Le Colonie libere italiane in Svizzera: quegli ideali antifascisti che ci unirono

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Nell’immediato presente in cui il pendolo sociale oscilla tra chi promuove i valori dell’uguaglianza, della tolleranza e chi, invece, vira in tutt’altra direzione, risulta utile scoprire o riscoprire la storia dell’Italia. Una Storia che è anche, soprattutto, di immigrazione.

Non intendo proporvi il solito racconto, anche un po’ stereotipato, dell’immigrato italiano che migra oltreoceano in cerca di fortuna nel continente nuovo. Di queste storie ne hanno già fatto eco centinaia di libri e film.

Ho avuto di recente il piacere di recarmi invece a Lugano, deliziosa cittadina del Canton Ticino, così italiana nonostante il suo essere svizzera.

In quell’occasione ho potuto parlare la mia lingua ed interfacciarmi con “una sorta di Italia all’estero”. Mi è però nata in seguito quella tipica curiosità che sorge quando si supera il confine.

Indagando così la storia della Svizzera e il suo legame con l’Italia, mi sono imbattuta in fatti e situazioni accaduti, meritevoli di essere raccontati.

Questa è la storia delle “Colonie libere italiane in Svizzera”, un importante punto di riferimento per tanti italiani che vi emigrarono dall’Italia.

Le Colonie libere italiane sono delle realtà democratiche e antifasciste nate in risposta al tentativo di Mussolini di esercitare il suo controllo anche sugli italiani all’estero. Il suo potere autocratico si esprimeva nel tentativo di imporre un rappresentante fascista alle associazioni di italiani immigrati. Tutto ciò senza che questa persona fosse effettivamente stata eletta.

La prima Colonia libera nasce nel 1925 a Ginevra. L’idea di un’associazione libera prese forma per merito di alcuni antifascisti italiani, i quali avevano abbandonato l’Italia proprio per il clima tossico di sopraffazione che stava cominciando a prendere forma.





Il tentativo di imporre un console fascista era inoltre corredato da un’effettiva minaccia di Mussolini di tagliare i sussidi statali a chi non avesse aderito a questa condizione imposta dall’alto.

Le Colonie libere nacquero proprio come risposta a questo tentativo di sopraffazione.  Uno spirito nuovo dunque caratterizzava l’associazione, che nulla aveva a che spartire con la colonia per antonomasia.

Quest’ultima è infatti  una struttura biopolitica totalmente opposta alla libera associazione, esemplificazione di un controllo subordinante, geografico ed umano.

Da qui emerge l’importanza di sottolineare il termine “libera” associato alla parola “colonia” che ribalta completamente le prospettive.

Una data importante segna e lega tutte le Colonie libere italiane sorte in Svizzera negli anni che seguirono: 21 Novembre 1943.

In quest’occasione si riunirono tutte a Olten e crearono un organismo federativo, con un vero e proprio statuto che le impegnò a sostenere socialmente e culturalmente la comunità degli italiani in Svizzera.

Le Colonie Libere rivestirono un ruolo importante nel sostenere l’impegno della Resistenza Italiana nella lotta al fascismo. La CLI fece anche da tramite tra il Comitato di Liberazione dell’Alta Italia e gli immigrati o rifugiati in Svizzera.

L’ondata migratoria degli italiani in Svizzera ebbe un incremento nel dopoguerra fino agli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Le Colonie libere diventarono ben presto un punto di riferimento culturale e sociale.

Le CLI si muovevano a favore di una partecipazione democratica alla vita politica degli immigrati in Svizzera. Da sempre forniscono aiuti pratici per migliorare e rendere più agevole l’inserimento degli italiani nel tessuto sociale e burocratico della Svizzera.

Il raggiungimento di una sicurezza e di un benessere sociale fu garantito  dall’impegno culturale che le Colonie libere hanno da sempre messo in atto.

Come emerge dall’audiodocumentario di Olmo Cerri, trasmesso sul canale Rete Due della Radiotelevisione Svizzera, le Colonie libere federate risultano ancora oggi essere ben 116. Alle quali gli iscritti sono 17mila, mentre si contano 63 biblioteche, 14 cineclub, 30 squadre di calcio.

Aldilà dei numeri la produzione e promozione culturale è sempre stata attiva, abbracciando anche la musica, manifestazioni teatrali e coinvolgendo anche l’editoria.

Cultura dunque, ma in senso lato. Le colonie libere si muovono oggi infatti anche in difesa dei diritti delle donne e dell’ambiente, la sensibilizzazione a favore dell’abbattimento delle disparità razziali.

Qual è il ruolo oggi delle Colonie libere italiane in Svizzera?

Sempre nell’audiodocumentario di Olmo Cerri è possibile ascoltare direttamente le voci di persone che hanno partecipato alla vita delle Colonie e che continuano tutt’ora a farne parte.

Emerge sicuramente una presenza dei giovani inferiore. Questo perché oggi, a detta degli intervistati, c’è meno bisogno rispetto al passato delle Colonie libere, in senso pratico.

Risulta invece quanto mai fondamentale la loro presenza simbolica come memoria di una Storia e di valori condivisi.

L’impegno delle Colonie libere continua però anche politicamente, come emerge nella dichiarazione di intenti pubblicata in questo comunicato, che ribadisce la natura degli ideali che sono alla base dell’associazione.

Ideali democratici e di tolleranza verso l’altro che sono stati messi recentemente in crisi da fatti gravissimi come le minacce rivolte alla senatrice Liliana Segre.

In linea con l’attuale risveglio politico, anche la CLI si promette di aderire e sostenere il Movimento delle Sardine, sia idealmente che nella effettiva partecipazione alle manifestazioni che verranno.

Democrazia, antifascismo e tolleranza: questi sono gli ideali e le battaglie sostenute dalle Colonie libere. Una storia condivisa tra Svizzera e Italia che bisogna continuare a raccontare, per non dimenticare.

Claudia Volonterio

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