E se è la vittima a minimizzare gli insulti sessisti?

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Le studentesse del liceo artistico Selvatico sono nuovamente al centro dell’attenzione mediatica. Dopo aver denunciato di essere state riprese con dei cellulari e aver ricevuto insulti sessisti da parte dei ragazzi dell’adiacente Istituto Bernardi, ora fanno dietrofront.

Infatti il giorno successivo al corteo, organizzato a Padova per opporsi al cambio di sede, le alunne minimizzano i gesti e chiariscono quello che per loro è un obiettivo primario: “Sono solo offese, non molestie. A noi interessa tornare nella vecchia scuola, una sede storica e prestigiosa”.




Questo ritrattare i fatti avviene nel peggiore dei modi. Le studentesse infatti non minimizzano solo l’accaduto ma mostrano una totale ignoranza riguardo il significato stesso di molestia o di insulti sessisti. “Si, ma queste sono piccole cose. Ecco voi giornalisti subito a fissarvi su un dettaglio. La questione è che ci hanno spostato dalla sede storica della scuola”.

Loro li chiamano dettagli, peccato che solo qualche ora prima avevano dichiarato che i ragazzi “le molestavano” ed erano scese in piazza per gridare a gran voce che loro non volevano stare accanto a chi si è reso protagonista di “epiteti a sfondo sessuale, violazione della privacy attraverso video, sputi e bottiglie lanciate dai piani superiori”.




Ma è bastata qualche ora, qualche scusa e comprendere che i ragazzi sono dei minorenni per cambiare opinione e trasformare il tutto in un “banale dettaglio”. Infatti una rappresentante delle studentesse chiarisce bene quali sono le battaglie civili di cui loro vogliono essere protagoniste: “Per noi il problema è che vogliamo tornare nella sede storica della nostra scuola”.

E la scuola confinante, dove studiano i ragazzi accusati, che soluzioni ha adottato per intervenire in maniera concreta ed educativa sulla grave vicenda? Durante la ricreazione chiudono le finestre. Come se per rieducare al rispetto e al non ragionare seguendo solo l’istinto, basti confinare i simili tra loro.




Ma la risposta peggiore è giunta da chi dovrebbe avere a cuore lo sviluppo educativo e sentimentale degli alunni ovvero il preside dove studiano i ragazzi accusati: “Sì, puniremo i responsabili. Bisogna però vedere se i ragazzi sono stati provocati…”.

È allora emerge con prepotenza la necessità di investire su corsi che informino, giovani e meno giovani, sulla violenza, sulla parità di genere e sull’educazione sentimentale. Perché è da questi “dettagli” che si definisce la maturità, l’amor proprio e l’evoluzione di una società.

Sicuramente la soluzione non è mettere in mezzo, in maniera vile, chi è stato oggetto di queste molestie e insulti sessisti così da deresponsabilizzare gli alunni che dovresti guidare e negando, di conseguenza, le tue responsabilità oggettive.

Dorotea Di Grazia

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