L’arte vuol sempre irrealtà visibili

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Il vaso di Pandora è stato scoperchiato da Duchamp che, con la sua indomita personalità artistica, ha con i suoi ready made spostato nel territorio dell’arte oggetti, materie, immagini, presi dal mondo del vissuto. Dal dadaismo alla pop-art oggetti industriali, presenze vive o morte, congegni tecnologici fanno parte dell’immaginario della cultura visiva.

L’arte contemporanea sta percorrendo questo iter e degno propulsore di tale spirito è Damien Hirst, pluriacclamato artista, le cui opere battute all’asta raggiungono cifre vertiginose. Egli introduce l’elemento della messa in scena del passaggio da vissuto ad habitus artistico, il cui esito sospeso crea un teatro di forte tensione emotiva. Svuota le immagini pezzo per pezzo e le inserisce nell’universo dell’inimmaginabile. Ironia e orrore, bellezza e crudeltà, nascita e morte sono le dialettiche intorno alle quali l’artista indaga, condendole con la violenza della forma che deve colpire lo spettatore all’istante.

Fonte: blogindex.hu
Fonte: blogindex.hu

Bypassando i famigerati pezzi di mucca e squalo in formalina, curiosa è la sua iniziativa di aprire un concept-restaurant, il cui nome è Pharmacy nel noto quartiere londinese di Notting Hill. Ambiente arredato con architettura ospedaliera, oggettistica farmaceutica, sgabelli a forma di aspirina, bicchieri per i cocktail con serpenti attorcigliati, luci a forma di alambicco, camerieri in camice bianco e così via. Tutto griffato con il marchio Hirst.

Il paradossale è che molte persone confuse dall’ambiente entrano spesso chiedendo di prodotti farmaceutici. Ma vien risposto loro che quella è “arte”, un’installazione visiva. Sarcasticamente polemizza sull’atteggiamento tenuto dal pubblico nell’accostarsi alle gallerie d’arte, disponendo sugli scaffali tutte le scatole allineate di medicinali. Dialettica arte-medicina. Addirittura la Royal Pharmaceutical Society sporge denuncia e costringe i gestori a mutare il nome in Army Chap (compagni d’armi), anagramma di Pharmacy. Il locale chiude definitivamente i battenti nel 2003 e gli arredi vengono venduti all’asta.

Avere dato buona coscienza al cattivo gusto è il segreto di molti successi artistici (Jean Rostand).

 

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