La teoria della simulazione: viviamo in un videogame?

La teoria della simulazione presuppone che siamo tutti personaggi di un intricato videogame in cui ciascuno ricopre un ruolo fondamentale.

Un gruppo di scienziati di importanti istituzioni come il MIT e Oxford University, sono convinti che potremmo vivere tutti in una simulazione al computer e che questa teoria possa rispondere a molte delle domande che l’uomo si pone dall’inizio della sua esistenza: “Chi sono? Da dove vengo? Che senso ha la vita?”




Il trilemma della teoria della simulazione

Nel 2003 il famoso filosofo ed economista dell’Università di Oxford Nick Bostrom presenta ufficialmente la “teoria della simulazione” nata cercando di risolvere un curioso trilemma:

  1. E’molto probabile che la specie umana si estingua prima di raggiungere uno stadio “post-umano”;
  2. E’estremamente improbabile che qualsiasi civiltà post-umana esegua un numero significativo di simulazioni della propria storia evolutiva;
  3. Quasi certamente stiamo vivendo in una simulazione al computer.

La terza opzione è probabilmente secondo Bostrom il risultato più probabile.               Secondo la teoria della simulazione è possibile che la realtà sia semplicemente una simulazione al computer ultra-high-tech in cui viviamo, lavoriamo, ridiamo e amiamo. Questo videogame interattivo potrebbe essere stato creato da un intelligenza più avanzata per simulare il mondo dei loro antenati.

I sostenitori della teoria del videogame

Bostrom non è l’unico a credere che stiamo vivendo in una simulazione. Rizwan Virk  (laureato al Massachusetts Institute of Technology e direttore esecutivo di Play Labs) ha descritto quello che lui chiama il “Simulation Point“, ossia il momento in cui potremmo realisticamente costruire una simulazione simile a Matrix.

 “L’idea di base è che tutto ciò che vediamo intorno a noi, inclusi la Terra e l’universo, fanno parte di un gioco di ruolo online multiplayer di massa (MMORPG) e che siamo giocatori in questo gioco”.

Virk sull’interpretazione della teoria della simulazione

Tra i fisici anche David Bohm affermò qualcosa di simile parlando di realtà:

“La realtà è ciò che riteniamo vero. Ciò che riteniamo vero è ciò in cui crediamo. Quello in cui crediamo si basa sulle nostre percezioni. Ciò che percepiamo dipende da ciò che cerchiamo. Quello che cerchiamo dipende da quello che pensiamo. Ciò che pensiamo dipende da ciò che percepiamo. Quello che percepiamo determina ciò in cui crediamo. Ciò in cui crediamo determina ciò che riteniamo vero. Quello che riteniamo vero è la nostra realtà “.

La teoria della simulazione risale a molto tempo fa

La natura della realtà è stata oggetto di numerose domande da parte dei filosofi per millenni.                                                                                                                                                        Probabilmente Platone o Descartes non immaginavano “Matrix” mentre cercavano di dare una spiegazione al nostro mondo, ma molti studiosi hanno notato che la teoria della simulazione potrebbe essere un’interpretazione moderna dell’allegoria della caverna di Platone o dell’ipotesi del demone malvagio di Descartes.

Ma non solo. Menti acute hanno notato che l’idea della simulazione si incastra perfettamente nelle menti di altri indimenticabili personaggi della storia come la scarpetta di cristallo nel piede di Cenerentola.                                                                                  Dal famoso velo illusorio di Maya di Schopenhauer alle parole del Buddha:

“La vita è un’illusione, un sogno, una bolla di schiuma… nulla è permanente nulla è degno di rabbia o disputa…nulla”.

La lunga strada della dimostrazione

Scienziati come il fisico nucleare Zohreh Davoudi e David Chalmers hanno chiarito che dimostrare di trovarci all’interno di una simulazione al computer è molto difficile.    Se fosse vero qualsiasi prova ottenuta potrebbe essere stata simulata e in ogni caso i fisici cercano prove della “non materia” nella materia. Per questo non sarà facile giungere a una verità oggettiva ma ci si può sempre basare sulla fede e l’intuizione.

Il ruolo all’interno del gioco

Molti tra scienziati, filosofi, fisici e menti curiose cercano di trovare le regole del gioco ma sopratutto il “senso”.                                                                                                                        Rizwan Virk sostiene che il fine sia uno solo: scoprire la verità e il proprio ruolo all’interno della simulazione. Ogni personaggio di un videogioco possiede speciali qualità e un compito, mediante il quale l’intera storia può svilupparsi e concludersi.

Il peso di molte vite

Virk sostiene che vedere la vita come un gioco potrebbe portare molti benefici all’intera umanità.                                                                                                                                                   Essendo tutti parte della trama di un videogame, non esisterebbero ruoli migliori o peggiori, buoni o cattivi: ciascuno a modo suo è indispensabile e di pari importanza. Questa visione annullerebbe le disparità tra esseri umani e migliorerebbe la collaborazione tra i “personaggi”.

La vita inizierebbe ad avere il sapore di puro divertimento e ogni prova sarebbe vista come una lezione per far scoprire al personaggio le proprie qualità e potenziarle per portare a termine la missione.

Siamo tutti come Mario Bros?

Mario Bros esiste perché deve salvare la principessa Peach. All’inizio del gioco Mario è molto lontano dal risultato e dovrà attraversare molti livelli in cui ogni aiutante “buono o cattivo” gli permetterà di incrementare le sue capacità e capire in che direzione deve andare.

Morirà ogni volta fino a che non capirà come passare al livello successivo. Man mano che si avvicina all’ultimo livello, anche lo scenario cambia e diventa più semplice capire la direzione.                                                                                                                            Ogni cosa è lì perché Mario comprenda il percorso e affinché la missione venga compiuta fino alla fine, indipendentemente da quanto tempo ci impiegherà.

Gli esseri umani sono un po’ come Mario Bros colpito da un “virus nella memoria“. Questo “codice di errore” lo convince che tutto ciò che vive è reale. Ogni esperienza diventa così faticosa e dolorosa.                                                                                                                    La teoria della simulazione gli ricorda però che è solo il personaggio di un divertente videogame e che il virus faceva parte della storia. Era solo uno strumento per fargli capire la sua vera importanza nel gioco.

La teoria della simulazione è sicuramente per molti ancora fantascienza e di difficile accettazione, ma come tutto ha un lato positivo.

Immaginare è gratis e dipende solo dalla fantasia… perché no? Chiudere gli occhi e pensare: “Che ruolo ha il mio personaggio in questo gioco chiamato Mondo?”

“Il tuo compito è scoprire quale è il tuo compito e dedicartici con tutto il cuore”-Buddha

Silvia Mulas

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