La povertà in Argentina riguarda più del 40% della popolazione

Aumenta ancora il numero di persone che si trovano in condizione di povertà o indigenza in Argentina.

Quando la pandemia ha colpito il mondo, il paese guidato da Alberto Fernández si trovava già a vivere un periodo di forte crisi economica con un tasso di povertà che, nel secondo semestre del 2019, si attestava intorno al 35%. 

La situazione argentina non ha potuto che aggravarsi ulteriormente nel corso della pandemia anche a causa delle misure di contrasto dei contagi.





Sono diversi i rapporti che fotografano il peggioramento del tasso di povertà in Argentina, ma tutti fissano il dato relativo al secondo semestre del 2020 sopra il 40%.

Secondo l’INDEC, Istituto nazionale di Statistiche e Censimenti, la percentuale di persone che si trovavano a vivere in condizione di povertà in Argentina nel secondo semestre del 2020 corrispondeva al 42 per cento della popolazione totale. Secondo questo dato l’incremento della povertà rispetto allo stesso periodo del 2019 sarebbe del 6.6%.

L’entità dell’aumento della povertà in Argentina è stato oggetto di studio anche dell’Osservatorio sociale dell’Università cattolica argentina che ha pubblicato un rapporto secondo cui il numero di persone povere corrisponderebbe al 44% della popolazione totale.

In entrambi i rapporti i numeri si fanno ancora più gravi quando viene presa in considerazione la situazione dei minori che risultano i più colpiti dall’incremento della povertà. 

I due istituti concordano anche sul peggioramento dei dati relativi al tasso di indigenza: se nel 2019 il numero di persone che si trovavano in tale condizione corrispondeva all’8% della popolazione totale, nel 2020 la percentuale è cresciuta fino a raggiungere il 10,5%. 

Le zone più colpite dall’aumento della povertà sono le grandi periferie che si sviluppano intorno ai principali centri urbani.

Nel rapporto dell’Osservatorio sociale dell’Università cattolica argentina si legge che “l’indigenza colpisce con maggiore intensità i segmenti sociali dello strato marginale inferiore e le abitazioni della periferia di Buenos Aires”. 

Il governo presieduto da  Fernández ha tentato di arginare le conseguenze della crisi pandemica e di quelle che l’hanno preceduta con programmi di sussidi come l'”Assegnazione universale per figlio” e il “reddito familiare di emergenza”. 

Secondo Agustín Salvia, sociologo e responsabile dell’Osservatorio sociale dell’Università cattolica argentina, i dati sulla povertà e indigenza nel paese sarebbero potuti essere peggiori senza queste misure adottate dal governo. 

La realtà sociale argentina, però, è tragica e il rischio è che le cose possano ancora peggiorare.

Nel paese, infatti, anche la disoccupazione ha registrato un aumento preoccupante: il numero degli inattivi nel 2019 corrispondeva al 10.6% della popolazione, mentre nel 2020 a non avere un’occupazione erano il 14.2% dei cittadini argentini. Questi numeri significano, ovviamente, la diminuzione del potere di acquisto delle persone.

É grave anche il dato relativo all’inflazione che, secondo il giornale El País, è cresciuta di 3.3 punti percentuali solo nel mese di Maggio 2021.

Il valore della moneta locale, il peso, è talmente basso che in Argentina si sta diffondendo la pratica di dare il resto in caramelle.

Una nota azienda dolciaria del paese ha pensato che questa situazione rappresentasse una buona occasione di marketing e ha cambiato il packaging delle sue caramelle aggiungendoci una grossa scritta che recita “Ideal para el vuelto”, ideale per il resto.

Ma la realtà sociale argentina raramente concede la possibilità alle persone di abbandonarsi a tale cinica ironia.

Negli ultimi mesi sono sorte, ai margini dei centri cittadini, grandi baraccopoli abitate da coloro che hanno perso tutto a causa dell’aggravarsi della crisi economica.  Risulta fondamentale, in questa situazione, l’aiuto delle associazioni di volontariato impegnate nella distribuzione di cibo e nell’organizzazione di mense: sono moltissimi i cittadini che si affidano al loro aiuto per riuscire a consumare almeno un pasto nel corso di una giornata.

Silvia Andreozzi

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