La Principessa Mononoke e l’eterno scontro tra uomo e natura

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La Principessa Mononoke debutta sul grande schermo il 12 Luglio 1997, in Giappone.  I cinema di tutto il paese sono riempiti dai fan di Hayao Miyazaki, che aspettano di assistere alla prima proiezione. Neanche a dirlo, il film ha subito un successo clamoroso al botteghino.

Sono passati ben 23 anni da quel Luglio, eppure ancora si parla di questo capolavoro dello studio Ghibli e, soprattutto adesso che Netflix ha acquistato i diritti di numerosi anime confezionati dalla casa produttrice, si può dire che stiamo assistendo ad una rivalutazione del cartoni provenienti dal Sol Levante.

Tutti i film del regista giapponese sono intrisi di magia, sono emozionanti e veramente convincenti sotto ogni punto di vista:

le grafiche sono curatissime, le colonne sonore delicate quanto efficaci, i temi sono sempre interessanti. Quest’ultimo punto è vero soprattutto per Principessa Mononoke, che ci propone una questione sempre attuale, vale a dire il rapporto tra uomo e natura.

Ai tempi di un Giappone che si sta modernizzando, il principe Ashitaka si trova a combattere per salvare se stesso e il proprio popolo da una maledizione

che gli è stata inflitta da un cinghiale diventato demone per colpa della totale indifferenza dell’uomo nei confronti della natura.

Madame Ebashi, infatti, che è a capo della città di ferro, sta uccidendo tantissimi animali con le sue armi da fuoco, e sta distruggendo il bosco delle divinità per favorire l’industrializzazione del proprio paese. Senza alcun riguardo verso la natura, si prepara a decapitare il Dio della Foresta, uno strano animale metamorfico custode della vita stessa.

Nel 1997, Greta Thunberg ancora non era neanche nata, ma già si sentivano voci lontane che richiamavano l’attenzione sull’ambiente.

La distruzione di questo, ovviamente, non potrebbe provocare altro che morte, e sarebbe il frutto di un egoismo senza ritegno causato dal vedere con occhi velati dall’odio.

E se l’uomo è nemico crudele, la natura e le sue forze non possono fare altro che tentare disperatamente di difendersi, con le unghie e con i denti.

Gli alberi gridano quando vengono uccisi, ma gli umani non possono udire i loro gemiti. Io ascolto la foresta che si lamenta, mentre il proiettile che ho in corpo mi divora le carni. E penso a quella donna crudele, e al momento in cui potrò saltarle addosso e sbranarla.




Anche negli anni ’80 l’azienda propose nuovi modelli, cercando di rinnovare costantemente la propria proposta commerciale.

Durante il suo viaggio catartico, Ashitaka si incontra e si scontra con San, una ragazza cresciuta tra i lupi che si oppone con tutte le sue forze alle operazioni distruttive di Madame Ebashi.

San, che è poi la principessa Mononoke, è portatrice di un nome carico di significato: Mononoke, infatti, significa “vendetta”.

La giovane ragazza-lupo ricorda un po’ Mowgli, il protagonista di Il libro della Giungla.

Tutti e due sono coraggiosi e impavidi, tutti e due hanno difficoltà a trovare il proprio posto, sospesi tra la propria natura umana e l’amore per una vita più selvaggia, nella foresta.
In realtà, in questo eterno conflitto tra natura e società, l’unica soluzione auspicabile sarebbe una comunicazione, una mediazione, tra le esigenze umane e quelle dell’ambiente,senza mai dimenticare che la nostra sopravvivenza dipende dal rispetto che, spero, sapremo avere nei confronti del pianeta.

Ma sembra che la società di oggi rimanga sorda e indifferente, persino di fronte ai terribili scenari apocalittici che si prospettano in un futuro più prossimo di quanto non osiamo immaginare.

Questo anime di Miyazaki è differente da tutti gli altri capolavori che ci ha regalato, perché è cupo e violento; non rimane molto spazio per altro. C’è spazio solo per raccontare l’amore per la vita, e per riflettere su quanto poco rispetto a volte le portiamo.

Forse è questo, il perno principale attorno al quale ruota Principessa Mononoke: la lotta per la vita e per la sopravvivenza. Ma si può sopravvivere solo se guardiamo “con gli occhi non velati dall’odio” verso un obiettivo comune. Dopotutto,

Anche l’aria e il sole sono cose da conquistare dietro le barricate

Sofia Dora Chilleri

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