Le fabbriche del terrore. Insicurezze e disagi nelle industrie siciliane

Fonte: Wikipedia.org
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Salvatore Pizzolo, 37 anni e Michele Assente , 33 anni, sono morti lo scorso 9 settembre a causa di un’asfissia per inalazione improvvisa di vapori di idrocarburi mentre stavano effettuando la manutenzione di un pozzetto della rete fognaria nell’impianto di etilene della Versalis, azienda del gruppo Eni situata a Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa. A distanza di 24 ore, la storia si ripete: a perdere la vita, stavolta, è Vincenzo Guercio dipendente dell’impresa Coemi, sempre nel siracusano.

Fonte: Wikipedia.org

Chiedersi se questi incidenti siano frutto di un tragico destino o se le fabbriche, in Sicilia, siano diventate generatrici di sfruttamento e di insicurezza, sembra più che lecito.

Ma cosa conosciamo, esattamente, dello sviluppo industriale siciliano?

Le origini delle industrie “pesanti” risalgono agli anni Cinquanta. In questo periodo si avvia un repentino insediamento di importanti rami di aziende petrolchimiche ed energetiche che si radicano nel territorio saltando tutte le fasi iniziali di sviluppo imprenditoriale (come l’insediamento delle infrastrutture, formazione di un personale qualificato, realizzazione di strutture abitative e servizi).

I grandi agglomerati progettati per risanare l’economia dell’isola vengono collocati nelle principali coste del “giardino del Mediterraneo”, in particolare, si trovano nella zona di Agusta-Priolo-Melilli, Milazzo, Gela, Termini Imerese, Ragusa, Modica, e Pantano d’Arci (Catania).

Purtroppo il prezzo da pagare per garantire un passaggio da un’economia esclusivamente basata su un’agricoltura povera e sull’artigianato a una moderna e tecnologica produzione è davvero alto. L’incremento del tasso di inquinamento ed erosione dell’ambiente, la crescita di quartieri disordinati nei pressi delle fabbriche, ma soprattutto l’aumento delle morti non solo causate da gravi malattie all’apparato respiratorio, ma anche da una mancanza di sicurezza sono piaghe sanguinose che la nostra isola, a stento, prova a rimarginare.

Quali sarebbero (ammesso che ci siano) gli aspetti positivi da sottolineare?

Beh, considerando che in Sicilia vi è un’importante mancanza di infrastrutture e di reti terziarie di supporto, e che l’economia dell’isola non è molto florida, ci resta ben poco.

Una citazione “gattopardesca”, a questo punto, mi sorge spontanea : “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi.”

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