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L’Abruzzo brucia: lentamente muore il verde d’Italia

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Abruzzo in fiamme: “Il gesto del piromane che infiamma la notte e distrugge ettari di terreno”

L’Abruzzo brucia ancora. 3000 ettari di terreno sono in fiamme e non c’è pace per una terra già devastata dal terremoto, dalla burocrazia lenta e dalle condizioni climatiche. Un insieme di fattori che stanno portando alla lenta morte di una delle regioni di Italia con un grande patrimonio artistico e paesaggistico.

Una delle zone più colpite è la pineta del Monte Morrone, nel Parco Nazionale della Maiella. A pagarne le conseguenze è la biodiversità del Parco che vede morire piante ed animali, oltre alla distruzione degli alberi, polmoni verdi importanti per la sopravvivenza. Secondo la Coldiretti ci vorranno 15 anni per far rinascere i boschi andati perduti, lasciati nelle mani dei piromani.

I danni sono tanti. Non si tratta solo di estinzione di diverse specie di flora e fauna. Gli incendi portano anche ad una diminuzione del turismo, vengono impedite molte attività come la raccolta di legna o quella dei tartufi. Le perdite riguardano anche gli agricoltori e le loro coltivazioni, i loro animali e i fabbricati rurali.

Non bastano dunque i volontari chiamati a difendere il loro territorio. La Coldiretti dice che:

Per difendere il bosco italiano e abruzzese occorre creare le condizioni affinché si contrasti l’allontanamento dalle campagne e si valorizzino quelle funzioni di sorveglianza, manutenzione e gestione del territorio svolte dagli imprenditori agricoli nonché cogliere le opportunità offerte dalla legge di orientamento che invita le pubbliche amministrazioni a stipulare convenzioni con gli agricoltori per lo svolgimento di attività funzionali alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale”.

A prova del fatto che gli incendi in Abruzzo siano dolosi, sono gli inneschi trovati oltre la linea tagliafuoco posta dalla protezione civile. La situazione è sicuramente complessa e vede anche un volontario gravemente ferito da un masso a Passo San Leonardo.

Sono passati 10 giorni e le montagne continuano a bruciare colpendo la vasta zona di Sulmona. Critici ancora i roghi nella Valle Peligna e sul monte Giano nel reatino. Da poco sono in azione anche i droni antincendio con l’obiettivo di placare le fiamme controllando dall’alto il territorio.




 

“Il fuoco attira l’uomo che vi si indentifica” (Elias Canetti)

Un costo drammatico. Un vero e proprio attentato da parte di criminali incendiari. Si tratta dei piromani. Coloro che sono affascinati pericolosamente e perversamente dal fuoco. “In parte è il piacere dell’ebrezze che origina il fuoco e, allo stesso tempo, la denuncia: metto fuoco nelle relazioni che mancano, negli affetti che non “infiammano” i rapporti” (Giuseppe Maiolo-psicoanalista).

Sin dalla notte dei tempi il fuoco ha accompagnato l’uomo nel suo sviluppo che ricorre ad esso sia per motivi razionali che psicopatologici. Quest’ultimo caso riguarda i piromani. La piromania è un disturbo del controllo degli impulsi inserito all’interno del DSM e studiato nel corso del tempo soprattutto negli Stati Uniti dall’FBI. L’FBI ha stilato infatti una lista dei tipi di profili degli incendiari: coloro che appiccano il fuoco per lucro, per vendetta, per terrorismo politico o per coprire altri delitti.

Afferma Patrizia Santovecchi ne “L’incendiario e il Piromane”.

Possiamo quindi considerare il piromane come la forma più pura d’incendiario, colui che agisce in preda all’amore per il fuoco, al desiderio delle fiamme, al fascino del fuoco; colui che è “posseduto” dal “cruccio estetico” dell’incendio”

La psicologa parla di come alla base della Piromania vi sia un connubio di diversi fattori: da quelli genetici a quelli ambientali che influenzano il carattere di chi prova piacere ad incendiare, spegnere e riaccendere le fiamme. Bisogna dunque indagare nel loro vissuto, fatto di disturbi di attenzione e apprendimento, abuso infantile ed abuso di alcolici.

Si vuole quindi cercare di compensare le fragilità interiori con l’atto incendiario per dimostrare la propria forza, dando loro un senso di potere. Dall’attrazione per il fuoco ad una vera e propria aggressività incendiaria che permette ai piromani di confinare i loro conflitti emotivi nella vastità delle fiamme, danneggiando gli altri e coprendo la propria inadeguatezza nel mondo.

Tuttavia questo non da motivo di giustificare le loro azioni. Lo psicologo di Iullio afferma che occorrerebbe intervenire per tempo per evitare che una persona si trasformi in un criminale. Trattandosi di una vera e propria patologia psichiatrica, andrebbe trattata come tale. Piccoli segnali come giocare con un accendino o con i fiammiferi dovrebbero essere degli avvertimenti per il potenziale disturbo.
E’ necessario dunque un lavoro di squadra per evitare un disastro ancora più grande. Le fiamme infatti si avvicinano sempre più alle case minacciando chi sulle montagne ci è cresciuto ed ora ne vede tristemente la straziante distruzione.

 

Silvia Rosiello

 

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