Le auto più brutte degli ultimi anni

Titolo inflazionatissimo, tra gli appassionati di auto. Ma, d’altronde, non c’è altro modo per introdurre un argomento trito e ritrito come quello delle “auto più brutte della storia”, soggetto al gusto personale di chi scrive, e soprattutto soggetto ai classici modelli che sono diventati una sorta di leggenda grazie a questa fama. Il primo che viene in mente a tutti è la Fiat Duna ed è sicuramente il primo che in questo “articolo” non verrà considerato, al pari delle varie Alfa Romeo Arna, Nsu Prinz, Ssangyong Rodius, Fiat Multipla e compagnia bella perchè sarebbero state troppo scontate. Meglio scavare nel peggio e nel misconosciuto dell’industria automobilistica mondiale, per scovare, in alcuni casi, autentiche “chicche”.  Tenete ben vicino il sacchetto per vomitare, ce ne sarà bisogno.

Peugeot 206 Sedan (Google)
Peugeot 206 Sedan (Google)

Lo spunto dell’articolo mi è venuto guardando per caso su internet la foto di una Peugeot 206 Sedan, versione a 4 porte con la coda della compatta della casa del leone uscita nel 1998, nota per aver avuto invece una linea grintosa, moderna e parecchio sportiva. Per fortuna da noi in Italia non è mai arrivata, anche perchè non avrebbe avuto un solo cliente, vista la refrattarietà del mercato nazionale nei confronti della berlina con la coda, almeno da una ventina d’anni a questa parte, in concomitanza con l’esplosione delle vetture station wagon e soprattutto monovolume.  La trivolumizzazione delle vetture utilitarie è una pratica discretamente in voga presso i maggiori costruttori europei, perchè ci sono ancora parecchi mercati, dall’Est Europa, alla Spagna, al Medio oriente, che ne richiede in grande quantità, visto che uniscono spaziosità ad una certa economicità. Ma di certo non contemplano minimamente la bellezza. Qualora la refrattarietà testè citata non avesse avuto luogo in Italia, sarebbe stata lo stesso difficilmente vendibile, data l’incredibile sproporzione del terzo volume con il resto della vettura, giudicate voi.

Dr 1 (Google)
Dr 1 (Google)

In Cina, esempi di auto brutte, ma per davvero, ce ne sono a iosa. Un caso eclatante è sicuramente quello della Dr1. Versione italiana (si, avete capito bene, veniva assemblata in Italia, dalla Dr Motors (che credeva di far 13 mettendo assieme orrori scaricati da container provenienti da Pechino con qualche modifica estetica) della cinese Cheery Riich M1, è un insieme di linee curve e dritte tenute assieme seguendo le regole del caso, con l’aggravante delle dimensioni ridotte, dell’altezza eccessiva e delle ruote piccole. La differenza con i frigoriferi domestici è unicamente nell’assenza del motore a scoppio in questi ultimi. La produzione è durata dal 2009 al 2014 (fin troppo, in realtà) con qualche esemplare visto per le strade di Roma, acquistato da vecchietti che sono stati attirati dal prezzo tutto sommato competitivo (ci mancava pure che costava cara). Ancora oggi la Dr, dopo aver millantato l’acquisto degli stabilimenti ex Fiat di Termini Imerese, tenta invano di vendere questi mix italo-cinesi.

Toyota Yaris verso (Google)
Toyota Yaris verso (Google)

A proposito di frigoriferi e andando a smucinare in un’altra categoria di vetture (brutte), le monovolume, osservate bene il coda della Toyota Yaris Verso: alta, verticale, e con il cofano baule che si apre lateralmente. Veniva da chiedersi solo dove era più consono parcheggiarla, se accanto alla lavastoviglie o nello sgabuzzino, per riporre le verdure con la massima comodità per chi aveva limitate capacità di movimento. Prodotta dal 2000 al 2004, trovò qualche compratore, attirato dal grande spazio che offriva in cambio di un prezzo tutto sommato competitivo, soprattutto se paragonato alle altre monovolume del tempo e dall’affidabilità, allora davvero leggendaria, del marchio Toyota. Si vocifera di esemplari durati oltre 400.000 Km senza il minimo intervento da parte del tecnico delle lavat… ehm meccanico.

Mitsuoka Viewt (Google)
Mitsuoka Viewt (Google)

Un altro esempio nella categoria autovetture brutte è senz’altro il più clamoroso risultato di mix in stile esperimento genetico tra due vetture che non avevano nulla in comune, a partire dall’anno di uscita sul mercato, 1959 l’una e 1993 l’altra, categoria di appartenenza, la prima una prestigiosa berlina e la seconda un robustissima e a suo modo rivoluzionaria utilitaria (la Mk2, perchè la precedente e soprattutto le successive di rivoluzionario avevano la poca professionalità dei designers), nazionalità, una British più che mai e l’altra Giapponese: Jaguar MK II e  Nissan Micra. Il risultato del cocktail, ovviamente ideato e messo in pratica dai giapponesi, si chiama Mitsuoka Viewt: a parte l’apposito corso di lingua per pronunciare il nome, sappiate che è ancora in produzione, e che vanta un nutrito club di appassionati ed orgogliosi proprietari. La versione, in foto, derivata dalla Micra  MK3, del 2002, è quella tragicamente più rappresentativa della sconcertante sproporzione del frontale. L’amore è davvero cieco.

Mitsubishi Colt Czc (Google)
Mitsubishi Colt Czc (Google)

Non può mancare una, per così dire, autovettura sportiva nel novero delle automobili brutte. Il primo posto nella poco onorevole classifica spetta di diritto alla Mitsubishi Colt Czc, un disperato tentativo di rendere cabriolet un’utilitaria disegnata avendo come modello di riferimento il ferro da stiro. Uscita nel 2005, somigliava vagamente al furgone Fiat 242 che aveva mio padre,  che divenne letteralmente cabriolet, per il crollo del tetto a causa dell’incessante corrosione innestatasi dopo oltre un anno di paziente lavoro da parte della salsedine perchè venne parcheggiato a ridosso di una spiaggia, dove il genitore, costruttore edile, stava ristrutturando un palazzo. Dolci ricordi d’infanzia da parte del sottoscritto, che aveva letteralmente il terrore per quel furgone, così come ce l’ho di quest’auto.

Troppi altri esempi ci sarebbero di macchine brutte, ma per evitare un sovraccarico dei server per le foto caricate e le botte da parte sia dei responsabili sia di chi legge gli articoli seri di UV, mi fermo qua. Ma, considerando quante altre sono state tralasciate, non escludo il ritorno, come diceva il compianto Franco Califano in uno dei suoi ultimi pezzi.

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