà in condizioni disperate.




Ogni tentativo di salvarla risulta vano

La sua piccola vita, purtroppo, si spegne. E nel buio di una ferita troppo profonda e di una famiglia distrutta dal dolore, cominciano a farsi strada mille domande.

Nessuno, probabilmente, può sapere con certezza se Ginevra avrebbe potuto salvarsi, perché in certi tragici casi, le variabili in gioco sono tantissime e governate dall’imprevedibilità del caso.

Ciò che è certo è che la rapidità di cure adeguate, a volte, può scongiurare epiloghi come questo. E per una bambina calabrese, in tempo di pandemia, la rapidità di queste cure non poteva essere garantita come lo sarebbe stata per bambini di un’altra regione.

A fare tanto male è questa consapevolezza che il diritto alla salute e alla vita, all’interno di uno Stato, non sia tutelato, allo stesso modo, in ogni suo luogo e per ogni persona. Per ogni bambino, soprattutto.

Come se esistessero, in base al luogo di nascita, vite di serie A e vite di serie B.  È una realtà crudele e inaccettabile. Ma chi vive al Sud Italia, in Calabria più che altrove, c’è avvezzo fin da quando viene al mondo.

La sanità calabrese è abbandonata a se stessa

È così da molti decenni. Complice, troppo spesso, una pessima politica e una gestione economica e amministrativa ancora peggiore, la situazione è, ormai, devastante. L’organizzazione sanitaria, la disponibilità e l’agibilità di strutture e strumenti necessari a garantire cure adeguate in determinati casi, presenta falle ovunque. Ciò avviene, nonostante la presenza e l’impiego di personale altamente specializzato che, a volte, non riesce ad esercitare la professione medica nel pieno delle proprie potenzialità, a causa delle mancanze strutturali ed organizzative sopra citate.

Il parere dei pediatri

In merito alla tragedia che ha portato via la piccola Ginevra si è espressa anche la sezione calabrese della Società Italiana di Pediatria, evidenziando che:

La triste notizia della morte per Covid 19 della bambina di Mesoraca, lontano dalla sua casa e dalla sua famiglia, riapre l’annoso problema della mancanza nella nostra regione di un piano organico per la gestione dell’emergenza-urgenza in età pediatrica e, soprattutto, della mancata attivazione di un’unità operativa complessa di terapia intensiva pediatrica regionale. (…) La nostra regione attende da decenni risposte adeguate”

Tanto basterebbe per porsi più di una domanda ed essere indignati

A ciò si aggiungono, in alcune zone dell’entroterra calabrese, come quella dell’Alto Marchesato Crotonese, dov’è situato il comune di Mesoraca, delle condizioni di viabilità stradale che definire disastrose sarebbe riduttivo. Esse rallentano, di gran lunga, la possibilità di interventi tempestivi in caso di emergenze di qualunque natura. E, pure su questo fronte, si attendono riposte esaustive da tempi remoti.

Sono i problemi che in queste ore stanno muovendo gli animi, l’indignazione e il bisogno di risposte chiare di chi è vicino alla famiglia della piccola Ginevra e di tutti i cittadini calabresi che hanno appreso di questa dolorosa e inspiegabile tragedia.

In difesa del diritto alla salute, in memoria della piccola Ginevra

Lo stanno manifestando facendo appello al presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, perché dia le risposte chieste e si muova in una direzione risolutiva dei problemi esistenti. Solo così, il sacrificio di una piccola vita, per quanto assurdo e impossibile da accettare, potrà servire a scongiurarne altri. Sui social, l’appello passa, da ore, di profilo in profilo. È una catena di solidarietà che si stringe attorno ad alleviare il dolore di una famiglia, chiedendo aiuto, giustizia e protezione per i bambini calabresi:

Ciao Ginevra, scusaci.

(…) La morte di questa bambina non deve rimanere invano. Bisogna gridare ad alta voce il dolore di questa famiglia distrutta. Bisogna gridare ad alta voce la sanità adeguata per i bambini, anche in Calabria. 

Condividere queste parole è un atto di vicinanza

Nel cuore di chi lo sta facendo, condividere l’appello è cercare di muovere qualcosa in una direzione di riscatto che renda giustizia alla memoria della piccola Ginevra.

È il tentativo di infondere coraggio alla sua mamma e al suo papà, per alleviare un dolore così atroce e difficile da sanare. Perché è così che si fa, soprattutto nelle piccole comunità di provincia, dove le mancanze sono troppe e inaccettabili ma i rapporti umani sono autentici e profondi.

Assunta Nero

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