La storia insegna ma l’uomo non impara

Dalla parte di chi lotta per essere riconosciuto, dell'essere umano e dei suoi diritti.
Contribuisci a preservare la libera informazione.

DONA

Quante volte abbiamo sentito parlare degli insegnamenti della storia? E quante volte ci siamo ritrovati a commettere gli stessi errori? Purtroppo la risposta a queste domande è una: sempre.

La storia insegna ma l’uomo non impara.

In questi giorni stiamo assistendo all’inasprimento del conflitto in Ucraina che rischia di diventare devastante. A differenza di altre guerre questa si sta tenendo proprio in Europa, a casa nostra.

I discorsi di Putin spaventano perché puntano al controllo di un’altra nazione sovrana e indipendente. Il leader russo nega quasi l’esistenza stessa dell’Ucraina considerandola, in ottica sovietica, una semplice parte del dominio russo. Non è mai un buon segno quando un Capo di Stato, oltretutto di una nazione che conosce solo in parte la democrazia, minaccia ritorsioni verso eventuali avversari. La sensazione è che la rivendicazione legata al Donbass sia solo una scusa per poter estendere il dominio a tutta l’Ucraina. Quando una nazione rivendica più spazio e lo fa con l’esercito non si può evitare di pensare a passate e catastrofiche esperienze.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale si è assistito ad una fase di calma apparente, ma i nostri occhi spesso non hanno visto o non hanno voluto vedere che la guerra ha continuato ad essere presente in tante, troppe, parti del mondo.

I media, per la maggior parte , si sono occupati dei vari conflitti solo nelle fasi più calde ma poi ci siamo tutti dimenticati ad esempio della situazione in Siria, dei campi profughi in Giordania, della situazione in Afghanistan ed in particolare della condizione delle donne sotto il regime talebano. Il conflitto palestinese-israeliano continua a mietere vittime ma non sempre se ne parla. L’Africa è in larga parte una polveriera e l’unica salvezza per le popolazioni devastate sono organizzazioni come Emergency e Medici senza Frontiere.

Migrare significa scappare per sopravvivere

La guerra non causa solo morti e devastazione ma anche la fuga di quelli che in un modo o nell’altro riescono a scappare da un incubo sperando di trovare di meglio. Ebbene spesso non trovano di meglio perché si trovano prigionieri dei campi libici, messi in piedi da accordi internazionali che hanno solo peggiorato la loro condizione umana.

Avere meno sbarchi non vuole certo dire che la situazione sia migliorata. Aiutiamoli a casa loro dicevano… ancora una volta la storia insegna ma l’uomo non impara.

Il genere umano non ha imparato neanche questa lezione e ci ritroviamo di nuovo dei veri e propri campi di concentramento. L’ascolto delle lezioni di Liliana Segre, Piero Terracina, Sami Modiano e di tutti i testimoni della Shoah andrebbe reso obbligatorio e non solo per i ragazzi.

Non è più tempo di analizzare le posizioni politiche e strategiche ma è ormai tempo di affermare con forza che la guerra è fuori dal tempo e che è assolutamente inaccettabile.

Le incomprensioni internazionali possono esistere ma ci deve essere una soluzione diplomatica che escluda la possibilità, nel 2022, di morire per delle guerre che non risolvono nulla e distruggono tutto.

Alessandro Milia

Stampa questo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.