L’estate accende la voglia di leggerezza, tra tormentoni e tinte nostalgiche: che il sogno abbia inizio

Mandare in letargo le preoccupazioni e rivendicare la voglia di leggerezza: il teorema dell’estate ideale

Ma quanto è bello andare in giro con le ali sotto ai piedi? Tanto. Soprattutto se questo vuol dire abbandonare ansia e preoccupazioni. Questa domanda retorica, presa in prestito da 50 special dei Lunapop, suona come un invito a non respingere la voglia di leggerezza che scacciamo frettolosamente per paura di inciampare nella superficialità. E per paura di alleggerire troppo l’agenda, metronomo della nostra routine e generatore quotidiano di stress.

Ma quando l’aria inizia a scaldarsi e le radio a sincronizzarsi su quella melodia latina che parla di mare amore e tequila, non abbiamo più scuse. Il sole scioglie tutte le nostre resistenze e prosciuga l’adrenalina di troppo convertendola in voglia-di-ballare-un-reggae-in-spiaggia. È il 21 giugno: è ora di mandare in letargo tutti i pensieri che ci appesantiscono e di spiccare il volo.

L’estate è il miraggio dell’eterna gioventù

L’immaginario collettivo brulica di favole e fotogrammi suggestivi ambientati in riva al mare. La parola “estate” è una scintilla: innesca nella mente una reazione a catena che porta dritti sotto l’ombrellone, a sorseggiare un mojito e fantasticare sul prossimo colpo di fulmine. Da giugno ad agosto, ci immergiamo in un sogno in cui è la voglia di leggerezza a tessere la trama. La spensieratezza è un elemento costitutivo della gioventù, quindi non sorprende il fatto che i protagonisti di questi sogni alla salsedine siano per lo più ragazze e ragazzi. Oppure adulti che cercano di inspirare un pizzico di nostalgica spensieratezza dal mare, magari ritrovando un amore di gioventù. O più di uno, come nel caso di Donna, protagonista del musical Mamma Mia, interpretata dalla grande Meryl Streep.

La spiaggia è il regno dei cliché: la voglia di leggerezza è contagiosa

L’idealizzazione della stagione estiva, che a tratti diventa utopia, è ampiamente dovuta a commedie e tormentoni. Testi e copioni sono simili, almeno nello scheletro: tutti i possibili intrecci ruotano attorno alle famose tre parole, sole, cuore, amore. Figli in vacanza con i genitori che legano con altri figli di genitori in vacanza, comitive improvvisate e provvisorie con cui vivere amori fugaci e serate in cerchio attorno a un falò con una chitarra mezza scordata. Cos’hanno in comune? Niente, se non la fame di vita e la voglia di leggerezza.

Tormentoni: la voglia di leggerezza (che a volte diventa pesantezza) in musica

Il primo tormentone in Italia fu “Legata ad un granello di sabbia”, di Nico Fidenco, del 1961. Da quel momento in poi, gli italiani hanno sempre avuto delle colonne sonore ad allietare le loro vacanze. L’industria discografica ha saputo approfittare del periodo del boom economico, durante il quale anche la famiglia italiana media poteva permettersi delle vacanze più o meno spensierate sotto l’ombrellone. I tormentoni hanno contribuito a costruire l’idealizzazione dell’estate, cristallizzata ancora oggi in una cartolina da lido con le tinte un po’ retrò. Essi hanno anche contribuito (e contribuiscono) a canalizzare il gusto e le intenzioni di viaggio degli italiani, che influenzati dalle atmosfere cantate da artisti come Edoardo Vianello, Gino Paoli, con la famosissima “Sapore di sale”, non avevano dubbi riguardo la scelta della meta di villeggiatura. Ovviamente il mare, che già di per sé era un miraggio, soprattutto per chi trascorreva il resto dell’anno in un grigio quartiere operaio e agognava un’estate al mare da settembre fino a maggio.

La nostalgia degli anni ‘60

Consumatosi il miracolo economico, le abitudini estive degli italiani sono state ridimensionate. Se già da anni si registravano cali drastici della mobilità turistica, la pandemia ha messo la ciliegina sulla torta: secondo le statistiche, nel 2020, 7 persone su 100 hanno rinunciato alla vacanza estiva. Questa controtendenza ha prodotto, nel corso dei decenni, una nostalgia di massa degli anni del boom. Questi vengono rievocati sistematicamente in ogni film e videoclip musicale estivo ancora oggi. Colori pastello, bikini rossi a pois, capelli cotonati e vespe-truccate-anni-60: un mix esplosivo, ma forse un po’ obsoleto, dal retrogusto vintage.

Oggi prevale il mito del viaggio d’evasione

Se è vero che l’estate è la stagione in cui la voglia di leggerezza s’impossessa degli animi, intrufolandosi negli stabilimenti balneari e nelle discoteche, non possiamo che sperare di dimenticare, almeno per la durata di una vacanza, tutti i problemi che ci affliggono. Il viaggio stesso assume, in tal senso, una funzione catartica. Non è un caso, infatti, che soprattutto negli ultimi anni i tormentoni siano ambientati in località esotiche, quanto più lontane possibili. Che sia Bali o un viaggio Roma-Bangkok, come suggerito da Giusy Ferreri e Baby K. In alternativa abbiamo i brani madrelingua spagnoli, già entrati di diritto nel frullatore dei tormentoni a cavallo degli anni duemila, con pezzi quali Asereje delle Las Ketchup. Di questi ci attraggono sicuramente i ritornelli scuoti-fianchi e termini come playa  e fiesta (forse gli unici di cui conosciamo il significato).Più patriottici sono, invece, J-Ax, i Thegiornalisti e i Boomdabash, con le loro Ostia Lido, Riccione e il Salento.

È ora di cambiare

La voglia di leggerezza è legittima, per carità. La voglia di ballare e di annegare ogni dispiacere nella sangria pure. Ma il capitolo tormentoni è diventato una fabbrica di ritornelli in serie che sponsorizzano chiappe e addominali al sole. Un’isola che non c’è sulla quale convivono corpi plastificati alla ricerca di una serata “instagrammabile” e che danzano sulle note dei soliti quattro accordi in croce. Non sarà ora di cambiare un po’? Chissà che quest’anno non sia la volta buona.

A proposito: qualcuno ha notizie di Giusy Ferreri e Alvaro Soler?

Maria Luisa Zecca

 

 

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