Lavorare troppo fa male. Ecco i Workaholic: drogati di lavoro

Lavorare troppo fa male. Il profilo clinico del Workaholic. I drogati di lavoro e il confine tra diligenza e stakanovismo

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“Il lavoro nobilita l’uomo”, ma lavorare troppo fa male. Ecco i Workaholic: drogati di lavoro

Workhaolic nell’attuale società dell’iperproduttività

“Ciao, mi chiamo Mario e sono due ore che non lavoro”, applauso del gruppo Workaholic anonimi. Sembra solo ironia, ma non è escluso che possa avvicinarsi ad una triste e inevitabile realtà. A quanto pare lavorare troppo fa male e i drogati di lavoro aumentano a causa dell’attuale società basata sull’iperoduttività.  Ma anche a causa della competizione spesso istigata dai “capi” al fine di incentivare il lavoratore a superare i propri limiti. I Workaholic rappresentano la triste realtà di come l’essere umano si stia chiudendo sempre di più in un mondo meccanico e anafettivo.

Quali fattori esterni influiscono sull’incremento dei Workaholic?

Gli stakanovisti, i diligenti e pignoli lavoratori, gli instancabili,  sono sempre esistiti nel mondo lavorativo. Ma lavorare troppo fa male. Le  attuali pressioni esterne poi favoriscono il problema, incrementando i drogati di lavoro e rendendo tale profilo una vera e propria patologia del nuovo millennio. Le pressanti richieste del mondo del lavoro, la competizione tra colleghi, una rigorosa diligenza o anche un’instabilità emotiva, portano i Workaholic a buttarsi a capofitto sul lavoro, trascurando col tempo ogni attività esterna e considerandolo unica ragione di vita.

Ma in alcuni casi lavorare troppo è veramente unica ragione di vita

Molti, a seguito dell’accettazione di lavori sottopagati ed estenuanti,  si drogano di lavoro pur di riuscire a sostentare (a malapena) le spese familiari. Una sorta di sacrificio di sé stessi che poi, per forza di cose, porta i workaholic a trasformare l’ambito lavorativo in unico punto di riferimento. Per loro  il lavoro diventa l’habitat principale e ciò che sta fuori superfluo.

In Italia la situazione dei Workaholic è degenerata dopo il Decreto Monti sulla liberalizzazione del commercio. Ma lo sfruttamento dei drogati di lavoro è altamente produttivo

Dal lontano 2011, dopo il Decreto Salva Italia di Monti e la successiva liberalizzazione del commercio, la situazione in Italia andò gradualmente degenerando. A oggi il workaholic è l’unica figura che possa supportare orari h24, domeniche e festivi compresi. Molti sono gli imprenditori Italiani che non si fanno scrupoli nel sottoporre i dipendenti a ritmi lavorativi esasperanti, spesso sotto il ricatto del licenziamento. Così il Workaholic diviene l’unica possibile risorsa impiegabile, in quanto patologico stakanovista senza più una vita esterna al proprio lavoro. E come nella Sindrome di Stoccolma, anche il lavoratore arriva ad amare il suo “aguzzino” considerandolo unica fonte di compiacimento e stima personale. Una società del lavoro che non dà dignatà all’essere umano e droga i propri dipendenti fino all’assuefazione.

Come riconoscere un workaholic

Il processo della patolodia del workaholic ha vari stadi: inizialmente ci si allontana da famiglia e vita sociale ponendo il lavoro al centro della propria attenzione. Poi si comincia a ricorrere a sostanze che possano aumentare il rendimento, quali caffeina, alcool o droghe. A questo punto ci si isola sempre di più, fino ad arrivare all’esaurimento psicofisico.

I quattro profili dei drogati di lavoro

Ma non tutti i drogati di lavoro sono uguali. La psicologa statunitense Diane Fassel traccia quattro profili di workaholic:
Il Compulsivo, tipico stakanovista, che si impegna anche quando non gli viene richiesto, ostile al confronto e estremamente perfezionista.
Il Frenetico che svolge il suo lavoro in modo incostante, alternando momenti gestiti serenamente a momenti in cui si sfinisce di lavoro. Perde così la cognizione del tempo e  trascura anche bisogni fisiologici come dormire o mangiare.
Il Nascosto che, come nella bulimia, nasconde agli altri la sua ansia lavorativa per poi “abbuffarsi” di nascosto.
Ed infine l’Anoressico, che rifiuta di avere un problema di dipendenza dal lavoro e si “blocca” per la paura di non riuscire a raggiungere gli obiettivi, finendo poi preda dei sensi di colpa per non aver lavorato abbastanza.

I sintomi della patologia workaholic. Effetti sulla salute dei drogati di lavoro

Da un recente studio realizzato dall’Università del Sud della Florida e di Tulsa, gli psicologi tracciano una dettagliata analisi, valutando e mostrando le correlazioni esistenti tra stress lavorativo e sintomi fisici. Secondo tale studio  limiti troppo restrittivi sul lavoro influirebbero sulla salute arrecando stanchezza cronica e problemi gastrointestinali. Gli scontri e le divergenze sul lavoro invece provocherebbero gravi disturbi del sonno. Infine la necessità del workaholic di lavorare sempre di più porterebbe ad una perdita del controllo con successivi sintomi quali: sensazione di debolezza, mal di testa, mal di schiena e insonnia. Quindi possiamo affermare che sì: lavorare troppo fa male!

Non è solo colpa di pressioni esterne. La personalità del workaholic incide sul problema

Non è solo colpa dei “capi” e delle loro pressanti richieste di efficienza, ma anche della personalità del workaholic che, oltre ad una forte coscienziosità, cela spesso una mancanza di stabilità emotiva con scarsa autostima. Il terrore di fallire e l’incapacità di avere un rapporto intimo con gli altri spinge il workaholic a buttarsi a capofitto nel lavoro. Un mondo pragmatico che dà certezze, al contrario di quello esterno, dove il confronto umano può spesso destabilizzare, in particolar modo per chi possiede una forte sensibilità.

Workaholic
Fonte: talentedladiesclub.com.

Il workaholic può guarire ponendo limiti al lavoro e allargando i propri orizzonti

Ma il workaholic può guarire trovando un equilibrio tra lavoro e vita privata. Imparardo a concepire il lavoro con uno stato mentale di positività e di crescita individuale, utile ad arricchire la propria personalità. Inoltre necessario è un allenamento a porsi dei limiti sul lavoro e anche  creare interessi esterni e  uscire con gli amici. In questo modo si riuscirebbe finalmente a condurre un’esistenza appagante. Perché fuori dal lavoro c’è una bella avventura, piena di colpi di scena, colma di emozioni: l’avventura della vita. Sarà anche difficile e imprevedibile, ma vale sempre la pena verificare. Fare esperienze, allargare i propri orizzonti e comunicare con gli altri. Tutto ciò non ha remunerazione economica, né scalate al successo, ma dona una ricchezza più grande. Così si può guarire.

Sabrina Casani

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