La visione moderna del Medioevo: pregiudizi, reinterpretazioni e sguardi distratti

“Dopo il 1492, ognuno comincia a sognare un suo Medioevo”. Così Umberto Eco, con una buona dose di ironia, commentava l’abitudine a reinterpretare, senza l’adeguata accortezza storica, l’età antica più bistrattata: il Medioevo. L’autore de Il nome della rosa, avendo scelto quell’arco temporale per ambientare il suo romanzo, rimarcava quanto facilmente potesse ingannare la lettura del passato.

Questa specie di miopia rispetto agli eventi antichi non è un vizio tutto contemporaneo. Non solo la visione moderna del Medioevo, ma anche quella di tempi andati risulta lontana dalla realtà. Ben prima dell’esperienza di Eco, anche Ludovico Ariosto aveva creato un suo “personale Medioevo” nell’Orlando Furioso. La stessa cosa fece Walter Scott, padre del romanzo storico, e diventerà consuetudine per gli artisti che ambienteranno i loro scritti nel periodo medievale.

È lecito, dunque, sollevare alcuni quesiti. Quanta verità storica c’è dietro la visione moderna del Medioevo rappresentata nel corso degli anni? E quanto di “medievale” si nasconde, invece, in opere che sembrano alludere a tutt’altro?

Età “di mezzo”, Età “oscura”: molti sono gli appellativi impiegati per riferirsi al Medioevo. Più che da un approfondito studio degli elementi storici che contraddistinsero questo periodo, sembra che la visione moderna del Medioevo si nutra delle diverse interpretazioni con le quali, nel tempo, si guardò erroneamente ad esso. Oggetto di generale discredito presso gli Umanisti, come pure presso intellettuali  di tempi più recenti, il Medioevo è un periodo del quale si conosce poco. I suoi confini così sfumati, la damnatio memoriae che ha fatto perdere gran parte della produzione del tempo, hanno contribuito a generare diffusa confusione.

Eppure, come accade nei più interessanti paradossi della storia, la cultura medievale ha avuto grande successo in letteratura e nella moderna cinematografia, forse proprio grazie alla vaghezza dei suoi connotati. Al di là di ogni pregiudizio, si può riconoscere nel Medioevo una grande ricchezza di contenuti, tale da permettere ad ogni epoca di attingere ad essi nel rivisitare quel periodo, esaltandone ora una caratteristica, ora l’altra.

Nel 1973, nasce in America “Dungeons and Dragons




Ragazzi (e non più tali) si immedesimano in personaggi medievali dalle più diverse caratteristiche, all’interno del gioco di ruolo più famoso al mondo. L’eroe, un cavaliere classico, si batte contro stregoni, draghi e asperità varie seguendo le indicazioni dell’arbitro, il narratore della storia.

Qual è l’obiettivo del gioco? Più che nella vittoria, il divertimento risiede nel piacere dell’immedesimazione e dell’improvvisazione. Allora, sembra quasi una diretta conseguenza l’ambientazione di Dungeons and Dragons proprio nel Medioevo, l’età che più di ogni altra lascia infinite possibilità all’immaginazione. Ogni giocatore si diverte ad interpretare il proprio personaggio e ad animarlo in un contesto antico tutto da costruire con la propria fantasia.

Sempre all’interno del mondo magico, non si può non menzionare la visione moderna del Medioevo proposta da Walt Disney nelle sue pellicole.

Il “Medioevo” di molti bambini si è plasmato sulle rappresentazioni dei castelli de La bella Addormentata o nelle atmosfere cavalleresche de La spada nella roccia. Stupirà scoprire che nessuno dei manieri presenti in questi cartoni animati ha effettivamente una struttura tipica delle costruzioni medievali. Tutti i palazzi di queste opere sono in stile neogotico o rinascimentale. E lo sono pure quelli di Biancaneve e Cenerentola, che rimandano ugualmente a un immaginario dello stesso periodo.

Viene descritto un medioevo altrettanto impreciso e ricco di incongruenze storiche nella maggior parte delle pellicole prodotte, soprattutto in America, a partire dal dopoguerra. Dai kolossal più diversi, fino al famoso Il primo Cavaliere, con Sean Connery e Richard Gere nei panni rispettivamente di Artù e Lancillotto, traferiscono un’idea di un tempo più sognato che reale.

C’è poi da tenere a mente l’interessante dottrina dello storico Frederick Jackson Turner, che ha descritto la teoria della frontiera.

Per ciò che riguarda la storia americana, per lo studioso si dovrebbe assumere l’esistenza di una immaginaria frontiera che trasporta le suggestioni e gli immaginari da est verso ovest. Sarebbe così stata letta con gli stessi occhi delle invasioni barbariche la colonizzazione americana e, allo stesso modo, l’icona del cowboy è da accostare proprio a quella del cavaliere.

Nella struttura di molti western, si riconosce la trama tipica delle narrazioni legate al topos del cavaliere errante. Il cowboy, moderno paladino, vaga senza meta come i suoi predecessori in armatura, quando si imbatte nella fanciulla in difficoltà e altri antagonisti da combattere. Che il contesto sia il vecchio west poco importa: la costruzione del personaggio e dell’intreccio rispondono a stilemi tipici del fortunato medioevo.

Stupirà ancor di più l’ipotesi secondo cui Guerre stellari, successo di George Lucas del 1977, possa essere un calco di elementi tipici delle narrazioni medioevali. La storia è ambientata nel futuro e in un’altra galassia, eppure la vicenda può essere vista come rivisitazione originalissima di un classico “cappa e spada”! La principessa da liberare, gli eserciti di cavalieri in lotta tra loro, le spade laser: tutto rimanda al più tradizionale degli intrighi.

Letta come età di mezzo, tempo oscuro, era di cavalieri, maghi e streghe, il Medioevo ha continuato a vivere in mille forme nell’immaginario dei contemporanei. Si può pensare che questo sia frutto del fascino che da sempre esercita l’ignoto sulla mente umana. Oppure una tale attrazione può provenire davvero dalla bellezza di un’età antica, difficile da apprezzare nel corso degli studi scolastici ma riabilitata miracolosamente da filmografia, letteratura e persino industria del gioco.

Se c’è un elemento chiaro del Medioevo è la sua forte insistenza sulla dicotomia tra Chiesa e Stregoneria, Santo e Dannato. L’icona del cavaliere valoroso che si batte contro il nemico non può invecchiare o diventare storia passata di un tempo lontano. Ciò che persiste è l’aderenza ad un nucleo di valori decodificati con precisione proprio nel Medioevo, attraverso la costruzione di storie sull’eterna e senza tempo lotta tra Bene e Male.

Martina Dalessandro

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