La tristezza della solitudine

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4082727545_2398cdf478_bA mezzogiorno di un giorno di fine agosto mi trovavo per caso in una cittadina vicino a Varese. Mi sono fermato e mi sono preparato due panini. Mi sono seduto su una panchina del parco comunale dove c’era già un signore in carrozzina che stava guardandosi in giro. Senza un libro, senza un giornale. Con uno sguardo quasi assente. Ho provato a salutarlo ma ho ricevuto solo un sorriso di cortesia. Dopo alcuni minuti e’ arrivato un altro signore. I due si sono salutati con un gesto della mano. E’ scappato un “buongiorno come stai?”, senza però nessuna risposta. Io vedendo che si conoscevano mi sono girato dall’altra parte cercando di  fingere di non sentire il dialogo che sicuramente sarebbe sorto fra i due. Invece nulla. I due si guardavano senza proferire parola. Ogni tanto il secondo picchiava le mani bofonchiando qualcosa. Poi nulla. Ho fatto a tempo a finire i panini e a controllare un bel po’ di mail. Dopo circa una mezz’oretta il secondo signore si e’ alzato, ha annunciato che andava al supermercato e se ne e’ andato. Entrambe le persone erano pensionate, ma a vista non superavano i 70-75 anni, ne presentavano anomalie fisiche o mentali. Erano solo totalmente sole. Senza una vita, senza nulla da raccontarsi in una cittadina tranquilla dove la vita si svolge sempre uguale come in quasi tutte le cittadine di provincia. Continuando il mio viaggio ho pensato e ripensato a questa scena ed al terribile problema della solitudine dei nostri anziani. Per quanti anni della loro vita hanno mantenuto la famiglia ed i figli e quanti sforzi hanno fatto per fare tutto questo? Pensavo a mio padre ed ai suoi amici che vivendo in una grande città hanno avuto maggiori possibilità e una volta in pensione , per loro fortuna non hanno vissuto isolati. Ma anche a Milano ci sono situazioni di questo tipo. Quanto deve essere triste per una persona non avere nessuno con cui dialogare o peggio nulla da raccontare. Noi nella nostra corsa frenetica, nell’affrontare i mille problemi che la vita e la crisi ci sta ponendo ogni giorno spesso ci dimentichiamo di tutti questo. Il tempo che potremmo dedicare ai nostri genitori anziani e’ sempre di meno e spesso, li “posteggiamo” in case di riposo dove andiamo forse una volta al mese a trovarli. Che tristezza questa vita. Solo quando i genitori non ci sono più ci si rende conto del vuoto che lasciano e di quanto erano importanti. Anche un solo consiglio, un sorriso od un abbraccio spesso ci cambiavano  la prospettiva di come vedere ed affrontare le cose. Dovremmo tornare ad essere più umani. Considerare la famiglia di nuovo la base ed le fondamenta della nostra società. I valori che ci siamo dimenticati o che fingiamo di non sapere e non vogliamo applicare per non fare la figura  di chi ha ancora qualcosa da dire e da offrire al suo prossimo. L’egoismo ed il denaro sembra siano le uniche cose che ci interessano. Ho visto persone ” prestare” 10 euro alla moglie o al marito ponendo un limite temporale per la restituzione. Credo che dobbiamo fermare il modo e ricominciare da zero per ricostruire una società più a misura d’uomo e poi attenta ai valori di ciascuno prima di finire in un giardino soli a guardare nel vuoto, senza stimoli, ne interesse alcuno aspettando solo che il tempo passi…una vita quasi vegetale. Spero che non sia realmente quello che vogliamo ne quello che ci aspetterà.

 

 

Antonio Scandola 

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