Italia: salute di serie A e di serie B

Partiamo da un concetto esemplificato nell’art.32 della Costituzione italiana:

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

Anche la Costituzione è sempre pronta a ricordare che la salute è un diritto, a prescindere da dove si nasce o si vive. Eppure in Italia, la sanità non è uguale per tutti, tanto è vero che esistono delle enormi varianti regionali, soprattutto per quanto riguarda Nord e Sud. La questione è resa evidente se si considerano alcuni dati, a cominciare dalle risposte alle urgenze: 18 minuti è il tempo standard ritenuto utile per un intervento efficiente dell’ambulanza, peccato che in Liguria riesca ad arrivare anche in 13 minuti, mentre in Basilicata un’ambulanza la si aspetta quasi 30 minuti.

Non per niente Walter Ricciardi non tanto tempo fa, affermò:

«Una persona che viene al mondo in Campania, Sicilia o in Calabria vive quattro anni meno di una persona che, lo stesso giorno e lo stesso anno, nasce nelle regioni settentrionali».

Questa è una situazione considerata, in maniera unanime, ingiusta e inammissibile.

I fattori che producono questa differenza sono innanzitutto le diagnosi tardive: è scientificamente provato che il tumore è la patologia che più risente delle misure di prevenzione, ma se l’adesione allo screening per la mammella in Emilia Romagna è del 76%, in Campania è solo del 22%, percentuali che si legano a un altro fattore (oltre a quello culturale), centrale di questa situazione: la mancanza e la scarsa efficienza delle strutture sanitarie. Se si parla di assistenza sul territorio, il divario non fa altro che aumentare: ad esempio, in Puglia si contano soltanto 6 centri per l’autismo, in confronto ai 309 del Veneto; un centro solo per l’Alzheimer nel Molise, contro i 109 nel Veneto.

Fonte: meridionews.it

In virtù di ciò, CittadinanzAttiva (un movimento di partecipazione civica per la promozione e tutela dei diritti dei cittadini), ha avanzato la proposta di modificare l’art. 117 della Costituzione, il quale prevede che per alcune materie, come in questo caso la sanità, le Regioni possano legiferare autonomamente, senza che lo Stato intervenga. In tal modo, essendo l’organizzazione sanitaria affidata alle amministrazioni locali, non è facile per il Governo usare la propria influenza, nemmeno laddove regna la cattiva gestione.

Considerando gli errori continui del Sud nelle assunzioni, nei bilanci, negli investimenti, l’obiettivo di CittadinanzAttiva è di richiamare l’azione dello Stato su queste problematiche. Fino ad ora la proposta è stata sostenuta da 59 associazioni, tra pazienti, società scientifiche e istituzioni, ma l’Associazione non si ferma, e continua a cercare il coinvolgimento di tutti i cittadini con l’hashtag #diffondilasalute.




In generale, ma soprattutto in ambito sanitario, non è giustificabile che ci siano Italiani di serie A e di serie B e affinché la situazione cambi, è necessaria la cooperazione e l’impegno di tutti.

Roberta Rosaci

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