La Resistenza e la Liberazione

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In Ucraina la popolazione si sta organizzando per combattere l’esercito russo e questa resistenza ricorda quella italiana contro l’esercito nazista.

Tutta la popolazione ucraina è impegnata in una lotta di resistenza contro un esercito invasore. Sono stati molti gli episodi di aperto scontro con le forze russe e tutti contribuiscono come possono nella speranza di liberare presto le loro città.

In Italia sappiamo molto bene cosa vuol dire lottare contro un’invasione militare. Ripercorriamo le tappe della lotta per la libertà contro le forze nazi-fasciste nel nostro Paese.

Le prime fasi

Dal mese di settembre 1943 l’Italia, divisa in due da un fronte interno, visse una vera e propria separazione che vedeva le sue due metà in guerra fra loro. A Nord le forze fasciste riuscirono a riprendersi grazie all’aiuto tedesco mentre a Sud continuava a esistere, seppur controllata dagli anglo-americani, la monarchia con il proprio governo.

Mussolini, che nel frattempo era recluso a Campo Imperatore, fu liberato dai paracadutisti tedeschi che poi lo portarono da Hitler. In accordo col Terzo Reich fondò un nuovo stato fascista e spostò la capitale da Roma a Salò. La nascita della Repubblica sociale italiana coincise con la fondazione di un nuovo Partito fascista repubblicano e con la persecuzione di tutti gli esponenti che avevano tradito Mussolini.

A Verona, nel gennaio del 1944, furono processati e fucilati cinque dei gerarchi fascisti che avevano votato l’ordine del giorno Grandi. Tra questi vi fu anche Galeazzo Ciano, che oltre ad aver ricoperto importanti incarichi di governo era il genero di Mussolini.

Le forze fasciste (dette spregiativamente “repubblichine”) non riuscirono però a mettere in atto nessun programma rivoluzionario. Si limitarono a fare da spalla ai tedeschi che attuarono una politica di occupazione e di sfruttamento delle risorse naturali e umane.

I tedeschi continuarono con le politiche razziali che avevano contraddistinto l’ideologia nazista fin dal principio. Uno degli episodi più gravi fu quello della deportazione di oltre mille ebrei che facevano parte dell’antica comunità ebraica di Roma.

La Resistenza italiana

A nord una vera e propria guerra civile vide contrapposti nazi-fascisti e partigiani. Questi ultimi combattevano l’invasore tramite la lotta armata, con azioni di disturbo e sabotaggio. I gruppi partigiani erano particolarmente attivi fuori dai centri abitati ma avevano piccoli nuclei anche nelle città. Erano composti principalmente da gruppi antifascisti già presenti sul territorio e da gruppi di militari rifiutatisi di combattere coi tedeschi.

Questa lotta venne avversata con molte rappresaglie tra cui quella delle Fosse ardeatine, nel marzo 1944. In riposta a un attentato in cui morirono 33 militari tedeschi vennero fucilati 335 prigionieri italiani (militari fedeli a Badoglio, ebrei, detenuti e antifascisti).

Le formazioni partigiane e i partiti antifascisti

Le formazioni partigiane passarono quindi da una aggregazione spontanea a una organizzazione prevalentemente ideologica. Si divisero in: brigate Garibaldi (le più numerose), principalmente formate da comunisti; brigate Matteotti, legate ai socialisti; formazioni di Giustizia e Libertà, legate al movimento degli anni Trenta, da cui prendono il nome, e al Partito d’Azione; formazioni cattoliche e liberali; gruppi autonomi composti in maggior parte da militari monarchici.

