Un calcio alla provincia: le dieci città più piccole che hanno raggiunto la Serie A

Da Nord a Sud i dieci centri più piccoli che ce l'hanno fatta

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LEONI PER AGNELLI

Nemmeno due settimane fa – sembra passata una vita – ci scagliavamo, chi più chi meno, contro le dichiarazioni borderline del presidente della Juventus Andrea Agnelli.

Definire lo strepitoso percorso dell’Atalanta ‘rimarchevole dal punto di vista sportivo’ (con buona pace di chi, come noi, pensava che di sport stessimo parlando) ma ‘manchevole da un punto di vista del blasone’ (leggasi fatturato) ha fatto giustamente storcere il naso a più di un appassionato.

Se poi tali dichiarazioni arrivano dal primo sponsor del progetto Superlega europea in stile Nba, si fa presto a tirare le somme.

Il resto è storia (breve) e cronaca di questi pazzi giorni in quarantena. Parlare di calcio e di sport in generale ha giustamente perso il sapore dello svago. Si ha quasi l’idea di rincorrere una chimera di normalità, che, anche quando tornerà, non sarà come la ricordavamo.

Eppure in questi giorni al rallentatore, almeno per chi scrive, il dibattito insoluto continua a suscitare un certo fastidioso prurito.

Merito sportivo e blasone societario, chi la spunta?

Una risposta apparentemente scontata, ma già il fatto che se ne discuta è indicatore di come i tempi cambino e con essi gli annessi e i connessi.

Per chi interpreta lo sport come una sfida continua che pone sulla stessa linea di partenza potenti e meno, per chi vede nelle discipline sportive un indispensabile livellatore sociale che ci avvicina un po’ tutti e ci ricorda, pur sempre con tutte le differenze del caso, cosa sia il vivere in società, pubblichiamo, un po’ per nostalgia un po’ per rinfrescarci la memoria, una bella classifica delle dieci città più piccole che hanno raggiunto la Serie A.

Dieci storie di città o più spesso cittadine che ce l’hanno fatta. Dieci realtà minori che ci ricordano che le passioni, al pari di tutte le emozioni, non hanno prezzo.

Un giovane Dino Zoff con la maglia del Mantova
10) MANTOVA

Praticamente la metropoli di questa speciale classifica con i suoi 49mila abitanti, la patria del poeta Virgilio può vantare una lunga tradizione calcistica e una, seppur breve, permanenza nella massima serie. È nel primo dopoguerra, quando il calcio era ancora organizzato su base regionale, che Il Mantova collezionò uno storico terzo posto nell’allora Prima Categoria emiliana, approdando di diritto alle fasi finali su base nazionale. Dopo un periodo di ombre furono gli anni sessanta a restituire la città lombarda alla Serie A. Una formazione figlia di quel “piccolo brasile”, protagonista negli anni cinquanta della risalita dalle serie dilettantistiche all’Olimpo del calcio. In porta un giovane Dino Zoff, che una ventina di anni dopo avrebbe alzato in cielo la coppa più ambita con la Nazionale del 1982.

9) EMPOLI

Non certo una sconosciuta nel panorama calcistico contemporaneo, costantemente a cavallo tra A e B, non ci si dimentichi che Empoli è un comune di appena 48mila abitanti. Un fiore all’occhiello per quanto riguarda la gestione sportiva che con pochi mezzi riesce quasi sempre a capitalizzare il massimo. La prima stagione in A risale all’ ’86-‘87, raggiunta su delibera della giustizia sportiva in seguito all’esclusione del Vicenza per illeciti. Da sottolineare lo storico traguardo della qualificazione in Coppa Uefa conquistato nella stagione 2006-07, con in squadra anche un certo Lele Adani.

8) LECCO

Scomparsa dai radar dei campionati maggiori da diversi decenni, anche Lecco e la sua controparte calcistica hanno vissuto un’età dell’oro. Occorre tornare al secondo dopoguerra, quando l’imprenditore Mario Ceppi, a cui è tutt’ora dedicato l’impianto dove gioca il Lecco, trascinò la piccola realtà dai campi dilettantistici alla Serie A, raggiunta nella stagione 1960-61 e difesa agli spareggi contro Udinese e Bari. Breve, come tutte le favole, la permanenza nella massima categoria, con l’ultima apparizione nella stagione ’66-’67.

7) ASCOLI PICENO

La “Regina delle Marche”, l’Ascoli, fu la prima squadra della regione a raggiungere la Serie A. E lo fece grazie a una scalata memorabile ordita da un gruppo di imprenditori locali che affidarono le redini del club all’eccentrico Costantino Rozzi, figura emergente dell’economia cittadina, mattatore di un periodo di successi culminato con la vittoria della serie cadetta nella stagione 1973-74. In panchina un giovane Carlo Mazzone che riuscì nell’impresa di mantenere la massima categoria da neopromosso.

