L’altro volto di Giacomo Leopardi, poeta della fratellanza e dell’amore

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L’altro volto di Giacomo Leopardi : quando a scuola ti raccontano un  poeta o un filosofo, ricordati sempre che dietro c’è molto di più. Dietro al classico pessimismo leopardiano, ad esempio, c’era un ragazzino infatuato di un’amica di famiglia. Un ragazzo che non sempre aveva voglia di studiare. E anche un uomo alla disperata ricerca di passione e carnalità per una donna

A scuola ce l’hanno sempre raccontato come il poeta del pessimismo cosmico, il depresso per eccellenza, il passero solitario e senza amici. Ma ci sono alcuni suoi testi che mostrano tutto un altro volto di Giacomo Leopardi. Ad esempio quando si prende una bella cotta per una donna molto più grande di lui e racconta per filo e per segno la fenomenologia di questa infatuazione puerile; oppure nelle lettere da Roma che spedisce al fratello Carlo, dove parla in modo esplicito di pregi e difetti delle donne incontrate. O ancora nella Ginestra, la poesia conclusiva di una vita dove Leopardi si fa tutto fuorché pessimista.

Le memorie del primo amore

La prima opera dove vediamo affacciarsi l’altro volto di Giacomo Leopardi sono le Memorie di infanzia e adolescenza. In questo testo, scritto più per interesse personale che non con fini letterari, il poeta di Recanati racconta l’infatuazione per una donna di ventisei anni che visita frequentemente casa Leopardi, sposata e sua lontana parente.

Così scrive nelle prime pagine delle Memorie:

Il venerdì le dissi freddamente due parole prima del pranzo: pranzammo insieme, io taciturno al mio solito […]. I miei fratelli giuocarono alle carte con lei: io invidiandoli molto, fui costretto di giuocare agli scacchi con un altro: mi ci misi per vincere, e alla fine di ottenere le lodi della signora (e della signora sola, quantunque avessi dintorno molti altri).

Difficile per chi conosce il solito Leopardi ‘’scolastico’’ immaginarlo in una situazione del genere. È un Leopardi timidissimo, che durante tutta la cena con la signora non fa altro che tacere; un Leopardi che però fa di tutto per farsi notare, e si compiace da solo dei complimenti ricevuti dall’oggetto del suo amore. Addirittura racconta di non riuscire più a leggere e molte sono le notti in cui si sforza di sognare di averla per sentire nel modo più reale possibile la sensazione.

Quello che leggiamo nelle Memorie non è nulla più di un ragazzino che si è appena preso una cotta per una donna molto più grande di lui. Eppure, dietro all’assoluta semplicità e banalità di questo episodio che potremmo aver vissuto tutti, si cela uno dei più grandi poeti della storia.

Lettera al fratello Carlo

Lascio da parte la filosofia e la letteratura, di cui ti parlerò un’altra volta […] e mi limito a parlare delle donne, che tu forse ritieni più avvicinabili in una grande città. Ebbene, ti sbagli completamente. In Chiesa, o a passeggio per le strade, non trovi una befana che ti degni di uno sguardo.

Così scrive Leopardi al fratello Carlo nella lettera del 6 dicembre 1822. Giacomo si è appena trasferito a Roma, e per tutto il tempo non fa altro che parlargli di donne, lamentarsi della loro indifferenza e del fatto che – testuali parole – “non la danno! Se non con quelle infinite difficoltà che si provano negli altri paesi…’’

Insomma, l’altro volto di un Giacomo Leopardi sempre più umano, che ancora una volta ci fa sentire un po’ meno distanti da lui. Chi avrebbe mai immaginato che il poeta di A Silvia e del Passero solitario fosse capace di argomenti così semplici e un linguaggio così schietto?

La Ginestra

L’ultima poesia scritta da Leopardi è La ginestra. Nonostante la storia letteraria delle sue opere, proprio nel momento in cui si tratta di tirar le somme, cambia completamente rotta e sceglie di dire addio lasciando un messaggio di solidarietà e fratellanza, mostrandoci ancora una volta l’altro volto di Giacomo Leopardi.

La ginestra è quel fiore che cresce alle pendici dei vulcani: nonostante la lava continui a distruggerla, essa si rigenera sempre. È simbolo di resistenza, di vita, di affermazione della propria umanità oltre ogni sofferenza.

L’altro volto di Giacomo Leopardi: resilienza e solidarietà

Se anche la vita è piena di dolore ciò che conta è farsi forza e rinascere ogni volta, proprio come la ginestra. Ma l’unico modo per far fronte a una potenza schiacciante come quella simbolica del vulcano è essere legati da un sentimento di fratellanza, poiché infondo si condivide tutti lo stesso destino.  Ciò cui auspica Leopardi è perciò che gli uomini siano solidali gli uni con gli altri. Questa la conclusione a cui arriva un poeta che è stato pessimista per tutta la sua vita.

Noemi Eva Maria Filoni

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