La sicurezza prima di tutto: priorità e percezioni di un popolo

Dati e riflessioni relative all'ultimo sondaggio Swg

Il sondaggio in questione cerca d’illustrare ciò che il popolo italiano richiede alle prefetture. Si tratta quindi di dati strettamente pratici ma che posso offrire, in seconda battuta, una calzante immagine di ciò che preoccupa la popolazione.

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La sicurezza prima di tutto. Questo è ciò che emerge dal sondaggio Swg commissionato dal Sinpref, il sindacato della categoria prefettizia.

Il sondaggio in questione cerca d’illustrare ciò che il popolo italiano richiede alle prefetture. Si tratta quindi di dati strettamente pratici ma che posso offrire, in seconda battuta, una calzante immagine di ciò che preoccupa la popolazione. Ciò che emerge, come già accennato, può essere riassunto nel motto “la sicurezza prima di tutto“. Vediamo ora più nel dettaglio alcuni dei dati raccolti. 

Il ruolo della prefettura:

Per prima cosa è bene sottolineare che gli italiani risultano mediamente soddisfatti dal lavoro svolto dalle prefetture (64%). Ponendo come loro compito principale il dover garantire l’ordine e la sicurezza pubblica (67%).  Già questi due dati bastano a confermare la scelta strategica del ministro Salvini di servirsi proprio di questi organi per combattere il crimine e il degrado, anche a costo di avallare l’autorità dei sindaci. (Ciò è evidente dal polverone che si sta sollevando attorno al problema della cannabis light, in cui sono proprio i prefetti, e non i sindaci, a supportare la crociata del Ministro dell’interno.)

Va inoltre segnalato che questo 67% tende a salire fino ad un buon 72% nei grandi centri abitati e tocca quota 75% tra la popolazione più anziana.

Nonostante l’Italia sia uno dei pochi paesi europei in cui il tasso di criminalità, negli ultimi anni, sta dolcemente scendendo, il popolo afferma di voler più sicurezza. Difficile, anzi impossibile, comprendere quanto questo bisogno sia reale e concreto e quanto, invece, sia motivato da un certo tipo di propaganda politica e culturale.

Il problema immigrazione:

Subito dopo la questione della sicurezza il popolo italiano assegna alle prefetture molti altri compiti tra cui: la protezione civile (45%); la funzionalità degli enti locali (29%) e, al quarto posto, il problema dell’immigrazione (28%). Quasi stupisce vedere il tema migranti così in basso nella classifica ma a chiarire meglio la situazione giunge un secondo dato illuminante. Se, infatti, il popolo italiano ritiene spesso efficace il ruolo delle prefetture, quando ci spostiamo su questo spinosissimo tema scopriamo che il 38% della popolazione ritiene che tali organi non stiano facendo abbastanza.

E’ proprio problema dell’immigrazione, dunque, a generare più di ogni altro la richiesta, da parte del popolo, di “far qualcosa in più“. Il lavoro delle prefetture, in quest’area, si rivela quindi insufficiente a soddisfare le preoccupazioni degli italiani.

Anche in questo caso è tuttavia complesso comprendere quanto la richiesta sia dovuta a un’effettiva necessità e quanto, invece, sia gonfiata e costruita da determinati discorsi politici.

L’utilità della prefettura:

Il sondaggio sottolinea che gli italiani non sono disposti a rinunciare alle prefetture. Solo il 6% degli intervistati, infatti, ritiene inutili tali organi mentre la stragrande maggioranza della popolazione ne riconosce il ruolo e, soprattutto, il merito. Ciò è evidente nel momento in cui si osserva un altro elenco di dati, questa volta costruito chiedendo agli intervistati per quali attività essi ritengano utili le prefetture. Non si parla dunque di ciò che gli italiani vorrebbero da tali organi, come nei dati esposti sopra, ma di ciò che viene riconosciuto come “cosa fatta“.

Al primo posto troviamo nuovamente la pubblica sicurezza (22%); l’ordine pubblico in eventi e cortei (16%); il controllo del territorio (14%); il coordinamento con enti e organi (12%); la gestione dell’immigrazione (8%).  Unendo questo dato sull’immigrazione al 28% visto sopra risulta chiaro come un 20% della popolazione richieda all’organo prefettizio una maggiore attenzione al problema migranti. Un 20% che potremmo definire, a causa di questo fattore, completamente insoddisfatto dagli attuali provvedimenti.

Una domanda utile che potremmo porci, giunti al termine di questa analisi, è come le prefetture dovrebbero usare questi dati. Dovremmo forse sperare in un tentativo dei prefetti mirato ad allinearsi alle richieste e alle percezioni del popolo? O sarebbe forse più utile chiedere a queste figure di agire distaccandosi dalle percezioni, per mettere in luce gli effettivi problemi e criticità di un territorio? Difficile rispondere. Ciò che appare evidente da questi dati, però, è che risulta spesso impossibile comprendere quanto un problema esista realmente e quanto, invece, sia un determinato tipo di discorso culturale ad ingigantirlo e a renderlo priorità agli occhi della popolazione.

 

Andrea Pezzotta

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