Artista specializzato in design e pittura all’Akademie der Bildenden Künste di Vienna, Kolomon Moser si configura quale interprete del clima secessionista all’epoca. Suo collaboratore fu Gustav Klimt del quale sposò lo stilema artistico e nel 1894 formò il “Club dei sette” con personalità del calibro di Josef Hoffmann e Josef Maria Olbrich.
Partecipò con le sue opere grafiche a numerose riviste elaborando un suo stile personale e indipendente che lo condurrà ad essere uno dei principali esponenti della Secessione. Fu Direttore del Ver Sacrum, la rivista imago del movimento secessionista, arricchita dalle sue illustrazioni, e illustre professore di pittura alla Kunstgewerbeschule di Vienna. Il suo design di moda fu oggetto di una esposizione e riscontrò notevole interesse il servizio di bicchieri di liquore.

Il suo iter artistico proseguì con la fondazione del gruppo Wiener Kunst im Haus e successivamente creò l’azienda all’avanguardia: Wiener Werkstätte. Produsse mobili, gioielli, tessuti e si diede al disegno di costumi per il Cabaret Fledermaus, teatro strutturato da Hoffmann. Lo stile utilizzato fu quello geometrico al posto degli stilemi naturalistici. Moser caratterizzò le sue opere con griglie e quadrati bianchi e neri che riecheggiano l’arte egizia. Un rigore formale, una severità stilistica che aprì il dialogo con il Bauhaus.
Moser si dilettò anche nel progettare le vetrate istoriate della chiesa Am Steinhof di Otto Wagner. In una fase successiva si dedicò quasi esclusivamente al comparto pittorico dimostrando la sua versatilità.
Moser ebbe un ruolo fondamentale nel passaggio stilistico dalla fase naturalistica a quella geometrica, focus della fin de siècle. La pulizia formale, la linearità e i segmenti regolari geometrici che caratterizzarono le sue opere dettarono un nuovo trend artistico che contaminò anche il modo di sentire diffuso, considerando parametri estetici il ridurre l’aspetto decorativo, il semplificare la dialettica tra le forme, il temperare il parossismo formale e geometrizzare il visibile.
Costanza Marana















