L’alienazione parentale non esiste, lo dice la Cassazione

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L’alienazione parentale, una forma di violenza sulle donne

Da anni le associazioni contro la violenza sulle donne denunciano i soprusi fatti in nome della PAS. Questo acronimo indica la cosiddetta sindrome di alienazione parentale, malattia inventata nel 1985 dal medico americano Richad Gardner, accusato di pedofilia e morto suicida. La teoria, priva di base scientifica, attribuisce all’influenza negativa di un genitore il rifiuto psicologico dell’altro genitore da parte dei figli . Non a caso l’alienazione parentale entra in campo soprattutto per accusare le madri di avere un’influenza negativa sui figli, portandoli a rifiutare il padre, spesso violento. Questo costrutto ascientifico è in realtà l’ennesimo strumento che viene utilizzato nei tribunali per minacciare e punire le donne che reagiscono a situazioni di violenza domestica.

Gardner, il morboso inventore dell’alienazione parentale

Il medico Richard Gardner nel 1985 inventò la sindrome di alienazione parentale per giustificare il padre abusante, decolpevolizzandolo. Secondo Gardner, la pedofilia sarebbe infatti una pratica diffusa e accettata nel mondo, cui la società occidentale reagiva in maniera eccessiva. Anzi, il medico affermava che, se la stessa società perbenista non punisse i pedofili, i bambini non soffrirebbero degli abusi subiti. Alcune sconcertanti affermazioni del medico militare statunitense, che pubblicava i suoi studi e i suoi libri con la propria casa editrice, attribuiscono ai bimbi una naturale e fisiologia curiosità per il membro del padre, che si troverebbe casualmente alla loro altezza. Appare imbarazzante che teorie elaborate da una mente morbosa e criminale come quella di Gardner, morto suicida, siano pubblicate da case editrici eminenti, studiate all’università e utilizzate nei tribunali per il bene dei bambini.

L’alienazione parentale nei tribunali

L’Europa e il Trattato di Istanbul bandiscono la teoria dell’alienazione parentale, che non trova consenso in tutta la comunità di psichiatri, psicologi e terapeuti. Tuttavia, questo costrutto ha preso piede nei tribunali italiani, difesa da alcuni politici della destra ultracattolica. E in nome dell’alienazione parentale i giudici hanno preso decisioni scellerate ai danni di bambini e donne. Queste ultime, pur di non veder sottratti con la violenza i figli, arrivano a ritirare le denunce, o eviterebbero del tutto di farne. Praticamente è un incoraggiante via libera ai violenti ad agire indisturbati. Ma è anche un motivo in più per le donne vittime di violenza per dubitare in una legge che le tuteli. Dall’altra parte sono state pesantissime le conseguenze che hanno pagato molti bambini, sottratti con la forza alla madre per essere affidati al padre violento o addirittura a una casa famiglia.

Il caso Massaro

Si è concluso giovedì, dopo quasi dieci anni, l’incubo di Laura Massaro e di suo figlio. Il Tribunale dei Minori etichettò la mamma romana, che aveva denunciato l’ex compagno per maltrattamenti, come “alienante”. Secondo la controversa teoria sull’alienazione parentale, infatti, se un minore non vuole incontrare il padre (violento) la colpa sarebbe della mamma. Il tribolato iter giuridico di Laura e del suo bambino, che oggi ha dodici anni, ha toccato picchi terribili. A mamma Laura, infatti, è addirittura stata sospesa la responsabilità genitoriale a seguito di perizie fallaci, essendo volte ad accertare una sindrome che però, non avendo basi scientifiche, in realtà non esiste. Mamma coraggio Laura non si è mai arresta. Laura Massaro ha fatto scioperi della fame. Ha costituito il Comitato Madri Unite Contro la Violenza Istituzionale. Ha manifestato davanti a Montecitorio.





I motivi della sentenza storica della Cassazione

Negli ultimi tempi Laura e il suo piccolo hanno evitato di uscire di casa nel terrore di un prelievo coatto da parte di agenti in borghese. Sono proprio i brutali metodi con cui i bimbi vengono letteralmente strappati alle mamme al cuore delle motivazioni della storica sentenza di giovedì. La Corte di Cassazione ha infatti ritenuto l’uso della forza in fase di esecuzione fuori dallo Stato di diritto. Ha annunciato per prima la bella notizia l’associazione Differenza Donna. La presidente Elisa Ercoli ha parlato di «fine della violenza istituzionale contro donne e bambini» basata sulla Pas. Ercoli ha spiegato che nell’ordinanza la Cassazione ha ribadito come «il richiamo alla sindrome d’alienazione parentale e ad ogni suo corollario non è legittimo».

Il plauso della Commissione Femminicidi

Ha espresso soddisfazione in merito alla storica sentenza anche la presidente della commissione sul femminicidio, Valeria Valente. La senatrice ha fatto i suoi complimenti alle attiviste e alle avvocate di Differenza Donna e ha ribadito la sua fiducia nella Magistratura. Valente ha aggiunto che bigenitorialità e diritto del minore non sempre sono sinonimi. L’uso della forza per prelevare forzatamente un bambino, infatti, non può certamente farne l’interesse supremo. Sarebbe molto più giusto, oltre che rispettoso, in effetti, ascoltare i bambini.

Irene Tartaglia

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