L’iperplasia prostatica benigna può essere trattata con il laser a luce verde

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L’iperplasia prostatica benigna è una patologia di tipo tumorale. È possibile curarla con il laser a luce verde. Dagli studi effettuati sembra che siamo prossimi ad un futuro mondo di terapie per nulla invasive.

Lo studio conferma l’efficacia

Pubblicato sull’International Urology and Nephrolog lo studio ha previsto l’utilizzo del laser a luce verde sui pazienti.

Secondo i risultati, 99 pazienti su 100 hanno dichiarato di essere soddisfatti. Il gradimento riguarda sia l’intervento sia la scomparsa dei sintomi.

Siamo ormai prossimi alla totale abolizione dell’intervento con bisturi” afferma Giovanni Ferrari, autore dello studio.

L’iperplasia prostatica benigna

L’iperplasia prostatica benigna è un vero e proprio tumore. La patologia colpisce le cellule della prostata dell’uomo. In particolare la prostata tende ad ingrossarsi e a dare tutta una serie di sintomi.

Tra questi si accenna la difficoltà e dolore ad urinare. Inoltre, può comparire la sensazione di non aver svuotato completamente la vescica. Di conseguenza si può avere la necessità di correre spesso in bagno.

Questi sintomi devono portare subito a consultare un medico. Gli effetti dovuti dalla patologia ricadono sulla vita sociale dell’individuo.

Tale patologia è molto diffusa e specie dopo i 50 anni di età. Secondo la Società Italiana di Urologia, su 25 milioni di uomini il 20-30% è colpito della patologia.

Il trattamento spesso consiste in una operazione chirurgica volta ad eliminare la massa in eccesso.

In che cosa consiste il laser a luce verde?

Maurizio Carrino, responsabile della Divisione di Andrologia dell’Ospedale Cardarelli di Napoli, afferma:




La tecnica laser si effettua in endoscopia, non necessita alcuna incisione cutanea. Questo perché vaporizza l’eccesso di tessuto con molta precisione.

Inoltre il laser è adatto ai pazienti con gravi malattie cardiovascolari che vengono curati con anticoagulante. Questo è dovuto all’immediata coagulazione dei vasi.

La procedura è totalmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). In Italia la cura viene effettuata in 30 centri e sono 3 mila l’anno.

Senza recisione il paziente ottiene consistenti vantaggi. Con questa tecnica è necessario un minor tempo di recupero. In più, gli effetti collaterali sono ridotti rispetto ai trattamenti tradizionali ed i benefici maggiori.

Valentina Imperioso

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