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Laura Boldrini vuole abbattere i monumenti fascisti? Qualcuno lo chiamerebbe “Giornalismo 2.0”

Chambre des Députés, via Flickr
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Laura Boldrini vorrebbe distruggere i monumenti fascisti? Per favore ditemi chi è il vostro distributore di caramelle perché oltre a segnalarlo alle Forze dell’Ordine dovrei fargli anche i complimenti perché fanno uscire di testa la ggggente.

Vediamo qualche titolo:

Leggiamo cosa riporta Il Giornale, quello dove collabora “un fiero condottiero contro le Fake News” come Marcello Foa (1,2):

Laura Boldrini ne spara un’altra delle sue. Ora nel mirino finiscono i monumenti fascisti nelle città italiane: «Ci sono persone, come i partigiani, che si sentono a disagio e offese quando passano sotto i monumenti del Ventennio». E ancora: «Non accade altrettanto in Germania, dove i simboli del nazismo non ci sono più. È evidente che in Italia questo passaggio non c’è stato». Le parole della presidenta della Camera scatenano un polverone politico proprio nei giorni in cui è in discussione in Parlamento la legge, voluta dal Pd, che inasprisce le pene contro l’apologia di fascismo, criticata dalle opposizioni.

Il tutto nasce da questa intervista:






Da nessuna parte dichiara che i monumenti fascisti devono essere abbattuti o eliminati, racconta per lo più un disagio provato ad esempio dai Partigiani che si ritrovano davanti questi simboli dell’epoca. Quello che vediamo nelle “testate giornalistiche” citate in precedenza è una narrazione inventata sulla base di un’interpretazione utile ad una propaganda politica. Cose che purtroppo vediamo spesso un po’ ovunque, ricordo chi parlava addirittura di “Giornalismo 2.0“.

Presso la Camera dei Deputati il collega Paolo Attivissimo aveva tenuto il tavolo di lavoro con i rappresentanti delle testate giornalistiche. Qualcuno non era presente, altri dovrebbero pensare bene a che gioco stanno giocando.

Il paragone con la Germania? Ho avuto modo già più volte di discutere sulla questione “censura” ed eliminazione del ricordo storico, anche di fronte alla stessa Laura Boldrini: non possiamo e non dobbiamo censurare la storia, altrimenti non ci ricorderemo affatto degli errori commessi in passato e non sapremmo come evitare che tornino a fare danni.

In merito ai simboli architettonici, in Germania non sono stati eliminati affatto gli edifici edificati durante il periodo nazista. Basti pensare al museo Haus der Kunst situato a Monaco di Baviera, per il quale Hitler avrebbe posato la prima pietra.

In Germania restano come promemoria, alcuni hanno cambiato le loro funzioni (per alcuni in rovina si discuteva persino se aveva senso restaurarli), ma di fatto la cultura tedesca è quella del ricordo, non dell’ignoranza. Un ricordo doloroso utile a comprendere l’orrore dell’epoca e il fatto di non tornare a ripeterlo.

Quello a cui potrebbe far riferimento Laura Boldrini è ciò che viene riportato in un articolo di Lettera43:

Vietato parlare di Vaterland, patria. Meglio terra d’origine. Dalla morte di Adolf Hitler, il conducente dell’autobus si chiama Leiter, non Führer. Dopo la vergogna del nazismo, tornata alla ribalta con la morte di Erich Priebke, la Germania ha cercato di ripartire da zero. Rimuovendo, come primo passo, le tracce evidenti di un passato imbarazzante. Per decenni si è parlato, per questo atteggiamento, di tabù del nazismo dei tedeschi. Reticenti a parlare in pubblico di Hitler, soprattutto con gli stranieri.

Tutto ciò non avviene in tal modo in Italia, peccato perché la nostra Costituzione è antifascista ed è già tanto se gli italiani sanno cosa c’è scritto realmente al suo interno (visto come viene continuamente mal interpretata politicamente, vedi il tema vaccini).

E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all’articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall’entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

[Costituzione italiana]

Ci sono già delle leggi in Italia, ricordiamo la legge Scelba ad esempio, ci vorrebbe un po’ più di cultura e storia nelle scuole.

In merito a questo episodio non potevano mancare le reazioni di due personaggi noti per le loro sceneggiate:






Com’era? Sgarbi aveva detto “non voglio essere toccato da una fascista“? La Mussolini aveva detto “mi dia della fascista, ma andasse a ****“? Che meraviglia!

 

 

David Puente

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