La Venere di Botticelli: Fama e Bellezza quando non esistevano i click

Nata dalla spuma del mare e sospinta dal soffio di Zefiro e Aura, posa come una perla al centro di una conchiglia, coprendo pudicamente le sue nudità con i lunghi capelli biondi in attesa che una delle Grazie le porga un mantello di fiori. È la Venere di Botticelli, icona di bellezza e modello ideale a cui tutte le donne del Rinascimento aspiravano. La Nascita Di Venere, datata 1485 (circa), è custodita presso la Galleria Degli Uffizi di Firenze. Il suo autore deve alla sua opera ed alla sua maestria la fama e la notorietà che lo hanno reso immortale. Oggi, nell’era dei click e dei follower, i modelli di fama e bellezza sono cambiati, in meglio o in peggio? Quali sono le differenze tra ieri e oggi?

L’ideale di bellezza dal  Rinascimento all’era dei like




Botticelli dipinse in più opere la personificazione della bellezza quattrocentesca. I canoni estetici di quel tempo erano: la fronte alta, il mento ben definito, la pelle pallida, i capelli biondi, le sopracciglia alte e delicate, il naso forte, la bocca stretta e le labbra carnose. Il corpo presenta forme pronunciate: ampio seno, addome arrotondato e fianchi larghi. Tutte le donne erano alla ricerca di questo modello sul proprio corpo. Ma l‘ideologia era molto diversa rispetto a quella di oggi. Se ai giorni nostri si ricerca una bellezza materiale, spesso addirittura legata ad un brand, nel Rinascimento la donna ricercava una bellezza spirituale. L’obiettivo era quello di identificarsi nella divinità di Venere che rappresenta il binomio bellezza-purezza.

Il fenomeno sociologico della notorietà ieri e oggi




La fama della Venere ideata dal Botticelli era legata al divino, quindi alla bontà ed alla castità. Si potrebbe tranquillamente dire che essa si trasformò in un fenomeno sociologico anche a quel tempo: tutti alla ricerca della purezza della Venere del ritratto, la quale altri non era che Simonetta Cattaneo. La nobildonna a cui si ispirò l’autorevole artista fu un’amante di Giuliano De’ Medici e a quel tempo era considerata dalla società una Venere Vivente. Probabilmente, se la bella musa ispiratrice di Botticelli fosse vissuta nell’era dei social, sarebbe diventata testimonial di grandi marchi o una seguitissima Influencer. Questo è proprio quello che accade a i giorni nostri. Chi è che crea i modelli di fama e bellezza nel 2020?

Il fenomeno Influencer

Sembra banale, ma a veicolare i gusti delle masse, se prima era solo la pubblicità, adesso sono gli Influencer. Si tratta di persone con un profilo su uno o più social network e una comunità di follower da influenzare. Essi sono in grado di stabilire un rapporto di fiducia con i loro seguaci adottando una comunicazione bidirezionale (attraverso commenti, like, condivisioni). Tra le caratteristiche principali degli Influencer vi è anche la capacità di creare tendenze. La persona deve convincere il cliente ad acquistare, consumare e consigliare il prodotto. È proprio qui che scatta il fenomeno sociologico: I consumatori preferiscono riporre la loro fiducia in una persona che, sebbene non conoscano, è in grado di fornire informazioni interessanti riguardo l’acquisto di un prodotto. A tal proposito, le aziende hanno deciso di investire in un nuovo piano di marketing che include gli Influencer nella strategia di promozione e comunicazione del prodotto. Una strategia del genere è stata tentata dalla Galleria Degli Uffizi, la quale si sarebbe servita dell’immagine di Chiara Ferragni per la promozione del museo. Tuttavia, qualcosa è andato storto.




Chiara Ferragni paragonata a Venere, caduta di stile da parte degli Uffizi?

Chiara Ferragni incarna un mito per milioni di followers – una sorta di divinità nell’era dei Social

Questo si legge sul post Instagram pubblicato dalla Galleria Degli Uffizi, nel quale si vede Chiara Farragni in posa davanti all’opera La Nascita Di Venere. C’è da puntalizzare che la famosissima influencer non è stata chiamata appositamente dal museo a scopi promozionali, ma si trovava lì per un servizio fotografico per Vogue. Tuttavia, il post dell’autorevole istituzione fiorentina fa subito pensare ad una strategia di marketing. Peccato che la scelta delle parole abbia scatenato subito l’indignazione e la polemica del pubblico, dal momento che Chiara Ferragni è stata paragonata alla Venere di Botticelli. Caduta di stile per il museo?

L’accaduto ha dato molto da pensare. Come ben dice l’autore del post: “I canoni estitici cambiano nel corso dei secoli” e al momento, che al pubblico piaccia o no, molti di essi sono dettati proprio dalle persone come la Ferragni. Ma è il caso di elevare l’operato e la personalità dell’influencer all’altezza di un’opera legendaria come quella di Botticelli? Questo è quello che ha visto (o voluto vedere) la società. Me c’è da dire che la Galleria sta investendo molto sul digitale (vedi la passeggiata virtuale) al fine di “modernizzare” la cultura (facilitandone la fruizione) e renderla anche a portata di giovani. Pertanto, se gli Uffizi hanno voluto servirsi dell’immagine dell’influencer per avvicinare il pubblico giovanile all’arte, ció potrebbe non essere così negativo.

Silvia Zingale 

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