6) VERCELLI

Quando si nomina la Pro Vercelli si tira in ballo una delle capitali decadute del pallone made in Italy. Tanto per dirne una, nel 1910, l’undici titolare della nazionale italiana in un’amichevole contro il Belgio contava 9/11 provenienti proprio dalle mitiche casacche bianche della Pro. Una squadra in grado di vincere cinque campionati su sei nel periodo dal 1908 al 1914 e capace di conquistare l’ambito titolo per sette volte nel corso della sua storia, l’ultimo nel 1922. Un passato tanto luminoso quanto opaco è stato il periodo fascista, in cui la squadra perse progressivamente il ruolo guida sin lì avuto fino a disputare l’ultima lontana stagione di Serie A nel 1935. Vercelli fu anche il nido dove mosse i primi passi il fenomeno senza tempo Silvio Piola, che nel centro piemontese siglò 51 reti in cinque stagioni.

5) FROSINONE

La storia dei leoni di Ciociaria in Serie A è la più recente di questa classifica. Una conquista avvenuta nel 2015 con la storica promozione sbattuta in faccia agli eterni rivali del Latina, che ci erano andati vicini solo due anni prima. Il primo punto in Serie A il Frosinone lo conquista nella roccaforte della Juventus con un sorprendente 1-1 siglato nel finale dal difensore Blanchard. Sebbene a Stellone e i suoi non riesca il miracolo di mantenere la categoria, i ciociari torneranno in A nella stagione 2018-19, divenendo di fatto la terza squadra del Lazio.

4) TORRE ANNUNZIATA

L’unico piccolo centro a sud di Roma a poter vantare partecipazioni nella massima serie è il Savoia di Torre Annunziata. Il nome è un probabile omaggio alla Casa reale. In massima divisione dal 1920, i torresi vantano un titolo di campioni centro-meridionali nella stagione 1923-24 e il record di prima squadra imbattuta contro una grande del nord, nella finalissima a due contro il Genoa, terminata 3-1 in Liguria e 1 a 1 sul campo del Savoia. Al Savoia anche il merito di aver fornito alla Nazionale maggiore il primo giocatore meridionale, il centrocampista Nicola Cassese.

3) SASSUOLO

La cavalcata verso la Serie A del Sassuolo porta il nome del suo presidente Giorgio Squinzi. Un sodalizio che vede la piccola squadra della provincia modenese scalare le classifiche sino alla vittoria della Serie B nella stagione 2012-13 con in panchina Eusebio Di Francesco e un giovane Domenico Berardi a segnare i primi gol pesanti. Una crescita graduale, quella del club emiliano, riuscito a conquistare i gironi di Europa League nel 2016.

Giocatore del Casale dello scudetto
2) CASALE MONFERRATO

Maglia completamente nera con una stella bianca sul cuore. Così i ragazzi del Casale scesero per la prima volta in campo nel 1909 decisi a scalzare i blasonati rivali della Pro Vercelli dal podio di migliore squadra piemontese. La prima partecipazione alla massima divisione risale alla stagione 1911-12 e solo due anni dopo arriverà il titolo di campione di Italia dopo una straordinaria cavalcata conclusasi con la doppia vittoria nella finalissima ai danni della Lazio (7-1; 2-0). Al Casale anche il prestigioso record di essere stata la prima squadra italiana ad aver battuto un club professionistico inglese quando, nel 1913, il Reading disputò un tour di amichevoli in Italia, battendo tutte le squadre incontrate, tra cui la Nazionale maggiore, eccetto il Casale che si impose per 2-1.

1) NOVI LIGURE

Non solo la cittadina più piccola ad aver mai raggiunto la Serie A, ma anche la più piccola ad averla vinta. La storia della Novese si iscrive di diritto tra le pagine più entusiasmanti del calcio italiano. Raggiunta la massima categoria nel 1921, la Novese fu a capo del gruppo degli oppositori del progetto Pozzo, che mirava a ridurre a 24 il numero delle squadre dell’allora Prima Divisione, relegando le restanti nella categoria inferiore. Uno scontro che diventò insanabile, quando i firmatari del progetto si scissero dalla FIGC fondando un’altra federazione. Ciò favorì sicuramente la stagione della Novese nel campionato “senza big” organizzato dalla FIGC e la compagine di Novi Ligure riuscì addirittura nell’impresa di laurearsi campione di Italia da neopromossa dopo lo spareggio della finale vinto per 1-0 a Cremona ai danni della Sampierdarenese. La stagione successiva, quando la FIGC tornò ad inglobare anche i maggiori club, la Novese ottenne una precaria salvezza, che divenne retrocessione la stagione successiva.

 

Alessandro Leproux

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