Las Meninas: tutto il genio di Diego Velázquez in un dipinto

Il talentuoso pittore spagnolo realizzò numerosi ritratti della famiglia reale. Sin da giovane fu accolto nella corte di Filippo IV, che ne divenne protettore e mecenate

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VELÁZQUEZ ALLA CORTE DEL RE

Diego Rodríguez de Silva y Velázquez (1599-1660) è stato uno dei più grandi pittori spagnoli della storia dell’arte. Il suo enorme talento era chiaramente visibile già nelle prime opere giovanili, al punto che ben presto venne notato dal re in persona. Nel 1623 Velázquez ebbe l’onore di ritrarre Filippo IV di Spagna il quale, soddisfatto dalle capacità dell’ artista, lo volle presso la sua corte a Madrid. In poco tempo divenne il pittore della famiglia reale. Nel 1629 il sovrano finanziò un periodo di soggiorno in Italia al suo artista, con lo scopo di permettergli lo studio dei grandi maestri italiani. Una seconda visita avvenne esattamente vent’anni dopo, durante la quale il pittore ritrasse papa Innocenzo X.

Filippo IV di Spagna (Velázquez, 1644)

Furono numerosi i ritratti dei membri della famiglia reale che Velázquez realizzò. Dopo molti anni al servizio del re, il pittore era ormai entrato nelle dinamiche della corte spagnola, in cui ebbe una considerazione sempre maggiore. Proprio la stima personale di Filippo IV gli permise di guadagnare fama e prestigio in vita, privilegio negato dalla storia a molti altri artisti del passato. In occasione del matrimonio (clausola del Trattato di pace dei Pirenei) tra Luigi XIV (il “Re Sole”) e Maria Teresa d’Asburgo, Velázquez fu incaricato dell’allestimento scenico delle nozze, svoltesi nel giugno del 1660. Un’ occasione irripetibile, a dimostrazione della felice carriera avuta dal pittore. Pochi mesi dopo, ad agosto, la vita del genio spagnolo si spense per un violento attacco di febbre.

Qualche anno prima della morte, tra i tanti ritratti realizzati negli anni passati a corte, Velázquez ne dipinse uno che più di tutti ne rappresenterà la quintessenza. Nel 1656 completa il suo capolavoro assoluto, Las Meninas (“Le damigelle d’onore”). Al centro del dipinto cattura  l’attenzione la piccola Margherita Teresa, adorabile bambina figlia di re Filippo e della seconda moglie Marianna d’Austria. L’infanta purtroppo avrebbe avuto una vita breve e sfortunata, segnata dagli strazi di gravidanze difficoltose, triste destino condiviso dalla madre. Marianna d’Austria infatti patì diversi aborti, riuscendo a dare alla luce oltre Margherita, Filippo Prospero (morto ad appena quattro anni) e Carlo, futuro sovrano spagnolo. La morte nel 1700 senza eredi naturali di quest’ultimo porterà ad una serie di rivendicazioni da parte di altre famiglie reali europee che sfocerà nella Guerra di successione spagnola (1701-1714).

 

A COLPO D’OCCHIO

Anche all’occhio meno esperto Las Meninas appare subito come una composizione complessa, ricca di personaggi e con un profondo gioco prospettico di luci e ombre. La tenebra che investe la parte alta dell’opera, in contrasto con quella bassa, dona un senso di profondità della sala dove si svolge la scena, ovvero nello studio del pittore. Le uniche sorgenti di luce sono rappresentate da una finestra laterale e dalla porta sul fondo, aperta dal cortigiano José Nieto. Tutto sembra incentrato sulla piccola Margherita, circondata da diversi soggetti che con la loro espressione e posa piuttosto naturale danno un senso di familiarità al quadro.  Proprio Velázquez pare scrutare con attenzione chi ha di fronte, cioè il re e la regina che sta dipingendo su una grande tela. Le sagome di questi ultimi sono visibili al centro dell’opera, quasi come fossero a loro volta ritratti in un altro dipinto. In realtà lo specchio sul fondo immortala le figure sbiadite dei coniugi reali, che nella geniale prospettiva della scena a loro volta osservano se stessi.

Autoritratto in Las Meninas

Infatti è nella prospettiva data da Velázquez a Las Meninas tutta la sua genialità. Lo spettatore crede di essere guardato, ma in realtà potrebbe anche essere totalmente escluso. L’infanta e le altre figure “posano” per la coppia reale, idealmente il vero soggetto di ciò che il pittore sta dipingendo nella scena. Margherita e le damigelle, con una nana di corte e un cane, sembrano trovarsi tutti dinanzi al re e alla regina per il loro diletto. Non è chiara quale sia stata la reale intenzione del pittore spagnolo, se ritrarre davvero la scena dal punto di vista di chi veniva dipinto oppure se realizzare un’opera che semplicemente ne esaltasse il prestigio presso la famiglia reale. In ogni caso, è impossibile non notare con quanta delicatezza struggente Velázquez dipinse l’infanta. Un candore infantile e tenero che ne trasmette anche un senso di fragilità.




 

LA TERRIBILE “MALEDIZIONE” DI MARGHERITA

Il velo di fragilità con cui il pittore ritrasse l’ infanta in Las Meninas dopo non molto tempo si rivelò tristemente profetico. Margherita morirà a poco più di ventuno anni, dopo una lunga serie di gravidanze consecutive quasi tutte dall’esito nefasto. Incinta appena adolescente del marito Leopoldo I d’Asburgo, imperatore del Sacro Romano Impero nonché suo zio, pianse il primo figlio a pochi mesi dalla nascita, avvenuta nel settembre del 1667. Due anni dopo nacque Maria Antonia, il che fu un problema per la successione, al punto da ricorrere a diversi pellegrinaggi pur di ottenere una grazia divina per il tanto sospirato erede maschio. Nel 1670, con la terza gravidanza in appena tre anni, Margherita ebbe un aborto che la indebolì ancora di più.

Margherita dipinta nel 1666 da Juan Bautista Martínez del Mazo, genero di Velázquez

Risale a quest’epoca la massa tumorale alla gola che di lì a poco spegnerà per sempre la sua tormentata esistenza. Dopo un ulteriore aborto, mise alla luce nel 1672 un’altra femmina, Maria Anna, che morì in pochi giorni. Nello stesso anno Margherita restò incinta incredibilmente ancora una volta, ma questa le sarebbe stata fatale. Il male incurabile e le precarie condizioni di salute fisiche e mentali ne decreteranno la morte il 12 marzo 1673. Neanche Maria Antonia d’Austria, l’unica figlia della coppia a raggiungere l’età adulta, sfuggì all’atroce destino che avevano già condiviso nonna e madre: un primo figlio nato nel 1689 morì dopo pochi giorni e un altro l’anno successivo non ebbe nemmeno tale privilegio. Poco prima della morte darà alla luce Giuseppe Ferdinando, che raggiungerà appena i sei anni.

 

 

 

Mario Rafaniello

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