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Home Cultura

La vita di Margherita Hack: la donna con i piedi per terra e gli occhi puntati verso le stelle

di admin
12 Giu 2020
in Cultura
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La vita di Margherita Hack
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La vita di Margherita Hack è stata davvero intensa. Piena di ostacoli, ma tutti superati senza troppe difficoltà.

Margherita nacque a Firenze il 12 giugno 1922.  I primi valori che i genitori le trasmisero furono libertà e giustizia. E proprio questi influenzarono la sua carriera ed anche la sua intera vita.

Il secolo in cui visse fu definito da lei stessa tragico. Fu segnato da due guerre mondali, dal fascismo, dalle persecuzioni razziali, dall’invenzione della bomba atomica e di quelle nucleari. Ma, allo stesso tempo, da enormi progressi scientifici:

“La mia generazione ha attraversato praticamente tutto questo secolo, drammatico per guerre e rivoluzioni, ma anche entusiasmante per gli enormi progressi della scienza e della tecnologia. Sono avvenute più scoperte in questi cent’anni che nei venti secoli precedenti, e le radici di questi profondi mutamenti le troviamo nel 1500 con Copernico, nel 1600 con Galileo, Keplero e poi con Newton. È stato il secolo dei progressi della medicina e della biologia, dei trapianti, delle madri ultrasessantenni, delle clonazioni. Siamo apprendisti stregoni che potranno fare un gran bene a tutti i viventi o addirittura distruggere il pianeta. Nel bene e nel male abbiamo vissuto in un secolo straordinario”.

Liceo ed università

La vita di Margherita Hack è sempre stata piena, anche durante la sua giovinezza. Frequentò il liceo classico, ma la scuola non distolse la sua attenzione dallo sport. Del resto, tenacia, impegno e determinazione sono sempre state alcune tra le sue migliori qualità. E lo dimostrò fin dall’adolescenza, vincendo numerose competizioni di atletica leggera (sia di salto in lungo che in alto).

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Al contrario di quanto si possa pensare, la matematica e la fisica non furono da subito le sue grandi passioni. Basti pensare che terminò la scuola con sei in entrambe le materie ed otto in filosofia. Non sostenne mai l’esame di stato, perché quando l’Italia entrò in guerra fu abolito.

Il suo rapporto con le scienze anche all’inizio del suo percorso universitario continuò a non essere semplice e lineare. Tanto che inizialmente scelse di iscriversi alla facoltà di Lettere. Le ci volle poco però per rendersi conto che la strada giusta per lei sarebbe stata un’altra. Si trasferì a Fisica e da quel momento la sua vita cambiò. Del resto, quando hai una vocazione, per quanto tu possa scappare, questa ti raggiungerà. Ed infatti a soli due esami della laurea, le fu proposto di scrivere una tesi sulle Cefeidi.

Lei in quel momento non poteva di certo saperlo, ma fu “quell’incontro con le stelle” a dare una svolta alla sua vita. Non fu un punto di arrivo, ma di partenza.

La vita di Margherita Hack tra studi e le scoperte

Le cefeidi

La sua tesi di laurea diede il via alla sua carriera.

Ma cosa sono esattamente le Cefeidi? Sono stelle che diventano periodicamente più o meno brillanti e prendono il nome da δ Cephei, la prima variabile di questo tipo osservata nella nostra galassia. 

Quello studio condotto durante tutto il periodo di variabilità (per ottenerne un certo numero di spettri), spinse Margherita ad occuparsi di spettroscopia stellare, il suo principale campo di ricerca.

Come spiegò la stessa Hack in uno dei suoi libri divulgativi queste stelle:

“Sono caratterizzate dall’estrema regolarità delle loro variazioni luminose e la loro grande importanza consiste nel fatto che c’è una stretta relazione tra il periodo di variabilità e il loro splendore intrinseco”.

Prima di Margherita fu un’altra donna ad occuparsene, Henrietta Leavitt. Entrambe si trovano a subire l’indifferenza e addirittura l’opposizione di colleghi uomini, che consideravano inconcepibile confrontarsi con una collega appartenente al “sesso debole”. Ma entrambe dimostrarono di avere le stesse capacità – se non anche maggiori – del sesso opposto.

Grazie alle loro  osservazioni oggi le stelle di questo tipo sono considerate punti di riferimento fondamentali per misurare la distanza delle galassie alle quali appartengono. E questo metodo è considerato uno dei più accurati attualmente possibili.

Le stelle a emissione b

Durante la sua carriera, l’astrofisica spostò la sua attenzione su questo tipo di stelle, alcune delle quali sono a loro volta Cefeidi. La loro caratteristica consiste in una rapida rotazione che le porta ad emettere grandi quantità di materiale e talvolta a formare anelli o inviluppi stellari.

Le stelle di tipo Be, studiate in particolare dall’astronoma, si caratterizzano per una significativa emissione di idrogeno (da qui il suffisso “e” dopo la lettera B, che indica la loro classe spettrale) e per un eccesso di radiazione infrarossa. Oggi sappiamo che queste due peculiarità dipendono dai dischi di materia che circondano tali stelle e ne assorbono la radiazione ultravioletta.

L’astronomia degli ultravioletti

La Hack ha esplorato l’universo attraverso i raggi ultravioletti a partire da una stella nota come Epsilon Aurigae, una supergigante di magnitudine 3, lontana 6500 anni luce e ben duecentomila volte più luminosa del Sole. Ed ha il merito di aver condotto l’astronomia italiana in questo campo fin dagli anni ’70, con la partecipazione alla missione del satellite International Ultraviolet Explorer (Iue), lanciato il 26 gennaio 1978 da Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Gran Bretagna, attivo per 16 anni, fino al 30 settembre 1996.

