La Prima Repubblica è tornata. Ecco cosa potremmo imparare per il futuro

Federico Feliziani ultima voce

Di Federico Feliziani


Di solito l’inizio anno è sopraffatto da speranza e nuove progettualità verso il futuro. Forse ci siamo illusi di poterlo fare anche con il 2021, senza considerare come ci fossero più anelli della catena impossibili da scollegare. Ci siamo trovati a rifare così i conti con gli stessi problemi del 2020 ai quali, per non farci mancare niente, abbiamo aggiunto una crisi di governo,

Una crisi politica inspiegabile a tal punto che nessuno dei protagonisti riesce a mettersi difronte a una telecamera e a spiegarci davvero il perché di questa precarietà aggiunta volutamente alla grande incertezza presente. Sì perché, almeno di non credere che a Matteo Renzi sia accaduto lo stesso spiacevole fatto avvenuto a Cotticelli, tutto quello che ha fatto e detto lo pensava e lo voleva. Ma ad oggi rimane inspiegabile persino ad alcuni componenti di Italia Viva, che infatti stanno pensando di far parte dei “costruttori”.

A smentire il classico paradigma del nuovo anno è proprio la politica. Da qualche giorno è come se avessimo preso la macchina del tempo e avessimo selezionato il periodo della Prima Repubblica.
Chi se lo aspettava che Giuseppe Conte scavasse fra i libri di storia per trovare un tentativo di soluzione a una crisi al buio. A quanto pare invece l’esperienza di qualche peso massimo della Repubblica italiana sta venendo utile.
Senza voler cancellare i grandi scandali che poi hanno chiuso quel capitolo di storia, nella Prima repubblica ci sono insegnamenti che possono essere utili anche per l’oggi e per il futuro. Soprattutto perché, oggi come allora, la politica si muove in un sistema proporzionale.

Il primo insegnamento è “mai dire mai” in nessuna dichiarazione, con nessun tweet e con nessun post. Al bisogno tutti, o quasi tutti, sono utili. Fatti salvi alcuni principi fondamentali indiscutibili, il resto può essere oggetto di accordo.
Il secondo insegnamento è che la politica si fa insieme, con foglio e matita. Ad ogni mossa corrisponde una reazione. Quindi non possono esistere i megalomani perché nessuno si può ritenere più furbo, salvo poi fare la fine di un tonno in rete. Una strategia politica, in un sistema proporzionale, ha mille reazioni. Non c’è la certezza della previsione.
Terzo, quello che dovrà essere ricordato dai leader per le future campagne elettorali. La non esistenza di nemici. In un sistema proporzionale vivono e si muovono le idee, non gli amici e i nemici. Il rancore personale, che in un sistema maggioritario può accendere l’atteggiamento del tifoso in qualche elettore, nel proporzionale si trasforma in una zavorra pesantissima che non rende liberi nell’esplorare ogni possibilità.

E in questo contesto dai colori un po’ vintage, mentre noi cittadini stiamo prendendo di nuovo confidenza con dinamiche che pensavamo sepolte e rottamate, qualcuno con ancora il telecomando della pressa in mano rischia di trovarsi spaesato. D’altronde gli è stata data una lezione proprio da coloro che pensava già carcasse.

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