La rivoluzione di H&M: la modella curvy che piace alle donne

Il colosso della moda svedese ha diffuso le immagini della nuova campagna beachwear con testimonial una ragazza "normale"

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La rivoluzione di H&M parte da qui: una campagna beachwear per l’estate in arrivo e una modella “normale” ad interpretarla.

Una campagna pubblicitaria che ha del rivoluzionario, se si pensa al mondo patinato, taglia 38, che s’incontra nelle riviste e sulle passerelle. La foto della modella in bikini sulla pagina Instagram del brand svedese di abbigliamento ha conquistato il popolo del web. Oltre 800mila i like conquistati in meno di 24 ore:

“Finalmente donne normali, sane, non anoressiche e non obese” si legge tra i tanti commenti.

“Una campagna pubblicitaria intelligente”

scrive un’altra ragazza. “Grazie per aver mostrato un corpo vero, fuori da ogni standard di bellezza irragiungibile”, ribadisce ancora un’altra.

La campagna beachwear di H&M

La rivoluzione di H&M parte dalla campagna “Sweet summer escape” che propone costumi, da ammirare sul sito del brand in una decina di scatti, in cui protagoniste sono ragazze magre e formose. Un pot-pourri di forme e taglie che non cadono né da una parte né dall’altra: l’eccessiva magrezza e l’obesità non sono contemplate. Corpi normali, curvy, in cui ogni donna possa riconoscersi, senza perdersi nei sogni di taglie irraggiungibili che la grande moda propone ogni giorno. Una scelta coraggiosa quella del brand svedese che, in linea con la normalità, bandisce l’uso di photoshop e ritocchini vari. Corpi non proprio tonici, un filo di cellulite e quache smagliatura, che ogni comune mortale ritroverà in qualche angolo sperduto del suo corpo e la voglia di proporre la realtà, nella sua forma più veritiera.

Una scelta politica

Un invito a piacersi ed accettarsi con le proprie imperfezioni, potendosi, finalmente, riconoscere nel corpo magnificamente imperfetto di una modella. Secondo alcuni, però, la mossa del brand è tutt’altro che disinteressata, anzi, sarebbe piuttosto una scelta politica. Il tema dell’inclusività, secondo i malpensanti, potrebbe aiutare il colosso svedese ad uscire da un periodo complicato, segnato da profitti in calo, per colpa, soprattutto, della concorrenza di altri marchi low cost come Inditex, Asos e Primark.

 

Mena Indaco

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