le nuove tecnologie aprono le porte a nuove professioni: il data scientist

data scientist
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Qualcuno l’ha definita “la professione più sexy del futuro”, generalizzando e ironizzando sull’importanza e sulla crescente affermazione di questa figura lavorativa. L’avvento delle nuove tecnologie e l’affermarsi del web e dei social media hanno sicuramente eliminato alcune professione ma ne hanno create molte altre. Figure professionali per le quali, in Italia, non esistono ancora università formative, al di fuori di qualche master specialistico, ma che il mercato del lavoro richiede sempre più.

Chi è il data scientist? Letteralmente si identifica come lo scienziato dei dati ma le sue competenze sono molteplici così come i suoi compiti. Lavora principalmente con i “big data”, si occupa quindi di analizzare l’enorme flusso di dati che fluisce attraverso il web al fine di elaborare strategie di marketing vincenti per aziende, spesso si tratta di aziende medio/grandi o multinazionali. Attraverso i “Big data” si possono veramente stabilire i gusti specifici del cliente, analizzare le vendite in maniera precisa e attenta ed indirizzare le future campagne di marketing in tal senso. Si tratta quindi di una figura professionale che deve assolutamente possedere diverse competenze: conoscenze informatiche e di programmazione, competenze statistiche ed infine marketing e comunicazione.

Si inquadra quindi in quell’insieme di nuove professioni multitasking che stanno nascendo e che nasceranno ancora in futuro. Professioni per le quali ancora non esiste una formazione ben definita ma i cui ingredienti principali sono passione, ambizione, coraggio e soprattutto continui e costanti aggiornamenti professionali. Perché quindi è necessario che in un team manager di una grande azienda ci sia un data scientist? Perché i modelli di business delle aziende cambiano e si evolvono quasi giornalmente, è importante tenere in costante analisi gli aggiornamenti che derivano dal web per poter aumentare produttività e profitti.

Un’indagine McKinsey rileva che, negli Usa, mancano tra i 140 e i 190mila data scientist, ciò testimonia quali prospettive possa avere la professione. Sarà una delle figure lavorative, inquadrate nell’ambito manageriale, più ricercata in futuro. In Italia purtroppo si stenta sempre ad ingranare la giusta marcia ma esistono già delle università che preparano e formano figure lavorative in questo ambito. Alla LUISS esiste un master di formazione in Big Data Analytics così come sono già partiti i master formativi all’università di Pisa e all’Alma Master a Bologna. Per approfondire poi gli studi bisogna necessariamente recarsi all’estero.

Carmelita Falcone

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