La conclusione a cui si giunse fu che probabilmente Epsilon Aurigae è un sistema formato da tre stelle, una coppia di stelle calde molto vicine tra loro circondate da una nebulosa protoplanetaria e una gigante circondata da un’atmosfera rarefatta.

Come era solita spiegare la Hack nelle sue conferenze divulgative, il cielo può essere osservato in molti modi diversi, dalla luce visibile ai raggi X. Guardarlo ai raggi ultravioletti significa poter osservare fenomeni altrimenti invisibili, i cui protagonisti sono oggetti molto caldi, come le stelle nascenti o quelle che stanno per morire.

Altri studi

La Hack si occupò anche delle Quasar, le Pulsar, della radiazione fossile a 2,7 gradi assoluti che permea tutto l’Universo, dei buchi neri, i Grb, i pianeti extrasolari.

La carriera da direttrice di un osservatorio astronomico e da divulgatrice scientifica

La vita di Margherita Hack è stata ricca di scoperte, di prime volte. Proprio lei fu la prima donna in Italia a dirigere un osservatorio astronomico. Nel 1980 ha fondato a Trieste un Istituto di Astronomia. Questo poi fu sostituito nel 1985 da un Dipartimento di Astronomia, di cui è stata direttrice fino al 1990.

Inoltre ha collaborato con numerosi giornali e periodici specializzati. Ha fondato nel 1978 la rivista bimensile L’Astronomia, di cui è stata a lungo direttore e successivamente ha diretto la rivista di divulgazione scientifica e cultura astronomica Le Stelle. Ed è stata un’ottima divulgatrice scientifica: il trattato “Stellar Spectroscopy”, scritto a Berkeley nel 1959 assieme a Otto Struve, è considerato ancora oggi un testo fondamentale.

Premi e riconoscimenti

Tra i riconoscimenti ottenuti ricordiamo ad esempio la Medaglia d’oro ai benemeriti della scienza e della cultura e il Diploma di prima classe per i benemeriti della Scienza e della Cultura del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica.

Ciò che non tutti sanno è che esiste un asteroide che porta il suo nome, 8558 Hack. Fu scoperto il 1 agosto del 1995 da Andrea Boattini e Luciano Tesi e consiste in un corpo celeste appartenente alla fascia principale di asteroidi, collocata orientativamente nello spazio che intercorre tra le orbite di Marte e Giove.

Le idee di Margherita Hack al di là della scienza

La vita di Margherita Hack è stata dedicata non solo alla scienza, ma anche a molte cause diverse tra loro. Era una donna molto attiva nel sociale, non aveva affatto paura di prendere posizione.

Era un’animalista convinta e vegetariana fin da quando era bambina. Ha definito la carne ripugnante, non per il suo odore, ma per la sua provenienza. Per lei uccidere qualsiasi creatura vivente non era diverso dall’uccidere un uomo.

Era atea. Non credeva in Dio, ma nelle leggi morali, nell’etica. Che per lei dovevano prescindere da un’eventuale ricompensa nell’aldilà. Desiderava vivere in una società fondata sui valori, come il perdono, la solidarietà. E riteneva che un po’ di scetticismo potesse essere sano e che fosse necessario imparare a dubitare.

Libera e anticonformista

Era una donna libera, indipendente. Molto più avanti rispetto all’epoca in cui è vissuta. Ha accelerato i tempi in molti campi. È nata negli anni Venti, quando per le donne era difficile affermarsi ed i suoi studi si sono rivelati più utili ed importanti di quelli di molti uomini. È vissuta  in un periodo in cui l’omosessualità era un tabù ed ha abbracciato la causa delle famiglie arcobaleno, battendosi per loro. Ma la cosa più sorprendente è che è rimasta sempre con i piedi ben piantati per terra. Ha raggiunto traguardi ineguagliabili, eppure non ha mai creduto di aver fatto qualcosa di straordinario, definendo la sua ricerca “discreta”. Aver trasmesso la sua passione per la scienza ai giovani è stato l’unico merito che si è riconosciuta. Del resto, solo chi ha una forte passione può trasmetterla agli altri. Ed era il suo caso.

La vita di Margherita Hack insomma è stata ricca di soddisfazioni, di riconoscimenti, di scoperte. Ma a lei dobbiamo dire grazie non solo come astronoma, ma soprattutto come donna, come individuo, perchè ci ha insegnato una grande lezione. L”impegno e la dedizione possono superare qualsiasi ostacolo. Quando ami davvero ciò che fai, niente può fermarti.

Anna Gaia Cavallo

 

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Comments 6

  1. Marina Assanti says:
    6 anni fa

    Letto con molto piacere. E non perché sono di Trieste.
    Mi piaceva come persona, come donna, come scienziata.
    Quand’è morta le ho dedicato una poesia.
    Grazie per questo bell’articolo.
    Marina

  2. Stefano Cattaneo says:
    6 anni fa

    Una grande scienziata, molto importanti le sue scoperte, come ad esempio gli studi sulle Cefeidiò Grazie a lei, osservando una di queste stelle in un’altra galassia, sappiamo quale è la sua luminosità, quindi, valutando la luminosità con cui la osserviamo, possiamo calcolare con precisione la distanza della galassia.
    Pregevole l’articolo.

    • Ultima Voce says:
      6 anni fa

      Ciao Stefano e grazie per il tuo commento. Un abbraccio nella speranza di rileggerci presto

  3. Alessia says:
    5 anni fa

    Grazie,mi è servito per la mia ricerca.Ciao!

  4. Alessia De Feudis says:
    5 anni fa

    Grazie,mi è servito per la mia ricerca.Ciao!

    • Ultima Voce says:
      5 anni fa

      Speriamo di continuare a essere di utilità

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