La tensione della Vita Nuova tra dimensione pubblica e dimensione privata

Come ogni altra autentica opera d’arte, la Vita Nuova è sopravvissuta al trascorrere del tempo guadagnandosi la sua meritata eternità. Essa appartiene tuttavia a un’epoca assai distante dalla nostra e perciò, per avvicinarci al testo dantesco, è necessario fare un salto nel passato e accostarci a cose che sono ben lontane dal nostro mondo moderno. Perché, chiaramente, l’arte medievale è molto lontana da noi (non soltanto in termini cronologici).

Una distanza religiosa

L’arte del Medioevo ci è lontana perché è un’arte cristiana. Di conseguenza, le sue opere sono profondamente impregnate di idee e sentimenti cristiani. Ciò vale non solo per l’arte religiosa, ma anche per quella profana (ad esempio la poesia amorosa dei trovatori, anche se l’amore che essa celebra è stato a sua volta condannato in nome dei princìpi del Cristianesimo).



La prima edizione della Vita Nuova

Pochi anni dopo il Concilio di Trento, compare a Firenze la prima edizione della Vita Nuova. Siamo nel 1576 e l’opera presenta alcune rilevanti e significative alterazioni del testo:

  • la parola gloriosa è sostituita da graziosa
  • beatitudine diventa felicità
  • salute è mutata in quiete
  • la parola beata viene evitata

Qual è il motivo di queste alterazioni del testo?

Il motivo risiede nel fatto che il sedicesimo secolo – epoca della prima edizione dell’opera – non ha la stessa visione del mondo che apparteneva al secolo tredicesimo – epoca in cui venne scritta la Vita Nuova – e di conseguenza può scambiare per sacrilegio e per offesa alla religione ciò che è in realtà soltanto un’analogia. Ad esempio, il curatore dell’edizione del 1576 sostituisce salute con quiete perché nel primo termine egli sente ancora il valore della sua connotazione, ritenendo perciò che la parola, dato l’uso che ne fa la Vita Nuova, possa riferirsi solo a Cristo e di certo non a una creatura mortale di nome Beatrice.

La sostituzione non è strana, ma anzi è comprensibile: nella Sacra Scrittura il termine salute si riferisce proprio a Cristo, il quale è definito salus nostra (tradotto, la nostra salvezza). In virtù di tali considerazioni, appare chiaro che il curatore dell’edizione del 1576 non commette un errore nel cogliere in quella parola un significato più ampio, significato che peraltro noi dovremmo tenere presente se vogliamo leggere la Vita Nuova per quella che è e trarne i significati che Dante ha scrupolosamente inserito tra le righe. Tuttavia, il curatore non si è reso conto che quella parola non rappresenta un’identità sacrilega, bensì un’analogia medievale.



Pubblico e privato

La Vita Nuova come è stata scritta dal suo autore contiene un significato interiore e privato che entra inevitabilmente in tensione con ciò che si trova all’esterno, con un contesto “pubblico”. Quando il contesto esterno cambia, quella tensione spesso si indebolisce o viene a mancare, perché quel che è interiore e privato non trova più nulla con cui entrare in contrasto. Questo è ciò che è accaduto alla Vita Nuova e, in varia misura, a tutta l’arte del Medioevo.

La dimensione “pubblica” di un’opera d’arte si trova in noi, e noi siamo cambiati moltissimo. Nell’arte medievale tale dimensione è costituita dalla fede verso la salvezza (salus) dell’anima, considerata la cosa più importante al mondo e possibile solo per mezzo di Cristo. Allora che significato può avere Beatrice? Nella Vita Nuova il significato pubblico di salute è Cristo, quello privato è Beatrice. Senza il primo, il secondo ha perduto gran parte del suo significato, avendo perduto quella tensione che un’opera d’arte non può permettersi di perdere.

Annapaola Ursini

 

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