La ricerca della libertà più assoluta: il movimento Straight Edge

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Il movimento Straight Edge è figlio di un estremo bisogno di libertà da qualsiasi tipo di dipendenza fisica o mentale; nasce, soprattutto, come unico metodo per ritrovare se stessi e non essere succubi di nessuna distrazione che possa distogliere la concentrazione dal proprio io cercando di custodire il concetto di libertà in senso assoluto.

Lo sXe –sigla usata per intendere il nome di questa filosofia- viene fuori nel corso degli anni ’80 da alcune band punk che, stanche di vedere i giovani divorati da un’estrema tendenza al nichilismo, all’autodistruzione e all’annullamento di sé, ebbero la necessità di diffondere un concetto positivo di ribellione e di reazione. Cercarono di far capire alla generazione del punk che la tendenza all’autolesionismo e al totale stato di incoscienza era una ribellione solo contro se stessi e non contro le istituzioni su cui il punk si voleva scagliare; era chiaro che la droga e l’alcool stavano diventando mezzi di controllo diffusi dai governi con l’unico scopo di annebbiare le loro menti.  L’ideologia sXe propone di dissociarsi in maniera drastica dall’uso di bevande alcoliche, di sigarette, di droghe e dal sesso occasionale, arricchendo il tempo guadagnato con battaglie idealiste, egualitarie, anticapitaliste, antiimperialiste ed ecologiste.

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L’esigenza di distacco e di netta distinzione si avvertì anche nello stile di chi aveva sposato questa filosofia di vita in quegli anni di estrema perdizione: spariscono i vestiti con le borchie e le folli creste colorate in favore di uno stile più sobrio.
Iniziano ad apparire,  tatuate sulle mani degli straight edge, delle X nere; nel “Atlantic Club”, uno dei locali americani più in voga in quegli anni, era vietato distribuire alcolici ai minorenni che, una volta varcato l’ingresso del club, venivano timbrati con delle grosse X sulla mani, affinché fosse loro proibito il consumo di alcool. Politica abbracciata in pieno dagli sXe che emularono la simbologia delle X.

Lo straight edge- il termine è nato dall’omonima canzone dei “Minor Threat”, band natia di Washington D.C.- oggi è un movimento ancora vivo. I nemici restano gli stessi: droga –anche se, fortunatamente, il consumo di eroina non è più così dilagante come negli ’80- alcool, sigarette e sesso occasionale. Anche se quello che gli appartenenti a questa dottrina cercano di disintegrare è l’indifferenza quotidiana che persevera i nostri tempi malati e condizionati da organi di stampa pilotati e da televisioni brucia neuroni.
L’essere sXe oggi, non è un vanto né una semplice moda per “far finta di essere diversi”. Appartenere alla dottrina sXe è un modo di essere, una maniera di affrontare la vita e, soprattutto, è una maniera per restare lucidi e svegli affinché si possa affrontare il mondo senza la minima distrazione.

Matteo Ferazzoli

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