La storia delle ragazze fantasma, che “brillavano” a causa del radio

Quella delle ragazze fantasma ha tutte le caratteristiche per essere una storia dell’orrore. Ci sono persone che si illuminano al buio, scienziati pazzi, fabbriche di orologi, l’esercito americano e un numero di vittime elevato. Purtroppo, però, non è il risultato della penna creativa di uno scrittore un po’ dark, ma uno dei capitoli più cupi della storia del capitalismo americano.

Le ragazze fantasma, altrimenti dette ragazze del radio, erano delle operaie, avvelenate con la vernice luminescente con cui dipingevano i quadranti degli orologi, prodotti dalla United States Radium Corporation. L’azienda, fondata nel 1917 dai dottori Sabin Arnold von Sochocky e George S. Willis, si occupava principalmente di estrarre e purificare il radio dalla carnotite, così da poter ricavare una pittura che si illuminasse al buio.

Orologio al radio
Orologio al radio, foto di Arma95 (da Wikipedia)




Quando scoppiò la guerra, la US Radium Corporation iniziò a collaborare con l’esercito americano: produceva degli orologi militari, perfettamente visibili anche di notte. La richiesta divenne elevata e i danni per la salute furono irreparabili.

La storia del radio

Il radio è un elemento chimico radioattivo. Il suo nome deriva dal latino “radius”, cioè “raggio”, proprio perché al buio ha la capacità di diventare fluorescente. Fu scoperto nel 1898 dagli scienziati Pierre e Marie Curie, e dopo quattro anni, attraverso l’elettrolisi, fu possibile isolarlo. Fin da subito furono notate le sue qualità e controindicazioni: indubbiamente il radio aveva la capacità di emanare luce e calore, ma poteva anche provocare delle forti ustioni.

Pierre Curie dichiarò di non poter “sopportare il pensiero di condividere una stanza con nemmeno un kg di radio”, perché aveva paura che lo avrebbe “accecato” o avrebbe “bruciato” la sua pelle.

Ma nessuno dette retta a queste affermazioni e ben presto divenne uno dei prodotti più usati a livello industriale. L’inventore e aviatore americano William J. Hammer, assistente di Edison, portò negli Stati Uniti alcuni cristalli di sale di radio, fornitigli direttamente dai coniugi Curie. All’epoca era diffusa una strana concezione, secondo cui tutto ciò che era tossico, se assunto in piccole quantità, non faceva male. Anzi era addirittura benefico. In passato infatti, prima dell’avvento degli antibiotici, l’arsenico veniva usato come “medicinale” per alcune malattie, come la malaria e la sifilide. La stessa sorte toccò al radio, introdotto anche nella cura contro i tumori, ma con esiti del tutto diversi.

Il radio, appena assunto, rendeva pelle, denti e capelli lucenti e rinvigoriva il fisico, aumentando la produzione di globuli rossi. Per questo in America fu inserito in prodotti cosmetici, alimentari, nelle sigarette. Ovunque. In Italia la “novità” prese meno piede, e col senno di poi aggiungeremmo “meno male”.

La vernice Undark e le ragazze fantasma

Sfruttando le capacità del radio di “illuminarsi” al buio, l’elemento fu aggiunto a colla e solfuro di zinco per inventare una vernice “portentosa”. La nuova incredibile invenzione fu applicata alla produzione di orologi, che diventarono da questo momento ben visibili con tutte le condizioni di luce.

Qui entrano in gioco le ragazze fantasma. Le fabbriche assunsero delle giovanissime lavoratrici minorenni che si sarebbero occupate di dipingere i quadranti: la loro paga era molto più alta rispetto a quella delle altre operaie (0,276 dollari odierni per ogni pezzo), e la fatica era decisamente inferiore. La prima fabbrica a usare la vernice al radio, la US Radium Corporation, assunse circa 70 ragazze fantasma. Ma in tutto si stima che circa 4mila persone furono impiegate in questa attività tra Stati Uniti e Canada.




Le ragazze fantasma a lavoro
Le ragazze fantasma a lavoro (fonte Wikipedia)

 

Coprire con la vernice le piccolissime lancette richiedeva grande cura e precisione. Le ragazze per non provocare “sbavature” dovevano di tanto in tanto inumidire il pennello di peli di cammello con la saliva, per ricreare la “punta”.

Con questo gesto, le labbra delle ragazze fantasma diventavano luminescenti. Così per divertimento coloravano anche le loro unghie o i loro denti. Non potevano conoscere gli effetti che queste azioni avrebbero avuto sul loro corpo in poco tempo, ma i dirigenti dell’azienda ne erano consapevoli. Loro, quando si esponevano al radio, usavano indumenti in piombo, pinze e lastre per schermare gli occhi, le ragazze fantasma abiti in cotone o lana. Erano cavie da macello.

Gli effetti del lavoro sulle ragazze fantasma e il processo

In meno di cinque anni le prime operaie iniziarono ad accusare i primi sintomi: caduta di denti, gonfiori della mandibola. Flora Grazia Fryer era una ragazza fantasma. La ossa della sua bocca si sgretolarono lentamente. Il radio, oltre a illuminarsi ed emanare calore, penetra nel tessuto osseo, deteriorando le cellule.

Dopo aver accertato che la causa del suo malessere fosse la scorretta esposizione al radio, Flora Grazia Fryer decise per prima di citare in giudizio il suo datore di lavoro, seguita da Quinta e Albina Maggie, Katherine Schaub ed Edna Hussman. Loro cinque sono le “ragazze del radio” per eccellenza.

Ci misero due anni a trovare un legale che volesse mettersi contro il colosso industriale, ma alla fine il processo partì e fu vinto dalle ragazze fantasma, che non poterono, però, godersi il risarcimento, perché uccise dalla loro stessa “luce”.




Nonostante tutto il lieto fine…

Non tutto andò perduto dopo la morte delle ragazze fantasma. Il processo ebbe un’enorme eco mediatica e da quel momento furono aperti molti contenziosi con le aziende che lavoravano il radio. Milioni di vite furono salvate. La vernice al radio fu messa definitivamente al bando nel 1968 e sostituita con quella al trizio.

La storia delle ragazze fantasma fece da apripista alla creazione della fattispecie della “malattia professionale” nel diritto del lavoro. Da quel momento gli standard di sicurezza nelle aziende divennero più alti, permettendo così a un qualsiasi operaio di “portare il pane a casa”, senza perdere la “mandibola” o ancora peggio la vita.

Marina Lanzone 

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