Le ragazze di Playboy dopo decenni: quando la sensualità abbraccia l’autoironia

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Era il 1953 quando l’editore Hugh Hefner diede alle stampe il primo numero della rivista Playboy. La prima delle innumerevoli copertine che per anni hanno fatto sgranare gli occhi di ragazzi e di uomini, divenuti bravi anche con i piccoli furti in edicola pur di portarsi a casa quell’icona di bellezza, quell’ispirazione di fantasie e di voglia di crescere. Era il 1953 e la donna in copertina era Marylin Monroe. Un bell’inizio, non c’è che dire.

Personalmente, rifiuto l’idea della Donna messa lì, su una copertina, servita come fosse un oggetto e chi ha letto qualche mio pezzo, chi ha conosciuto il mio punto di vista su questo argomento, si starà chiedendo perché oggi scrivo delle Donne di Playboy. Lo faccio perché quelle stesse Donne sono tornate a posare davanti ad un obbiettivo: dopo anni, decenni da quegli scatti, che le hanno rese corpi statuari, bocche desiderate, forme e misure scrutate con l’attenzione pari a quella di un biologo al microscopio, quelle stesse Donne hanno accettato la proposta del fotografo Nadav Kander e sono apparse su New York Magazine. Volti sorridenti, Corpi che hanno conservato sensualità e sinuosità, sguardi che esprimono entusiasmo e voglia di azzardare: probabilmente perché lo sanno che la bellezza e il fascino non hanno età. E soprattutto, sanno che è sempre tempo di divertirsi e di riderci un po’ su! Ché il fascino è anche in quella capacità di concedersi ad una sana autoironia, ammortizzata da una autostima che ha resistito agli anni, molto più e molto meglio di come sono riuscite a fare le copertine di Playboy.

Sfogliando quelle foto, osservandole, vien da pensare che le Donne ritratte non hanno nulla da invidiare alle ragazze di quei tempi: lineamenti e forme, gambe e braccia, sguardi e posture, farebbero girare la testa anche oggi, anche a distanza di anni. Anzi, credo che il tempo trascorso abbia accentuato l’eleganza e l’armonia del loro Corpo e che ne abbia perfezionato la capacità di esprimersi, e non solo di mostrarsi.

Sì. Forse è questa la differenza tra le copertine di Playboy e le foto di Nadav Kander: il Corpo delle Donne ritratte è diventato un linguaggio, un modo di esprimere se stesse e forse anche quello di rivendicare il silenzio di quelle prime pagine della Rivista che le ha rese famose. La sicurezza e  la consapevolezza che le Donne lasciano trasparire, affascinano anche me perché sono segno di un’autostima che il tempo ha solo rafforzato e reso indipendente da giudizi e commenti da parte di testosteroni in delirio: non sono solo Corpi, sono anche sorrisi e occhi che si portano dietro tutta una storia, di cui forse Playboy non ha mai raccontato.

E sono Donne che anche in quegli anni, tra uno scatto e l’altro, tra una copertina e l’altra, avevano da dire, da fare, da sognare e da realizzare. E sono Donne perché a renderle tali è la loro femminilità senza tempo e senza timori. E sono Donne perché la posa per lo scatto, oggi, è libera: di una libertà vera e lontana da vendite e percentuali e recensioni.

E sono bellissime. Sono sensuali. Sono eleganti. Sono generose: generose nel mostrare come il tempo le abbia cambiate. Perché le stagioni che si susseguono e gli anni che si rincorrono, inevitabilmente, apportano mutamenti sul Corpo e sulla Persona nella sua totalità: il segreto non è fermare il corso della storia né camuffarne gli effetti. Il segreto, che più che essere un segreto deve diventare una lezione, è nel fare tesoro di ogni giorno, di ogni periodo, di ogni passo e di ogni cambiamento: quali segni che si è vissuto, corso, lavorato, sudato, amato, sofferto, desiderato, stretto, pianto e lottato.

Quali segni di una vita che è bellezza, che è fascino, che è eleganza. E che continua ad esserlo. Per sempre. 

 

Deborah Biasco

 

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