Il decimo rapporto “Le Equilibriste”, realizzato da Save the Children in collaborazione con l’Istat, disegna un quadro impietoso delle condizioni lavorative delle donne italiane, soprattutto di quelle che diventano madri. A fronte di un tasso occupazionale del 68,9% tra le donne senza figli, la percentuale cala drasticamente al 62,3% tra le madri. In netto contrasto, gli uomini con figli risultano ancora più presenti nel mercato del lavoro rispetto a quelli senza. Un dato che mette in luce come la maternità continui a rappresentare un ostacolo lavorativo esclusivamente femminile.
Il costo della maternità: la child penalty
Il decimo rapporto de “Le Equilibriste” di Save the Children evidenzia un fenomeno noto come child penalty, ovvero la penalizzazione lavorativa per chi diventa genitore, colpisce in modo sproporzionato le donne. Se tra gli uomini il tasso di occupazione cresce con la paternità – 91,5% tra i padri contro il 77,8% tra chi non ha figli -, l’effetto è opposto per le madri.
Una donna su cinque lascia il lavoro dopo la nascita di un figlio; una su tre se il bambino è affetto da disabilità. Il motivo principale? La carenza di servizi per l’infanzia e la scarsa condivisione dei compiti familiari. Forti anche le disparità geografiche: al Nord lavora il 74,2% delle madri con figli piccoli, mentre al Sud si scende al 44,3%.
Un Paese in crisi demografica
Nel 2024 l’Italia ha registrato un nuovo minimo storico di nascite: solo 370.000 nuovi nati, con un calo del 2,6% rispetto all’anno precedente. L’età media al parto è salita a 32,6 anni e il tasso di fecondità totale è sceso a 1,18 figli per donna. Le regioni del Sud e le Isole sono le più colpite da questo crollo, con cali superiori al 4%. In questo contesto, il ruolo delle madri-single diventa ancora più critico, poiché a loro mancano spesso reti di supporto e risorse economiche adeguate.
Le madri-single: l’equilibrismo degli equilibrismi
Tra tutte le madri, quelle che affrontano il percorso più arduo sono le madri-single. I nuclei monogenitoriali sono aumentati del 44% nell’ultimo decennio, passando da 2,65 milioni nel 2011 a oltre 3,8 milioni nel 2021. Di questi, ben il 77% è composto da donne sole con figli.
Si tratta di famiglie che presentano un’elevata vulnerabilità economica: il 32,1% di loro è a rischio povertà, una percentuale di gran lunga superiore alla media nazionale del 23,1%. L’assenza di un secondo reddito e l’insufficienza dei servizi pubblici rendono la loro quotidianità un esercizio continuo di resistenza.
Geografia della maternità: dove si sta meglio (e peggio)
Il rapporto include anche l’Indice delle Madri, una classifica delle Regioni italiane che misura la qualità della vita per le madri. In testa si conferma la provincia autonoma di Bolzano, seguita da Emilia-Romagna e Toscana. All’opposto, in fondo alla graduatoria si trovano Basilicata, Campania, Puglia e Calabria.
Spiccano alcune variazioni: l’Umbria sale di cinque posizioni raggiungendo il quarto posto, mentre la Valle d’Aosta precipita dalla quinta alla sedicesima posizione, penalizzata dall’aumento della mortalità infantile. Un dato che, pur influenzato dalla bassa natalità locale, solleva interrogativi sulla qualità dei servizi.
Partecipazione femminile e gender gap: l’Italia arranca
A livello internazionale, la situazione italiana che dipinge Save the Children è ancora più preoccupante. Il nostro Paese si colloca al 96° posto su 146 per partecipazione femminile al mondo del lavoro. Non va meglio sul fronte del divario retributivo: l’Italia è al 95° posto.
Più di una donna su quattro (26,6%) guadagna poco, contro un uomo su sei (16,8%). Questo gap si amplia ulteriormente quando una donna diventa madre, confermando la maternità come una delle principali cause di disuguaglianza economica tra i generi.
Il rapporto “Le Equilibriste” non si limita alla denuncia, ma propone anche simulazioni su come ridurre la child penalty. Un primo scenario prevede una riduzione del 30% dei costi sostenuti dalle famiglie per i servizi per l’infanzia: il divario occupazionale tra madri e padri scenderebbe dal 33% al 27,6%.
Una riduzione del 90% dei costi porterebbe il gap al 16,8%. Sono dati che dimostrano l’efficacia potenziale di politiche mirate, come l’aumento degli asili nido e l’accesso agevolato ai servizi di cura, nel promuovere l’equità di genere nel mercato del lavoro.
Un bilancio decennale tra luci e ombre
A dieci anni dalla sua prima pubblicazione, il dossier “Le Equilibriste” di Save the Children continua a essere una lente preziosa sulla maternità in Italia. Ogni edizione ha raccontato l’instancabile lotta delle donne per conciliare lavoro e famiglia, in un Paese che ancora fatica a garantire pari opportunità.
L’ultima edizione, diffusa in occasione della Festa della Mamma, ci ricorda che il cammino è lungo e tortuoso, e che molte madri, soprattutto se sole, affrontano quotidianamente ostacoli che richiedono ben più di un semplice “equilibrio”.
















