L’assurda guerra delle amministrazioni leghiste contro i clochard

Le amministrazioni leghiste ostentano una politica di tolleranza zero contro clochard e persone senza fissa dimora, ma non propongono concrete soluzioni alternative.

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Una battaglia urbana dura e ostinata, intensificatasi con l’insediamento del governo giallo-verde e spesso sfociata nella disumanità, quella combattuta dalle amministrazioni leghiste di tutta Italia contro clochard e cittadini senza fissa dimora.

In nome di un fantomatico “decoro” cittadino, sindaci e vicesindaci del Carroccio osteggiano con spietatezza chi si trova in condizioni di indigenza estrema, costretto ad appoggiarsi come può all’edilizia e alle risorse urbane, senza tuttavia proporre soluzioni sociali alternative (in un paese dove le violenze contro clochard e bisognosi hanno una triste tradizione). Ricordiamo alcuni recenti episodi esemplificativi di questa tendenza.



Gli episodi

Agosto 2018: a pochi mesi dal suo insediamento al governo, il partito di Matteo Salvini presenta una proposta di legge che andrà a creare un clima favorevole rispetto ai provvedimenti anti-clochard delle varie amministrazioni cittadine. Secondo il documento, che presenta una formulazione a tratti delirante, mendicanti e clochard rischiano da 3 mesi a un anno di reclusione, a seconda del “fastidio” che arrecano agli altri cittadini.
Quello stesso mese Alessandra Locatelli, allora vicesindaco del Comune di Como e oggi divenuta Ministro della Famiglia, si fa notare per un gesto particolarmente spietato nei confronti dei clochard della città: alle cinque del mattino del 31 agosto, in occasione della festa di Sant’Abbondio, patrono della località lombarda, la vicesindaca invia alcune macchine idropulitrici contro le persone che dormono tranquillamente sotto i portici della Ex Chiesa di San Francesco. Con grande cinismo, il gesto viene descritto dal Comune come una necessaria “disinfestazione”.

“Un gesto di cattiveria gratuita”, lo definiscono invece i volontari di Como Accoglie, associazioni che si occupa di fornire assistenza ai senzatetto della città.

Gennaio 2019: il vice sindaco leghista di Trieste, Paolo Polidori, getta nel cassonetto le coperte e gli indumenti appartenenti a un senzatetto e poi, senza alcuna remora, posta sulla propria pagina Facebook una fotografia che documenta il gesto.

“E adesso si scatenino i benpensanti, non me ne frega nulla!”  dichiara orgogliosamente il vicesindaco, nel post che accompagna l’immagine.

L’episodio scatena, prevedibilmente, un’estesa polemica: la rete insorge accusando duramente il vicesindaco del Carroccio. Anche Paolo Condò, celebre giornalista triestino, si esprime in termini molto severi:

“Non saprei immaginare un gesto più disumano e spregevole del gettare nell’immondizia le coperte di un barbone.”

Successivamente, Polidori viene condannato a pagare una multa di 100 euro per il suo gesto, con l’accusa di conferimento improprio di rifiuti.

Agosto 2019: fa discutere la decisione del sindaco di Ventimiglia, Gaetano Scullino, di spostare sul lungomare una fontana locata presso il Parco Tommaso Reggio, usata frequentemente dai senzatetto della città per provvedere all’igiene personale. Contro la decisione del sindaco viene annunciata un’interrogazione da parte del consigliere Massimo D’Eusebio. Sul provvedimento si pronuncia negativamente anche la Cgil di Imperia:

“Il precetto cristiano ‘dar da bere agli assetati’ non va molto di moda, anche se c’è chi passa il tempo a baciare il rosario. Noi sappiamo da che parte stare. Noi restiamo umani,” scrive il sindacato in una nota.

Scullino, tuttavia, respinge le accuse rivoltegli sul piano morale, accusando gli oppositori di strumentalizzazione.




Alla fine del mese Alan Fabbri, neoeletto sindaco leghista di Ferrara, insieme a al discusso acquisto di 365 crocifissi destinati alle scuole ferraresi annuncia un’altra controversa decisione: quella di far rimuovere le panchine dai parchi pubblici della città. Il provvedimento sembra ispirarsi a un decreto attuato nel 1997 da Giancarlo Gentilini, il discusso sindaco di Treviso noto per le simpatie estremiste, al quale sono da allora seguite emulazioni in diversi comuni italiani. Il sindaco si difende parlando di misura “anti-pusher”, con riferimento alla frequente presenza di sospetti spacciatori nelle aree pubbliche: le implicazioni etiche e pratiche della decisione rimangono tuttavia molto importanti. Nelle ore successive alcuni cittadini, sotto l’insegna di Rete Pace, si ritrovano nei giardini del Grattacielo e al parco dell’Amicizia di via Krasnodar per manifestare contro la cosiddetta operazione “Parchi Sicuri”.

Dopo la caduta del primo governo Conte, si aprirà un’epoca più rosea per i bisognosi d’Italia? Solo i prossimi mesi potranno dircelo.

Agata Virgilio

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