Le elezioni in Nuova Zelanda ci regalano il parlamento più Queer di sempre

I risultati elettorali del 17 ottobre sono un primato storico, una ventata di colore e la vittoria di una politica più verosimile che mai.

Le elezioni in Nuova Zelanda, dopo 3 anni di legislazione, riconfermano la leadership del partito laburista guidato da Jacinda Ardern.  Con ben 64 seggi su 120 la Arden potrebbe anche governare da sola; per ottenere la maggioranza del parlamento neozelandese ne basterebbero soltanto 61. Una maggioranza assoluta rinforzata grazie all’alleanza con James Shaw e Marama Davidson, co-leader del partito ambientalista dei Verdi.

Il primato storico di questi exit poll riguarda però le percentuali di rappresentanza espresse dai 64 seggi laburisti. La maggioranza dei deputati eletti è nata tra il 1982 e il 1996, giovani e Millennials in poche parole. Il 55% dei seggi è occupata da donne, la percentuale più grande mai eletta. Inoltre circa il 10% degli eletti si dichiara apertamente membro della comunità LGBTQ+, superando quella del 7% nel Regno Unito e diventando la maggiore rappresentanza arcobaleno al mondo. E come se non bastasse, tra i deputati oltre a 16 maori non mancano rappresentanti di diverse etnie, come il rifugiato eritreo Ibrahim Omer e la srilankese Vanushi Walters.




Un governo che finalmente sembra il riflesso della propria società, senza imposizioni.

Il Parlamento neozelandese non prevede quote di rappresentanza riservate alle minoranze, ma sono i partiti a scegliere liberamente come comporre le proprie liste. Proprio nel 2013 il partito laburista ha modificato il proprio regolamento interno per garantire che almeno la metà dei candidati sia donna.

Una vittoria schiacciante preannunciata anche dai sondaggi; mentre gli scrutini finali erano ancora in corso, la leader del National Party Judith Collins si era già complimentata con la rivale per il risultato eccezionale. Tra i vari auguri istituzionali colpiscono quelli arrivati dai canali ufficiali del Dalai Lama. Vere e proprie congratulazioni per per la compassione, la calma e il rispetto dimostrate da Jacinda Ardern in tempi così difficili.

Let’s keep moving!

Il motto di Ardern durante la campagna è stato “Let’s keep moving”, un invito a continuare a muoversi nella direzione già intrapresa. Un invito in perfetto accordo con la politica progressista e di cambiamento portata avanti negli ultimi 3 anni. E i risultati riconfermano la popolarità del primo ministro e la volontà popolare di portare avanti nuove riforme.

Una proposta politica innovativa che spinge verso un agire più concreto e vicino al reale. Infatti contestualmente alle elezioni, in Nuova Zelanda la popolazione ha dovuto esprimersi con due referendum: sia sulla legalizzazione della cannabis che sull’eutanasia o End of Life Choiche Act 2019,  i cui esiti si sapranno il 30 ottobre.

Ulteriori proposte progressiste che vanno ad aggiungersi a quelle già messe in atto.

Proprio nel marzo 2019 la Ardern, in seguito alla strage di Christchurch varò una proposta di legge per la messa al bando delle armi d’assalto e semi automatiche, pianificando un programma di buyback per quelle in circolazione da parte dello stato.

A distanza di 2 mesi il primo ministro propose una vera e propria finanziaria del benessere con investimenti dal valore di circa 2 miliardi di euro per contrastare e curare disturbi psicologici come ansia e depressione e non solo. I fondi sono stati infatti distribuiti tra diversi settori con l’obiettivo di aumentare il benessere generale della popolazione. Un welfare che prende in considerazione una definizione diversa di cittadino, non più semplice soggetto economico ed elettore ma come essere umano nella sua totalità.

Volontà politiche che sono state messe nero su bianco e che probabilmente è difficile prendere a modello tenuto conto del volume ridotto della popolazione e del diverso assetto governativo. Stiamo parlando di una monarchia parlamentare di 4.933.562 abitanti e col più alto tasso di pecore pro capite (5,6). I risultati di queste elezioni in Nuova Zelanda sono la dimostrazione che esistono strade diverse da quelle solite, che a dirla tutta sembrano semplici variazioni sullo stessa tema. Ma soprattutto che queste strade vincono.

Valeria Zoppo

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