La responsabilità di proteggere: al di là della macchina dell’odio

Non solo Silvia Romano: quali sono davvero le responsabilità dello Stato verso i propri cittadini?

Dopo il caso Silvia Romano, in molti si interrogano sul pagamento di cospicui riscatti per liberare connazionali rapiti in zone pericolose. Erga Omnes ha risposto con un’analisi giuridica della Responsabilità di Proteggere degli Stati di origine nei confronti dei propri cittadini.

Facciamo chiarezza

In Italia, tra il 2001 e il 2018 risultano vittime di rapimento circa 126 cittadini italiani, di cui 108 uomini e 18 donne.

Italia, Francia, Spagna, Svizzera e Germania preferiscono attuare una linea morbida: un accordo economico con i sequestratori. Gran Bretagna, Stati Uniti, Russia e Israele attuano invece una linea dura, caratterizzata da blitz da parte delle forze speciali.

La mancanza di uniformità di disciplina; l’assenza di un dato ufficiale per quanti riscatti siano stati pagati fino ad ora  e la poca trasparenza sulla provenienza del denaro usato per questi pagamenti, portano l’opinione pubblica a dividersi tra chi si dichiara favorevole al pagamento e chi no.

In molti si interrogano sul dovere dello Stato di salvare le vittime dei rapimenti versando ingenti somme di denaro: Silvia Romano ci costa cara!

La responsabilità di proteggere: un dovere dello Stato

La responsabilità di proteggere è un obbligo di diritto internazionale consuetudinario. Anche al di là dei confini dello Stato.

Nel summit mondiale delle Nazioni Unite del 2005, tutti i Paesi membri hanno accettato la responsabilità di ciascuno Stato di proteggere la sua popolazione da genocidio, crimini di guerra, pulizia etnica e crimini contro l’umanità. Tra questi rientra anche il rapimento di ostaggi. 

Un primo importante strumento vincolante per gli Stati è la Convenzione internazionale contro la cattura di ostaggi, firmata a New York nel 1979.

A livello Europeo, il rispetto dei diritti umani vincola gli Stati nella liberazione di ostaggi al di fuori dei loro territori: l’obiettivo principale dovrebbe essere la protezione della vita dei sequestrati.

Nel nostro ordinamento interno, invece, il principio della responsabilità di proteggere non compare. La responsabilità di proteggere la vita del cittadino-ostaggio ricade sulle Forze dell’Ordine attraverso l’insieme delle norme che regolano il reato di sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione.

La responsabilità di proteggere: il principio di sovranità territoriale

Lo Stato in cui è prigioniero l’ostaggio ha l’obbligo di cooperare per facilitarne la liberazione. Vige il principio di sovranità e integrità territoriale: agli Stati è vietato intraprendere azioni di forza per il salvataggio di ostaggi nel territorio di un altro Stato senza il suo consenso. Questo principio non vale però per gli Stati falliti (come la Somalia) o per gli Stati incapaci di garantire protezioni minime.

Il riscatto

Lo Stato sceglie le modalità attraverso cui effettuare il salvataggio. Nonostante la tendenza sia quella di scoraggiare il pagamento dei riscatti – potenziali fonti di finanziamento al terrorismo – tale pratica resta largamente tollerata ed utilizzata. È, infatti, accettata come consuetudine.

Il New York Times ha stimato che dal 2008 al 2013 gli Stati hanno versato circa 125 milioni di dollari in riscatti. 

La responsabilità di proteggere e di proteggersi

Negli ultimi anni, il Governo Italiano ha emanato misure di prevenzione per garantire la sicurezza dei viaggiatori nelle zone ad alto rischio. Per l’attività di cooperazione allo sviluppo, ha redatto un elenco di ONG dichiarate idonee e previsto un obbligo per le stesse organizzazioni di comunicare alle Autorità Italiane e del Paese ospitante la posizione dei propri volontari.

Gioca poi un ruolo fondamentale la responsabilità individuale di chi parte. Se da un lato lo Stato Italiano è tenuto ad attivarsi per soccorrere e liberare il cittadino, dall’altro lo stesso cittadino deve agire secondo  auto-responsabilità.

Indubbiamente quest’analisi pone un freno alla popolare macchina dell’odio. Una risposta efficace per un così difficile quesito. Lo Stato ha il dovere di fare il possibile per salvaguardare la vita dei propri connazionali, in virtù della sua propria funzione: proteggere i suoi cittadini. Già ne erano convinti, secoli fa, Hobbes, Locke e Rousseau.

Giulia Chiapperini

 

 

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