Le donne cacciatrici della preistoria: un’altra mazzata ai pregiudizi

Al pregiudizio che alcuni mestieri non sarebbero adatti alle donne di solito si risponde che non siamo ai tempi delle caverne.
In altre parole si concede che il maschio sarà pure il cacciatore per eccellenza, vista la innegabile maggiore forza fisica (si parla sempre di media, da praticante di sport e fitness seguo sui social molte donne più in forma e forse persino più forti di me),  ma che oggi non ci si guadagna da vivere con la forza fisica.
Ora però arriva notizia dall’Università della California-Davis che anche quello del cacciatore “naturalmente” di sesso maschile è uno stereotipo.
Non c’è dubbio che nelle società antiche la caccia fosse un mestiere riservato agli uomini, ma la ricerca pubblicata su Science Advances dimostra che non è sempre stato così, che proprio nei tempi più antichi le donne cacciatrici erano comuni, quindi questa specializzazione per genere è qualcosa affermatosi in seguito e in quanto tale non c’è niente di dettato dalla natura.



Tutto inizia nel 2018 quando sulle Ande in un sito archeologico ad alta altitudine chiamato Wilamaya Patjxa vengono trovati dei resti umani, nella sepoltura c’erano attrezzi per la caccia di grandi prede, Osservando le ossa James Watson un osteologista dell’Università dell’Arizona le identificò come probabilmente appartenenti a una donna, l’ipotesi fu poi confermata tramite un’analisi di una proteina nei denti da Tammy Buonasera  dell’Università della California-Davis.
Come si sa anticamente si seppellivano le persone con gli oggetti che avevano utilizzato in vita, quindi abbiamo trovato una cacciatrice che cacciava grandi prede in una sepoltura di 9000 anni fa.
Ma, direte voi, una rondine non fa primavera, una singola sepoltura non può supportare una tesi, quella sepoltura poteva essere anomala per qualche motivo, ma anche se la donna delle Ande davvero avesse cacciato grandi prede insieme agli uomini potrebbe trattarsi di un caso più unico che raro.
Quindi i ricercatori si sono messi a controllare tutti i ritrovamenti di cui potevano trovare dati relativi a sepolture del Pleistocene e del primo Olocene disseminate tra nord e sud America. Un totale di 429 individui disseminati in 107 siti, di questi grazie agli oggetti nelle sepolture 27 sono stati identificati come legati alla caccia di grandi prede, di questi 15 sono stati identificati come uomini e 11 come donne, una bella percentuale sufficiente a concludere che le donne cacciatrici di grande selvaggina non fossero una rarità.
Questo ora pone un interessante nuovo quesito agli archeologi, cercare di capire quand’è che è arrivata la specializzazione per genere.

Roberto Todini

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