La storia di Mina: ogni suo goal è una vittoria per tutte le donne

“Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del goal. Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica”.
Pier Paolo Pasolini
Le parole di Pier Paolo si susseguono una dopo l’altra mentre salgo in macchina dopo aver ascoltato Mina, in una fresca sera di inizio settembre qui, a Tiggiano, un paese del Salento.  La sovversione di una ragazza che ha sempre amato il calcio in un mondo che le donne le vede bene solo come compagne di chi questo “sport da uomo” lo può praticare senza essere criticato.
“Da sempre, il calcio lo amo da sempre, sin da bambina è stato il mio gioco preferito. Ho iniziato a giocarci perché nel gruppo di bambini del mio quartiere ero l’unica femmina e nei confronti del pallone ho subito avvertito una predisposizione”.
Ho chiesto a Mina di raccontarmi della sua esperienza, della sua passione per il calcio perché credo che la sua testimonianza sia importante: non conta ciò che la società si aspetta da ciascuno, importa invece quello che fa vibrare corde del cuore che nessuno conosce, ciò che tiene sveglie e svegli, ciò che si nutre della caparbietà caratteristica di ogni passione. E cos’è la passione, se non “i miei genitori non erano d’accordo (e non lo sono nemmeno ora del tutto) ma a me non importava: io volevo giocare a calcio”. Cos’è la passione, se non quella che vedo negli occhi di Mina mentre si racconta e che vorrei esser capace di descrivere; come il fiato sospeso mentre il piede taglia il vento procedendo verso il pallone per colpirlo con un calcio che non fa male: si può descrivere?
“Ho iniziato a giocare nella squadra qui a Tiggiano all’età di undici anni. La squadra era composta solo da ragazzi, io ero l’unica ragazza”. Un percorso non semplice ma fatto di emozioni, affetti e soddisfazioni. “Successivamente, abbandonato il calcio a 11 in quanto non erano presenti squadre femminili qui in zona, sono passata a praticare il calcio a 5. Dopo alcuni anni sono entrata a far parte di una squadra femminile di un paese qui vicino e nel 2010 mi è stato chiesto di formare una squadra femminile composta da ragazze dai dodici anni in su: da allora ne sono la capitana; e tre anni fa è nata l’idea di dedicarmi anche alle bambine. Mi ci dedico tanto e cerco di sostenere la loro passione per il calcio perché mi rivedo in ognuna di loro. Sono tutte bambine, ed è bello vedere come pian piano la considerazione del calcio come sport maschile stia cambiando. Non è facile, sia per le bambine che devono armarsi di coraggio e sia per i genitori che devono accettare questa passione spesso confusa con altro”.

Cosa vorresti sapessero le bambine che temono o si vergognano di entrare a far parte di una squadra di calcio?

“Per alcune bambine non è affatto semplice comunicare ai propri genitori di voler giocare a calcio. A volte vengono ostacolate e quindi la maggior parte ci rinuncia. Io ammiro ogni bambina che decide di venire ad allenarsi, perché riconosco il suo coraggio. Mi piacerebbe dire ad ogni singolo adulto di lasciare esprimere al meglio le proprie figlie: non esistono sport maschili o femminili, ma esiste semplicemente la passione”.
Dire chi si è e cosa si ama fare in un modo che divide le passioni e le ambizioni e i gusti tra il rosa e l’azzurro, tra chi deve imparare a cucinare e chi deve imparare a salvare il mondo, tra chi deve essere debole e chi deve essere forte; bisogna essere coraggiosa per correre il rischio di apparire “maschiaccia” se i tuoi occhi brillano davanti al pallone, se non ti ferma lo studio, il lavoro, gli infortuni come nel caso di Mina. Deve essere difficile non mollare, compiere sacrifici, superare ostacoli di diverso genere senza perdere di vista il proprio sogno. Senza perdere di vista il campo su cui correrai e che sarà il terreno di una vittoria personale, e non solo.
“Mi capita di fermarmi a guardare gruppi di bambine e bambini che giocano per strada, in piazza e lo vedo, lo riconosco il talento, la predisposizione di alcune bambine: quella è una cosa che non impari. Puoi crescere e migliorare, certo, ma se sei portata non puoi nasconderlo a te stessa e agli altri”.
Il talento, che sa farsi strada ovunque nonostante le difficoltà. Anzi, sembra nutrirsi di esse.
“Non è facile portare avanti una squadra di calcio femminile, perché le ragazze che ne fanno parte non possono dedicarsi solo a questo, devono lavorare. Una calciatrice non può vivere solo di calcio, mentre un calciatore sì, giusto?”
La storia di Mina indica che il sesso fa la differenza, e ne siamo tutte e tutti testimoni. Accade anche ai bambini e ai ragazzi, ovviamente: vittime di un’impostazione culturale che appare difficile da smontare e che ancora troppo spesso limita la libertà di essere chi si è.

Mina, il ricordo più bello?, un attimo di silenzio, come quelli che precedono un goal e…

“quando abbiamo vinto il campionato, nel 2012. Nessuna di noi prima di allora aveva vinto un campionato ed è stata per tutte una gioia immensa. Ripetutasi due anni dopo”.
La storia di Mina è goal. Un goal di quelli che fin quando non viene urlato dal cronista, non ci credi. Di quelli che tengono col fiato sospeso, che fanno girare la testa, che fanno sbarrare gli occhi, che fanno saltare, gridare, esultare! Ed è il goal di una bambina di un paese del Salento che correva giù in strada a giocare; è il goal di una ragazza che tra i libri dell’università e dopo il lavoro non ha mai rinunciato ad allenarsi e ad allenare; è il  goal di una donna che quando corre in campo lo fa per tutte. Ogni calcio al pallone è un calcio a chi ci vorrebbe come ci ha immaginate, a chi pretende di vestirci e di affibbiarci ruoli e caratteristiche, a chi ci vorrebbe fuori da ogni campo. E invece.
“Il calcio mi ha dato veramente tanto. Grazie al calcio ho imparato lo spirito di gruppo, la costanza, le regole, il rispetto, il sacrificio e mi  mi ha reso più forte caratterialmente: il calcio è considerato uno sport maschile e una ragazza che lo pratica  non è vista sempre di buon occhio”.
Ogni goal di Mina è una vittoria, di quelle vere, che fanno battere i cuori, come dice(va) Pier Paolo. Di quelle che i giornali tarderanno a raccontare, ma che sono pagine di una storia incredibile. Quella delle donne.

Deborah Biasco

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