E se la scuola è (nel) bosco?

Scuola oggi: il modello ecosostenibile dell’agriasilo

Scuola, educazione, vita, ambiente, rispetto. Quanto è importante per l’uomo ritrovare il contatto con la natura? Cosa significa per noi vivere in un ambiente sano, rispettarlo e collaborare insieme per una crescita consapevole? Quanto conta ristabilire una relazione con la terra, fonte di sostentamento preziosissima in passato ma anche per il presente? Ebbene, se lo reputiamo imprescindibile per noi adulti, immaginiamo quanto potrebbe essere formativo ed educativo per i nostri bambini. Tantissimo.

La scuola nel boscoQuesto è lo spirito che anima gli agrinido, gli agriasilo e le agriscuole, sempre più numerosi in Italia. In queste strutture già a partire dai 3 mesi si prova ad abituare il bambino ad avere un buon rapporto con la natura, a considerare l’ambiente circostante come un prezioso alleato per il proprio benessere e un’inesauribile fonte di risorse, non solo dal punto di vista materiale legato ai prodotti alimentari.

Il bambino impara a costruire con le proprie manine gli strumenti di cui ha bisogno, a coltivare i frutti con i quali poi prepara una merenda fresca, ad impastare farine con cui realizza una pizza e a curare il laboratorio di piante aromatiche. Il tutto sotto la guida e l’occhio vigile di insegnanti che hanno la passione per ciò che fanno e che sono attenti ad ogni singolo dettaglio. Perché ci si può dedicare a questo mestiere solo se lo si sente davvero dentro. Ed è così che vengono guidati i bambini, animati dallo spirito di collaborazione ed aiuto reciproco che contraddistinguono questo tipo di attività manuali e artigianali.

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Gli agriasilo e agrinido sono vere e proprie scuole sul campo, strutture ecosostenibili i bimbi hanno i propri attrezzi del mestiere: non solo dunque colori e quaderni, ma anche zappa e rastrello per coltivare il proprio orticello, lo stesso in cui raccoglieranno i frutti con i quali faranno merenda. Queste sono solo alcune delle proposte educative per i bambini dai 3 mesi ai 6 anni, elaborate da pedagogisti consapevoli che un buon rapporto con l’ambiente e la natura può essere davvero radicato se lo si costruisce sin dall’infanzia.

Ed ecco quindi bambini che trascorrono le loro ore a scuole impegnati in attività ludico-didattiche alternative, intenti a seminare, raccogliere, osservare. Oltre all’attività pratica all’aria aperta, in classe poi le maestre insegnano loro a distinguere le piante, a conoscerne le proprietà e ad utilizzarle in diversi contesti per differenti utilizzi.

I bambini hanno così la possibilità di osservare il comportamento degli animali e seguire la crescita delle piantine, giocare e scoprire il mondo attraverso materiali poveri e non strutturati: giochi di legno, bambole di stoffa, carte e cartoni di ogni grandezza e dimensioni arredano gli spazi della agriscuola. Una programmazione didattica basata quindi non solo sul sapere nozionistico, ma soprattutto una scuola del saper essere e del saper fare.

Quasi un’inversione di tendenza, che fa tornare col pensiero indietro nel tempo, a quando i nostri nonni svolgevano tutte le attività della loro vita all’aria aperta, a strettissimo contatto con la natura, chinati nei  campi oppure impegnati con gli animali.

Scuole di questo tipo sono presenti in quasi tutte le regioni italiane, dal Piemonte alla Toscana, dal Lazio al Veneto, dalle Marche al Trentino Alto Adige.

Sarà dunque questa la scuola del futuro?

Annachiara Cagnazzo

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