La prostituzione nel Medioevo: “male minore” tollerato dalle autorità

Quale ruolo avevano le prostitute nella società medievale? E qual era il rapporto con Stato e Chiesa?

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Durante il Medioevo, la prostituzione era un fenomeno piuttosto diffuso e tollerato. Nonostante le sempre più incalzanti ingerenze della Chiesa cattolica nella società, diversi Stati europei istituzionalizzarono il “mestiere più antico del mondo”.

Le prostitute avevano i propri luoghi, pagavano le tasse e svolgevano la propria attività in un contesto controllato. Certo questo non vuol dire che vivessero in buone condizioni. Nel Medioevo la morale cattolica era molto solida, e, il più delle volte, le meretrici erano emarginate e discriminate. Ma come e dove si esercitava questa professione?

 

Chi erano le prostitute?

Nella stragrande maggioranza si trattava di povere donne, spesso violentate, o di schiave vendute dai loro padroni. Per molte donne, prostituirsi era spesso l’unica possibilità per sopravvivere. Non era raro che fosse il padre di famiglia a vendere la propria figlia per saldare debiti o uscire dalla povertà.

Molte giovani meretrici lavoravano in proprio. Spesso si aggregavano ai soldati, ai crociati, a bande di predoni e perfino a comitive di pellegrini. Alle volte seguivano le feste e le fiere itineranti.

Erano ovviamente discriminate dalla società. Durante il Medioevo, si imponeva loro di indossare determinati indumenti. Nello specifico non potevano vestire con stoffe di lusso ed erano obbligate a portare veli gialli, gonne gialle o rosso porpora e nastri rossi. Veri e propri segni distintivi ed emarginanti, ma non va dimenticato che le meretrici contribuivano in tutto e per tutto alla vita cittadina! Lavoravano ed erano tassate come tutti. E, proprio per questo, i governi europei non repressero mai questo fenomeno.



La prostituzione si istituzionalizza

La prostituzione nel Medioevo si praticava per le strade, nei bordelli, nelle taverne, nelle case e persino a corte. Come già detto, era un fenomeno piuttosto diffuso sin da epoche precedenti. Ma, durante questi anni, entra sotto il controllo dello Stato e si istituzionalizza. Non potendo fermare la radicata attività delle meretrici, i governi tentarono di gestirla direttamente.

Nelle grandi città europee i bordelli esercitavano sotto il controllo delle autorità. La costruzione di un prostibulumpublicum era affidata alle forze pubbliche, principesche o municipali. Il lupanare, era consegnato ad un ruffiano o una donna che aveva l’incarico di procacciare e gestire la clientela, reclutare le ragazze, di far rispettare le regole all’interno del postribolo. Per evitare le malattie veneree, ogni 8 giorni un medico faceva visita alla casa d’appuntamenti.

Nelle grandi città non si trovava soltanto il bordello pubblico, ma anche altre tipologie di case di tolleranza. I bagni pubblici (étuves) servivano anche come luoghi di incontro, nonostante le numerose leggi che vietavano di ricevere le prostitute al di fuori dei bordelli ufficiali.

Limiti religiosi erano previsti durante la Settimana Santa e il Natale. Erano vietati spettacoli immorali in prossimità delle chiese e nelle strade dei nobili.

Intorno al XIV secolo, diversi governi cittadini stabilirono che le prostitute non dovessero esercitare il loro mestiere all’interno delle mura cittadine, ma solamente al di fuori della giurisdizione comunale.

Così in varie città si adibirono intere aree alla prostituzione. A Milano, per esempio, un editto di Gian Galeazzo Visconti del 1387, decretò come zona di prostituzione l’attuale piazza Beccaria nei pressi del Duomo.

 

Il ruolo di Stato e Chiesa

Dunque il ruolo dello Stato è molto chiaro: si dava ufficialità alla prostituzione in modo da contenere la fornicazione e farla confluire in un luogo apposito. In questo modo, si evitavano crimini ben più gravi come gli stupri o i peccati di sodomia. L’ufficializzazione dei bordelli era “un male minore”.

Come affermava lo storico Rossiaud “è lecito affermare che la violenza di carattere sessuale era una dimensione normale e permanente nella vita urbana”. Dunque bastò solo imparare a gestire e controllare il fenomeno.

Quanto alla Chiesa, come da previsione, condannava apertamente la prostituzione.

La sessualità al di fuori del matrimonio e della funzione di procreazione era fortemente osteggiata dalla Chiesa. Nonostante questo, la religione non si limitava a condannare il fenomeno. Molto spesso le istituzioni religiose si offrivano di aiutare le meretrici a cambiare vita e migliorare la loro situazione.

L’intento era salvare dal peccato le prostitute e dalle tentazioni continue i loro clienti.

Dunque, nonostante la condanna morale da parte della Chiesa, la prostituzione nel Medioevo era tollerata e regolamentata. Era persino una fonte di guadagno per lo Stato, certo a discapito delle stesse prostitute che dovevano andare in contro a discriminazioni e pericoli costanti.

Maria Luisa Ancona

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