In questa fase rividero la luce anche i partiti antifascisti che si riorganizzarono tra la caduta del fascismo e l’armistizio. I principali erano:

– la Democrazia cristiana, formazione che raccoglieva, con l’appoggio della Chiesa, vari esponenti cattolici e del vecchio Partito popolare;

– i partiti liberale e repubblicano, ricostituitisi dopo il 25 luglio;

– il Partito d’azione, sorto prima della fine del fascismo da gruppi intermedi tra il socialismo e il liberalismo progressista;

– un’organizzazione figlia del precedente Partito socialista denominata: Partito socialista di unità proletaria;

– il Partito comunista italiano, formato da molti esponenti della classe dirigente comunista, molti liberati nel mese di agosto dal carcere e dal confino, e da gruppi clandestini attivi fin dagli scioperi di marzo;

– e infine la Democrazia del lavoro fondata da Ivanoe Bonomi.

Il Comitato di Liberazione Nazionale compatta la Resistenza

L’unione di questi partiti antifascisti diede vita al Comitato di liberazione nazionale. I rappresentanti di queste sei forze politiche si incontrarono a Roma nei giorni che seguirono l’8 settembre.

Il Cln incitò la popolazione alla lotta e alla resistenza e si propose come guida per un’Italia democratica che si contrapponesse ai tedeschi e ai fascisti. Questa nuova organizzazione era ostile anche al re, che aveva permesso a Mussolini di instaurare una dittatura e di entrare in guerra, e persino a Badoglio di cui chiese le dimissioni.

Il Comitato non aveva però la forza necessaria per imporsi in quel frangente e vi fu un importante episodio che influenzò le sue decisioni future. Infatti, dopo anni di esilio in Urss era tornato in Italia Palmiro Togliatti, leader dei comunisti. Con la “svolta di Salerno” Togliatti decise di mettere da parte la contrarietà verso il re e Badoglio (il cui governo aveva la fiducia degli alleati in quanto garante degli accordi presi con l’armistizio), per cercare di formare un governo di unità nazionale che potesse riunire tutte le forze su temi quali la guerra e la lotta al fascismo.

Il governo di unità nazionale

Il 24 aprile nacque quindi il primo governo di unità nazionale, appoggiato da tutti i partiti del Cln e presieduto da Bonomi. Il re si impegnava a trasmettere i poteri al figlio Umberto non appena Roma fosse stata liberata e a garantire, a guerra finita, una consultazione popolare per decidere le sorti della monarchia.

Nell’estate del 1944 vi fu un grande rafforzamento delle forze antifasciste grazie alla collaborazione fra il governo Bonomi e le forze di resistenza, inoltre le forze anglo-americane avanzarono significativamente nel Centro Italia.

Un numero sempre crescente di giovani, di operai e di contadini andò ad ingrossare le fila dei movimenti partigiani. Questi si erano dati una direzione militare tramite un comando unitario e si rifacevano alla guida politica del Cln Alta Italia.

I tedeschi continuarono la loro atroce repressione e il caso di Marzabotto (nell’Appennino bolognese) fu quello più eclatante. I nazisti, nel 1944, uccisero quasi tutta la popolazione del paesino (770 persone).

La Liberazione

Firenze e altre città vennero liberate prima dell’arrivo degli alleati dando un senso e un valore profondo all’azione partigiana. Nelle zone liberate si sperimentò una sorta di autogoverno popolare chiamato “repubbliche partigiane”. Dopo un’iniziale fase vittoriosa del movimento partigiano, dovuta anche alla grande partecipazione popolare,arrivarono momenti più difficili in cui i contrasti interni iniziarono a farsi sentire.

In autunno, con gli alleati impegnati nello sbarco in Normandia, il fronte si bloccò sulla linea gotica tra Rimini e La Spezia. A partire dalla primavera dell’anno successivo, il 1945, riprese l’offensiva alleata e i tedeschi crollarono lasciando il movimento resistenziale con oltre 200.000 uomini armati pronti a proclamare l’insurrezione generale.

L’Italia e gli italiani, con la Resistenza partigiana e anche grazie all’aiuto degli alleati, conquistarono la libertà. Iniziò così una nuova fase della storia d’Italia che avrebbe portato alla nascita della Repubblica.

Alessandro Milia

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